La creazione di una scuola di progettisti è sempre stata un’impresa difficile, anche se non necessariamente secolare. Prendiamo due dei più fulgidi esempi di scuole d’architettura del passato: l’École des Beaux-Arts si è formata ed evoluta su un lungo periodo (oltre duecento anni), tanto che ancora oggi ne esistono emanazioni dirette - seppure in forma difficilmente riconoscibile a chi se ne è fatta un’idea osservando gli stati, le materie di insegnamento, le idee degli insegnanti e gli edifici che ne ospitarono gli esordi; il Bauhaus è invece vissuto solo pochi anni (poco meno di tre lustri), raggiungendo rapidamente splendore e decadenza. La contemporaneità, tuttavia, non permette altro che prendere ad esempio la seconda strada, sperando che la decadenza possa poi coincidere con una rapida rinascita, così che quelli che Bloch definiva “i tempi lunghi della storia” possano essere vissuti non nell’estendibilità di uno specifico modello, ma nella possibilità di poter adattare una trama di base a differenti tipologie che si vadano a succedere nel tempo. Quando poi l’istruzione superiore va ad occuparsi di un campo così mutevole nel tempo come è quello del Disegno Industriale - basti pensare che il concetto di ‘moda’ che presuppone il rapido ‘usa e getta’ ne è uno dei capisaldi -, i problemi e le incertezze sono ancora maggiori. Non si può nemmeno richiamare facilmente l’opera dei ‘maestri’: non perché lontani nel tempo (anzi molti di loro ancora godono di ottima salute), ma perché il loro modo di produrre il progetto per larga parte oggi è inattuabile e così anche i risultati progettuali che si riferiscono a tecniche di realizzazione industriale e a campi di applicazione del progetto (la ‘costruzione’ dell’oggetto e non la sua ‘carterizzazione’) non più proprie dei territori della produzione. Il saggio espone i caratteri della didattica del Disegno in questo contesto basato su otto anni di esperienza presso la facoltà del Design del Politecnico di Milano di cui lo scrivente è stato uno dei fondatori.

Il disegno digitale di design

GAIANI, MARCO
2006

Abstract

La creazione di una scuola di progettisti è sempre stata un’impresa difficile, anche se non necessariamente secolare. Prendiamo due dei più fulgidi esempi di scuole d’architettura del passato: l’École des Beaux-Arts si è formata ed evoluta su un lungo periodo (oltre duecento anni), tanto che ancora oggi ne esistono emanazioni dirette - seppure in forma difficilmente riconoscibile a chi se ne è fatta un’idea osservando gli stati, le materie di insegnamento, le idee degli insegnanti e gli edifici che ne ospitarono gli esordi; il Bauhaus è invece vissuto solo pochi anni (poco meno di tre lustri), raggiungendo rapidamente splendore e decadenza. La contemporaneità, tuttavia, non permette altro che prendere ad esempio la seconda strada, sperando che la decadenza possa poi coincidere con una rapida rinascita, così che quelli che Bloch definiva “i tempi lunghi della storia” possano essere vissuti non nell’estendibilità di uno specifico modello, ma nella possibilità di poter adattare una trama di base a differenti tipologie che si vadano a succedere nel tempo. Quando poi l’istruzione superiore va ad occuparsi di un campo così mutevole nel tempo come è quello del Disegno Industriale - basti pensare che il concetto di ‘moda’ che presuppone il rapido ‘usa e getta’ ne è uno dei capisaldi -, i problemi e le incertezze sono ancora maggiori. Non si può nemmeno richiamare facilmente l’opera dei ‘maestri’: non perché lontani nel tempo (anzi molti di loro ancora godono di ottima salute), ma perché il loro modo di produrre il progetto per larga parte oggi è inattuabile e così anche i risultati progettuali che si riferiscono a tecniche di realizzazione industriale e a campi di applicazione del progetto (la ‘costruzione’ dell’oggetto e non la sua ‘carterizzazione’) non più proprie dei territori della produzione. Il saggio espone i caratteri della didattica del Disegno in questo contesto basato su otto anni di esperienza presso la facoltà del Design del Politecnico di Milano di cui lo scrivente è stato uno dei fondatori.
Lo spazio digitale dell’architettura italiana
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M.Gaiani
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