1. Premessa Dopo la Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile, organizzata dall'ONU a Rio de Janeiro nel 1992, molti Enti ai diversi livelli di gestione politico-amministrativa si sono impegnati a predisporre proprie "Agende 21 locali", cioè piani strategici utili a perseguire tale sviluppo nel corso del 21° secolo attraverso un processo di definizione di obiettivi e di azioni nella consapevolezza delle risorse umane e finanziarie disponibili. Su questa linea sono state redatte numerose relazioni sullo stato dell'ambiente che utilizzano indicatori validati dalle maggiori agenzie internazionali. Nel caso dell'Italia è stato preso come riferimento il modello OCSE "Pressione-Stato-Risposta" su cui si basa il lavoro dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (AEA) e dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (ANPA). Nella relazione del Ministero dell'Ambiente sullo stato dell'ambiente del 1997 venivano chiaramente evidenziati i rischi di perdita o di degradazione chimica, fisica e biologica della risorsa suolo; in quelle successive redatte da Regioni e Provincie tale rischio appare notevolmente sottovalutato a differenza di altri comparti ambientali quali ad esempio acqua, aria, habitat naturali per i quali vengono proposti numerosi indicatori di risposta. Alla tematica suolo vengono spesso associate condizioni di carattere geologico strutturale che poco hanno a che vedere con le problematiche connesse ai cicli della pedogenesi; nel caso dei suoli agrari gli indicatori di pressione sono rappresentati dall'apporto di fitofarmaci e di concimi e dallo spargimento di liquami zootecnici, e solo in qualche caso si accenna alle cause che hanno portato o portano all'impoverimento della fertilità naturale o a processi di erosione. Nella nuova relazione sullo stato dell'Ambiente coordinata dall' ENEA con il contributo delle esperienze regionali appare evidente come per il suolo non sussistano una programmazione coordinata ed obiettivi prefissati; ne consegue la necessità di sollecitare gli Enti preposti e di sensibilizzare il cittadino affinchè la "risorsa suolo" venga adeguatamente considerata per evidenziarne i livelli di vulnerabilità a causa di inopportuni interventi antropici, per razionalizzarne i livelli di produttività e di vocazionalità, per definirne il grado di concentrazione di sostanze contaminanti e , non ultimo, per valutarne le capacità di depurazione nei confronti di sostanze nocive. I rapidi e radicali processi evolutivi che hanno condizionato l'ambiente nel nostro Paese negli ultimi quarant'anni richiedono strumenti idonei d'indagine per valutare oggettivamente le cause che hanno contribuito a tali trasformazioni siano esse di origine antropica che naturale ed in particolare a quelle che interagiscono con la risorsa suolo. La percezione del territorio come insieme di risorse limitate deve orientare verso un uso più attento dello stesso e portare ad una più accurata ridefinizione degli obiettivi del processo di pianificazione e di gestione delle risorse individuando gli strumenti più idonei al loro conseguimento sollecitando una stretta collaborazione di tipo interdisciplinare. Ciò comporta la necessità di una diversa qualità dell'organizzazione delle informazioni, di revisione e coordinamento delle fonti esistenti, di miglioramento delle capacità di elaborazione dell'informazione stessa, individuandosi nella descrizione e nel confronto delle caratteristiche del territorio in termini di forma, copertura e uso, le caratteristiche più rilevanti del sistema stesso; tale approccio alle problematiche ambientali e territoriali, con particolare riferimento all'utilizzazione del suolo rende inevitabile la collaborazione tra la ricerca istituzionale, Università e Consiglio Nazionale delle Ricerche in particolare, e le strutture pubbliche preposte alla gestione, protezione e conservazione delle risorse. Da qui la necessità di ricorrere alle tecnologie dell'informazione idonee alla descrizione del...

Il suolo: Qualità, attitudine e vocazionalità per una agricoltura sostenibile

VIANELLO, GILMO
2007

Abstract

1. Premessa Dopo la Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile, organizzata dall'ONU a Rio de Janeiro nel 1992, molti Enti ai diversi livelli di gestione politico-amministrativa si sono impegnati a predisporre proprie "Agende 21 locali", cioè piani strategici utili a perseguire tale sviluppo nel corso del 21° secolo attraverso un processo di definizione di obiettivi e di azioni nella consapevolezza delle risorse umane e finanziarie disponibili. Su questa linea sono state redatte numerose relazioni sullo stato dell'ambiente che utilizzano indicatori validati dalle maggiori agenzie internazionali. Nel caso dell'Italia è stato preso come riferimento il modello OCSE "Pressione-Stato-Risposta" su cui si basa il lavoro dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (AEA) e dell'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (ANPA). Nella relazione del Ministero dell'Ambiente sullo stato dell'ambiente del 1997 venivano chiaramente evidenziati i rischi di perdita o di degradazione chimica, fisica e biologica della risorsa suolo; in quelle successive redatte da Regioni e Provincie tale rischio appare notevolmente sottovalutato a differenza di altri comparti ambientali quali ad esempio acqua, aria, habitat naturali per i quali vengono proposti numerosi indicatori di risposta. Alla tematica suolo vengono spesso associate condizioni di carattere geologico strutturale che poco hanno a che vedere con le problematiche connesse ai cicli della pedogenesi; nel caso dei suoli agrari gli indicatori di pressione sono rappresentati dall'apporto di fitofarmaci e di concimi e dallo spargimento di liquami zootecnici, e solo in qualche caso si accenna alle cause che hanno portato o portano all'impoverimento della fertilità naturale o a processi di erosione. Nella nuova relazione sullo stato dell'Ambiente coordinata dall' ENEA con il contributo delle esperienze regionali appare evidente come per il suolo non sussistano una programmazione coordinata ed obiettivi prefissati; ne consegue la necessità di sollecitare gli Enti preposti e di sensibilizzare il cittadino affinchè la "risorsa suolo" venga adeguatamente considerata per evidenziarne i livelli di vulnerabilità a causa di inopportuni interventi antropici, per razionalizzarne i livelli di produttività e di vocazionalità, per definirne il grado di concentrazione di sostanze contaminanti e , non ultimo, per valutarne le capacità di depurazione nei confronti di sostanze nocive. I rapidi e radicali processi evolutivi che hanno condizionato l'ambiente nel nostro Paese negli ultimi quarant'anni richiedono strumenti idonei d'indagine per valutare oggettivamente le cause che hanno contribuito a tali trasformazioni siano esse di origine antropica che naturale ed in particolare a quelle che interagiscono con la risorsa suolo. La percezione del territorio come insieme di risorse limitate deve orientare verso un uso più attento dello stesso e portare ad una più accurata ridefinizione degli obiettivi del processo di pianificazione e di gestione delle risorse individuando gli strumenti più idonei al loro conseguimento sollecitando una stretta collaborazione di tipo interdisciplinare. Ciò comporta la necessità di una diversa qualità dell'organizzazione delle informazioni, di revisione e coordinamento delle fonti esistenti, di miglioramento delle capacità di elaborazione dell'informazione stessa, individuandosi nella descrizione e nel confronto delle caratteristiche del territorio in termini di forma, copertura e uso, le caratteristiche più rilevanti del sistema stesso; tale approccio alle problematiche ambientali e territoriali, con particolare riferimento all'utilizzazione del suolo rende inevitabile la collaborazione tra la ricerca istituzionale, Università e Consiglio Nazionale delle Ricerche in particolare, e le strutture pubbliche preposte alla gestione, protezione e conservazione delle risorse. Da qui la necessità di ricorrere alle tecnologie dell'informazione idonee alla descrizione del...
Il suolo La radice della vita
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G. Vianello
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