In letteratura non esiste ancora una tradizione consolidata sulla fenomenologia del rancore. Gli studi sul perdono indicano che l’individuo che subisce un torto può provare dolore e un profondo senso di offesa morale (Worthington & Wade, 1999). Da questi studi derivano alcune importanti considerazioni relativamente agli effetti che differenti reazioni ad un torto (comprendere il trasgressore, perdonarlo, rimuginare l’evento, covare rancore e vendicarsi) possono avere sullo stato di salute dell’individuo (Thoresen, Harris & Luskin,1999). Lo studio si basa sull’ipotesi che il rancore sia un’emozione secondaria, complessa e sociale, che possieda un rapporto specifico con emozioni di base inespresse (come per esempio la rabbia e la tristezza) e che presenti una configurazione temporale specifica. 169 soggetti italiani (120 F e 49 M) di cui 78 giovani studenti universitari (x = 26,5) e 91 adulti (x = 58,5) hanno compilato un apposito questionario sul rancore. Tale questionario conteneva: una domanda aperta per la descrizione di un evento autobiografico che aveva suscitato rancore, alcuni item che indagavano le emozioni provate immediatamente dopo l’evento e il loro grado di intensità, le reazioni fisiche, espressivo-comportamentali e relative alla componente della tendenza ad agire, gli aspetti temporali legati alla ruminazione, i fattori che avevano favorito l’estinzione del rancore. I risultati indicano che gli antecedenti riguardano prevalentemente questioni di natura interpersonale, che vi è una correlazione di segno positivo tra la persona indicata come responsabile dell’offesa e la persona verso la quale si prova rancore (r=.64, p≤.05) e che le emozioni maggiormente provate immediatamente dopo l’evento sono la rabbia (53,3%) e la tristezza (33,6%). Per quanto riguarda gli aspetti temporali, sono emerse alcune differenze significative tra gli adulti e i giovani relativamente al tempo trascorso dall’evento e alla durata del rancore ed è stata riscontrata una correlazione alta tra ruminazione dell’evento e frequenza con la quale il rancore viene provato (r=.73, p≤.05). Infine, tra i fattori che favoriscono l’estinzione, i dati raccolti mostrano che il tempo trascorso dall’evento è stato il fattore maggiormente indicato. Gli altri fattori maggiormente indicati riguardano la rielaborazione del significato dell’evento ottenuta grazie al chiarimento con il responsabile dell’offesa e alla condivisione sociale dell’emozione. I dati raccolti sembrano indicare che il rancore possa essere inscritto nel gruppo delle così dette emozioni secondarie o complesse o emozioni sociali ad indicarne la natura essenzialmente interpersonale. Il ruolo della ruminazione, sostenuta dalla mancata espressione delle emozioni immediatamente provate, e la presenza di fattori legati all’estinzione quali la condivisione sociale e il chiarimento con il trasgressore, suggeriscono che l’estinzione del rancore sia collegata a processi di regolazione emozionale.

Fenomenologia del rancore.

BONFIGLIOLI, LUISA;RICCI BITTI, PIO ENRICO
2007

Abstract

In letteratura non esiste ancora una tradizione consolidata sulla fenomenologia del rancore. Gli studi sul perdono indicano che l’individuo che subisce un torto può provare dolore e un profondo senso di offesa morale (Worthington & Wade, 1999). Da questi studi derivano alcune importanti considerazioni relativamente agli effetti che differenti reazioni ad un torto (comprendere il trasgressore, perdonarlo, rimuginare l’evento, covare rancore e vendicarsi) possono avere sullo stato di salute dell’individuo (Thoresen, Harris & Luskin,1999). Lo studio si basa sull’ipotesi che il rancore sia un’emozione secondaria, complessa e sociale, che possieda un rapporto specifico con emozioni di base inespresse (come per esempio la rabbia e la tristezza) e che presenti una configurazione temporale specifica. 169 soggetti italiani (120 F e 49 M) di cui 78 giovani studenti universitari (x = 26,5) e 91 adulti (x = 58,5) hanno compilato un apposito questionario sul rancore. Tale questionario conteneva: una domanda aperta per la descrizione di un evento autobiografico che aveva suscitato rancore, alcuni item che indagavano le emozioni provate immediatamente dopo l’evento e il loro grado di intensità, le reazioni fisiche, espressivo-comportamentali e relative alla componente della tendenza ad agire, gli aspetti temporali legati alla ruminazione, i fattori che avevano favorito l’estinzione del rancore. I risultati indicano che gli antecedenti riguardano prevalentemente questioni di natura interpersonale, che vi è una correlazione di segno positivo tra la persona indicata come responsabile dell’offesa e la persona verso la quale si prova rancore (r=.64, p≤.05) e che le emozioni maggiormente provate immediatamente dopo l’evento sono la rabbia (53,3%) e la tristezza (33,6%). Per quanto riguarda gli aspetti temporali, sono emerse alcune differenze significative tra gli adulti e i giovani relativamente al tempo trascorso dall’evento e alla durata del rancore ed è stata riscontrata una correlazione alta tra ruminazione dell’evento e frequenza con la quale il rancore viene provato (r=.73, p≤.05). Infine, tra i fattori che favoriscono l’estinzione, i dati raccolti mostrano che il tempo trascorso dall’evento è stato il fattore maggiormente indicato. Gli altri fattori maggiormente indicati riguardano la rielaborazione del significato dell’evento ottenuta grazie al chiarimento con il responsabile dell’offesa e alla condivisione sociale dell’emozione. I dati raccolti sembrano indicare che il rancore possa essere inscritto nel gruppo delle così dette emozioni secondarie o complesse o emozioni sociali ad indicarne la natura essenzialmente interpersonale. Il ruolo della ruminazione, sostenuta dalla mancata espressione delle emozioni immediatamente provate, e la presenza di fattori legati all’estinzione quali la condivisione sociale e il chiarimento con il trasgressore, suggeriscono che l’estinzione del rancore sia collegata a processi di regolazione emozionale.
2007
Itinerari del rancore.
142
172
Bonfiglioli L.; Ricci Bitti P.E.
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