I disegni di Andrea Palladio, Vincenzo Scamozzi, Francesco Muttoni, Ottone Calderari, Ottavio Bertotti Scamozzi costituiscono una eccezionale serie diacronica di elaborati grafici che descrive tutto un modo di fare architettura mantenutosi, pur nelle varianti spazio-temporali, sempre simile a se stesso e nei risultati e nel modo di produrre il progetto di architettura. Il presente contributo si propone di analizzare, in quanto sistema complessivo, questi disegni che, peraltro, relativamente ad ogni singolo autore, nella maggior parte sono già stati indagati, spesso in modo magistrale. Lo scritto è organizzato sostanzialmente in due parti di cui la prima descrive il corpus grafico di ogni autore esplicitandone consistenza, collocazione e fonti, mentre la seconda indaga il sistema grafico nell’ipotesi che il lavoro di Andrea Palladio abbia costituito in qualche modo il riferimento metodologico ed operativo (oltre che progettuale) degli altri architetti che l’hanno seguito, sia nella costituzione del sistema tipologico dei disegni che nel loro modo di essere realizzati. I punti fondamentali analizzati e descritti nel testo riguardano gli strumenti per disegnare, gli strumenti per comunicare, l’individuazione e il modo di utilizzo delle forme proiettive, i metodi di costruzione dei disegni per la pubblicazione, per il committente e per il cantiere, le tecniche grafiche. Ampio spazio è dedicato ai disegni dei trattati che, essendo l’unica forma rappresentativa di cui è possibile una lettura completa non solo per la presenza dei trattati stessi, ma anche dei preparatori, consentono un in depht nel tema di grande spessore che ci permette di capire molti dei modi con cui erano concepiti i progetti, realizzati i rilievi, sviluppata l’idea originaria. Si tratta quindi non tanto di un approccio volto alla scoperta di nuovi documenti grafici, perché quasi tutti i disegni descritti sono noti almeno in ambito locale (tuttavia alcune immagini proposte sono praticamente inedite), quanto di un lavoro che, ponendosi nella lunga serie dei tentativi di portare chiarezza al problema della traduzione del reale nella sua rappresentazione in architettura, si propone di leggere l’opera di un autore o un modo di fare architettura tramite l’analisi dei disegni che ne hanno supportato il processo creativo dall’ideazione alla costruzione. In questo lavoro il metodo utilizzato è quello proposto dal fondamentale saggio di Howard Burns, A drawing by Leon Battista Alberti, apparso nel 1979 nel numero monografico sull’Alberti di “Architectural Design”, curato da Joseph Rykwert, anche se i risultati potranno non essere non all’altezza per la minore abilità degli scriventi rispetto allo storico inglese. Infine un rilevante sforzo è dedicato alla problematica degli strumenti di disegno (e in questo senso è dato ampio spazio ad immagini che ritraggono gli strumenti assieme ai loro utilizzatori), argomento spesso bistrattato che, tuttavia, riveste un’importante chiave di lettura dei sistemi grafici e del modo di produrre il progetto per la grande cura che gli architetti hanno sempre posto nella loro scelta e in un appropriato utilizzo. Si tratta di un tema oggi tanto più importante e centrale giacché, l’introduzione di nuovo hardware grafico, anziché portare ad una sua rapida assimilazione per migliorare la nostra capacità figurativa, com’è sempre avvenuto nella storia pur tra alterne vicende e stili architettonici, ha condotto all’oblio dei metodi del passato e al mancato assorbimento di una possibile nuova qualità del disegno, inteso come strumento base dell’architetto. In questa direzione indagare questi vecchi disegni, non solo ci informa di come siano state prodotte le grandi opere di architettura e di come ne sia stato costruito il mito, ma ci permette di ricostruire il sistema di codici che li hanno qualificati come mezzi di trasmissione dell’idea di architettura e del suo modo di essere trasformata in solida materia, insomma ci fornisce un formidab...

