Il contributo analizza la ricezione del saggio sulla riproducibilità di Walter Benjamin da parte della critica cinematografica francese, con particolare riferimento alla teorica di André Bazin. Partendo dalla ricollocazione del saggio nel contesto che fa da cornice alla sua stesura - il periodo dell'esilio parigino di Benjamin, negli anni del Fronte Popolare - si procede ad argomentare la tesi che il saggio intendesse porsi come contributo programmatico all'elaborazione una politica culturale antifascista, rivolgendosi in particolare agli intellettuali francesi. Com'è noto, infatti, la prima pubblicazione del saggio avvenne in francese, sulla rivista dell'Istituto per la ricerca sociale diretta da Max Horkheimer, allora edita a Parigi, ponendo gli intellettuali francesi nella singolare posizione di poter leggere questo testo di importanza decisiva per il pensiero del Novecento in anticipo di circa vent'anni sul resto del mondo. Tracce della sua ricezione sono già presenti in un saggio sul cinema di André Malraux del 1940, ma è soprattutto nell'opera critica di André Bazin che le tesi di Benjamin sulla riproducibilità trovano uno sviluppo particolarmente fertile e originale. Anche se questo debito non viene mai esplicitato nelle pagine del critico francese, il dialogo con Benjamin nutre sotterraneamente l'intera elaborazione che Bazin svolge intorno al cinema come dispositivo di riproduzione. Non si tratta tuttavia di una semplice ripresa, giacché l'obiettivo di Bazin è la confutazione dell'idea benjaminiana che le opere del cinema siano necessariamente sprovviste di aura, ovvero del valore di singolarità che caratterizza le opere d'arte. Al tempo stesso, nel compiere questa mossa teorica, Bazin accoglie una delle principali intuizioni di Benjamin, ovvero il fatto che nel film la distruzione d'aura si realizzi ad opera del montaggio. Di qui la sua celebre argomentazione in favore di una nuova pratica della ripresa in continuità basata sull'uso del piano-sequenza, l'unico procedimento che, restituendo l'evento nella sua integrità spazio-temporale, è in grado di catturarlo nella sua singolarità e dunque di fornire una testimonianza certa della sua autenticità.

Benjamin/Bazin: dall’aura dell’immagine all’aura dell’evento

DALL'ASTA, MONICA
2007

Abstract

Il contributo analizza la ricezione del saggio sulla riproducibilità di Walter Benjamin da parte della critica cinematografica francese, con particolare riferimento alla teorica di André Bazin. Partendo dalla ricollocazione del saggio nel contesto che fa da cornice alla sua stesura - il periodo dell'esilio parigino di Benjamin, negli anni del Fronte Popolare - si procede ad argomentare la tesi che il saggio intendesse porsi come contributo programmatico all'elaborazione una politica culturale antifascista, rivolgendosi in particolare agli intellettuali francesi. Com'è noto, infatti, la prima pubblicazione del saggio avvenne in francese, sulla rivista dell'Istituto per la ricerca sociale diretta da Max Horkheimer, allora edita a Parigi, ponendo gli intellettuali francesi nella singolare posizione di poter leggere questo testo di importanza decisiva per il pensiero del Novecento in anticipo di circa vent'anni sul resto del mondo. Tracce della sua ricezione sono già presenti in un saggio sul cinema di André Malraux del 1940, ma è soprattutto nell'opera critica di André Bazin che le tesi di Benjamin sulla riproducibilità trovano uno sviluppo particolarmente fertile e originale. Anche se questo debito non viene mai esplicitato nelle pagine del critico francese, il dialogo con Benjamin nutre sotterraneamente l'intera elaborazione che Bazin svolge intorno al cinema come dispositivo di riproduzione. Non si tratta tuttavia di una semplice ripresa, giacché l'obiettivo di Bazin è la confutazione dell'idea benjaminiana che le opere del cinema siano necessariamente sprovviste di aura, ovvero del valore di singolarità che caratterizza le opere d'arte. Al tempo stesso, nel compiere questa mossa teorica, Bazin accoglie una delle principali intuizioni di Benjamin, ovvero il fatto che nel film la distruzione d'aura si realizzi ad opera del montaggio. Di qui la sua celebre argomentazione in favore di una nuova pratica della ripresa in continuità basata sull'uso del piano-sequenza, l'unico procedimento che, restituendo l'evento nella sua integrità spazio-temporale, è in grado di catturarlo nella sua singolarità e dunque di fornire una testimonianza certa della sua autenticità.
Benjamin, il cinema e i media
187
231
Dall'Asta M.
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