Nel suo articolo What Is Text Analysis Really? Geoffrey Rockwell (Rockwell 2003) ricorda lo storico dibattito, avvenuto nel 1999, fra due dei più celebri esponenti delle digital humanities a livello internazionale: Allen Renear e Jerome McGann. Dibattito che, partendo dal concetto di analisi, affronta il più ampio tema della teoria della testualità, anche in ambiente digitale. Da tale dibattito emergono due posizioni diverse, che esplorano il concetto di testo da prospettive altrettanto difformi, ma che riassumono le potenzialità dell’analisi assistita dal calcolatore come esito dell’assunzione di un punto di vista; questo significa che stabilire cosa sia un testo è un’operazione di definizione di un modello ideale del concetto di testo e delle sue componenti computabili e che la conseguente analisi richiede necessariamente l’intervento del lettore/interprete. L’ambivalenza semantica del sistema testo, che emerge da questo dibattito, è quindi facilmente riassumibile in un asserto bipartito: da un lato si pensa ad interpretare il testo come sequenza di caratteri ordinata e gerarchicamente rappresentabile nelle sue componenti logiche riconoscibili e formalizzabili (Renear), dall’altro si vuole analizzare il testo come “performance”, come prodotto della lettura da parte dell’interprete e quindi esito della concettualizzazione del sistema testo determinato dal background culturale del lettore (McGann). Si tratta di due posizioni che costringono, in ogni caso, a chiarire quali risposte il testo elettronico è potenzialmente in grado di fornire: è innegabile che la conoscenza del lettore determini le capacità di ricezione del significato del testo; ed è altrettanto innegabile che il testo è una sequenza di componenti logiche identificabili, che si riflettono nei diversi livelli dell’analisi (morfologica, lessicale, sintattica e semantica). Il punto è capire come la conoscenza implicita del lettore sia formalizzabile, vale a dire come renderla computabile, e dall’altro assumere che il testo è una sequenza di caratteri analizzabili, a diversi livelli, in forma automatica.

Analisi del testo letterario e nuove tecnologie

TOMASI, FRANCESCA
2015

Abstract

Nel suo articolo What Is Text Analysis Really? Geoffrey Rockwell (Rockwell 2003) ricorda lo storico dibattito, avvenuto nel 1999, fra due dei più celebri esponenti delle digital humanities a livello internazionale: Allen Renear e Jerome McGann. Dibattito che, partendo dal concetto di analisi, affronta il più ampio tema della teoria della testualità, anche in ambiente digitale. Da tale dibattito emergono due posizioni diverse, che esplorano il concetto di testo da prospettive altrettanto difformi, ma che riassumono le potenzialità dell’analisi assistita dal calcolatore come esito dell’assunzione di un punto di vista; questo significa che stabilire cosa sia un testo è un’operazione di definizione di un modello ideale del concetto di testo e delle sue componenti computabili e che la conseguente analisi richiede necessariamente l’intervento del lettore/interprete. L’ambivalenza semantica del sistema testo, che emerge da questo dibattito, è quindi facilmente riassumibile in un asserto bipartito: da un lato si pensa ad interpretare il testo come sequenza di caratteri ordinata e gerarchicamente rappresentabile nelle sue componenti logiche riconoscibili e formalizzabili (Renear), dall’altro si vuole analizzare il testo come “performance”, come prodotto della lettura da parte dell’interprete e quindi esito della concettualizzazione del sistema testo determinato dal background culturale del lettore (McGann). Si tratta di due posizioni che costringono, in ogni caso, a chiarire quali risposte il testo elettronico è potenzialmente in grado di fornire: è innegabile che la conoscenza del lettore determini le capacità di ricezione del significato del testo; ed è altrettanto innegabile che il testo è una sequenza di componenti logiche identificabili, che si riflettono nei diversi livelli dell’analisi (morfologica, lessicale, sintattica e semantica). Il punto è capire come la conoscenza implicita del lettore sia formalizzabile, vale a dire come renderla computabile, e dall’altro assumere che il testo è una sequenza di caratteri analizzabili, a diversi livelli, in forma automatica.
Che cos’è un testo letterario
135
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Francesca Tomasi
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