Andrea Palladio e il suo mito: tre secoli di disegni di architettura palladiana a Vicenza

GAIANI, MARCO;
2005

Abstract

I disegni di Andrea Palladio, Vincenzo Scamozzi, Francesco Muttoni, Ottone Calderari, Ottavio Bertotti Scamozzi costituiscono una eccezionale serie diacronica di elaborati grafici che descrive tutto un modo di fare architettura mantenutosi, pur nelle varianti spazio-temporali, sempre simile a se stesso e nei risultati e nel modo di produrre il progetto di architettura. Il presente contributo si propone di analizzare, in quanto sistema complessivo, questi disegni che, peraltro, relativamente ad ogni singolo autore, nella maggior parte sono già stati indagati, spesso in modo magistrale. Lo scritto è organizzato sostanzialmente in due parti di cui la prima descrive il corpus grafico di ogni autore esplicitandone consistenza, collocazione e fonti, mentre la seconda indaga il sistema grafico nell’ipotesi che il lavoro di Andrea Palladio abbia costituito in qualche modo il riferimento metodologico ed operativo (oltre che progettuale) degli altri architetti che l’hanno seguito, sia nella costituzione del sistema tipologico dei disegni che nel loro modo di essere realizzati. I punti fondamentali analizzati e descritti nel testo riguardano gli strumenti per disegnare, gli strumenti per comunicare, l’individuazione e il modo di utilizzo delle forme proiettive, i metodi di costruzione dei disegni per la pubblicazione, per il committente e per il cantiere, le tecniche grafiche. Ampio spazio è dedicato ai disegni dei trattati che, essendo l’unica forma rappresentativa di cui è possibile una lettura completa non solo per la presenza dei trattati stessi, ma anche dei preparatori, consentono un in depht nel tema di grande spessore che ci permette di capire molti dei modi con cui erano concepiti i progetti, realizzati i rilievi, sviluppata l’idea originaria. Si tratta quindi non tanto di un approccio volto alla scoperta di nuovi documenti grafici, perché quasi tutti i disegni descritti sono noti almeno in ambito locale (tuttavia alcune immagini proposte sono praticamente inedite), quanto di un lavoro che, ponendosi nella lunga serie dei tentativi di portare chiarezza al problema della traduzione del reale nella sua rappresentazione in architettura, si propone di leggere l’opera di un autore o un modo di fare architettura tramite l’analisi dei disegni che ne hanno supportato il processo creativo dall’ideazione alla costruzione. In questo lavoro il metodo utilizzato è quello proposto dal fondamentale saggio di Howard Burns, A drawing by Leon Battista Alberti, apparso nel 1979 nel numero monografico sull’Alberti di “Architectural Design”, curato da Joseph Rykwert, anche se i risultati potranno non essere non all’altezza per la minore abilità degli scriventi rispetto allo storico inglese. Infine un rilevante sforzo è dedicato alla problematica degli strumenti di disegno (e in questo senso è dato ampio spazio ad immagini che ritraggono gli strumenti assieme ai loro utilizzatori), argomento spesso bistrattato che, tuttavia, riveste un’importante chiave di lettura dei sistemi grafici e del modo di produrre il progetto per la grande cura che gli architetti hanno sempre posto nella loro scelta e in un appropriato utilizzo. Si tratta di un tema oggi tanto più importante e centrale giacché, l’introduzione di nuovo hardware grafico, anziché portare ad una sua rapida assimilazione per migliorare la nostra capacità figurativa, com’è sempre avvenuto nella storia pur tra alterne vicende e stili architettonici, ha condotto all’oblio dei metodi del passato e al mancato assorbimento di una possibile nuova qualità del disegno, inteso come strumento base dell’architetto. In questa direzione indagare questi vecchi disegni, non solo ci informa di come siano state prodotte le grandi opere di architettura e di come ne sia stato costruito il mito, ma ci permette di ricostruire il sistema di codici che li hanno qualificati come mezzi di trasmissione dell’idea di architettura e del suo modo di essere trasformata in solida materia, insomma ci fornisce un formidab...
Ikhnos. Analisi grafica e storia della rappresentazione (2005)
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M.Gaiani; S.Slossel
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