Secondo l’ottima definizione di Appleby e Hughes del 1997, il benessere animale rappresenta "il soddisfacimento dei bisogni fisici, ambientali, nutritivi, comportamentali e sociali dell'animale o di gruppi di animali sotto la cura, la supervisione o l'influenza delle persone". Se il ricorso ad accurate tecnologie di allevamento e il controllo delle patologie (dirette conseguenze del coinvolgimento dell’uomo) possono essere adeguati a soddisfare i bisogni fisici, ambientali e nutritivi degli animali, non è certo che “la supervisione o l’influenza delle persone” siano adeguate a garantire il soddisfacimento dei bisogni comportamentali e sociali. Nell’allevamento intensivo odierno, quindi, sono soprattutto questi aspetti a richiedere la massima considerazione. Nel testo viene posta attenzione a: gli elementi che caratterizzano il benessere (basati su indicatori produttivi, fisiologici, sanitari e comportamentali); il fatto che il suino presenti elevate esigenze comportamentali, che si traducono in numerose impronte caratteristiche (emblematico che sia l’unico caso di estensione delle normative di legge sul benessere, fin dall’inizio, a tutte le categorie produttive), e mostri frequentemente effetti negativi sul repertorio comportamentale (limitazione e variazioni) in tutte le categorie; i principali punti critici in allevamento (potenzialmente in grado di provocare riduzione del benessere o stress): edifici, strutturazione interna, microclima, stressor ambientali, management alimentare, mutilazioni, svezzamento, aspetti sociali, personale. Tra i punti critici: pavimento, superficie unitaria, mangiatoie, substrato, polveri, odori (da ammoniaca in primis), rumori (particolarmente sottovalutati), illuminazione, sistema di alimentazione, qualità della dieta. Esaminati, per i rumori, fonti, effetti e possibili soluzioni; per l’alimentazione, gli effetti benefici della fibra; per gli aspetti sociali e per impedire/ridurre le stereotipie e le anomalie reattive (tra cui caudofagia), l’arricchimento ambientale e altri possibili provvedimenti per un adeguato benessere. L’elaborazione di protocolli di valutazione del benessere completa il quadro per l’allevamento intensivo. Nell’allevamento estensivo, in cui vengono ricompresi non del tutto propriamente l’allevamento all’aperto e l’allevamento biologico, l’ottenimento di un buon livello di benessere è tra gli obiettivi dichiarati, ma le cause di riduzione del benessere, a fianco di effetti positivi ottenibili solo con elevata professionalità degli addetti, sono numerose: esposizione a condizioni climatiche sfavorevoli, infezioni parassitarie, ingestione di specie vegetali tossiche o contenenti fattori antinutrizionali in caso di pascolamento, elevata mortalità dei suinetti.

Importanza del benessere e sua valutazione nel suino

MARTELLI, GIOVANNA;
2007

Abstract

Secondo l’ottima definizione di Appleby e Hughes del 1997, il benessere animale rappresenta "il soddisfacimento dei bisogni fisici, ambientali, nutritivi, comportamentali e sociali dell'animale o di gruppi di animali sotto la cura, la supervisione o l'influenza delle persone". Se il ricorso ad accurate tecnologie di allevamento e il controllo delle patologie (dirette conseguenze del coinvolgimento dell’uomo) possono essere adeguati a soddisfare i bisogni fisici, ambientali e nutritivi degli animali, non è certo che “la supervisione o l’influenza delle persone” siano adeguate a garantire il soddisfacimento dei bisogni comportamentali e sociali. Nell’allevamento intensivo odierno, quindi, sono soprattutto questi aspetti a richiedere la massima considerazione. Nel testo viene posta attenzione a: gli elementi che caratterizzano il benessere (basati su indicatori produttivi, fisiologici, sanitari e comportamentali); il fatto che il suino presenti elevate esigenze comportamentali, che si traducono in numerose impronte caratteristiche (emblematico che sia l’unico caso di estensione delle normative di legge sul benessere, fin dall’inizio, a tutte le categorie produttive), e mostri frequentemente effetti negativi sul repertorio comportamentale (limitazione e variazioni) in tutte le categorie; i principali punti critici in allevamento (potenzialmente in grado di provocare riduzione del benessere o stress): edifici, strutturazione interna, microclima, stressor ambientali, management alimentare, mutilazioni, svezzamento, aspetti sociali, personale. Tra i punti critici: pavimento, superficie unitaria, mangiatoie, substrato, polveri, odori (da ammoniaca in primis), rumori (particolarmente sottovalutati), illuminazione, sistema di alimentazione, qualità della dieta. Esaminati, per i rumori, fonti, effetti e possibili soluzioni; per l’alimentazione, gli effetti benefici della fibra; per gli aspetti sociali e per impedire/ridurre le stereotipie e le anomalie reattive (tra cui caudofagia), l’arricchimento ambientale e altri possibili provvedimenti per un adeguato benessere. L’elaborazione di protocolli di valutazione del benessere completa il quadro per l’allevamento intensivo. Nell’allevamento estensivo, in cui vengono ricompresi non del tutto propriamente l’allevamento all’aperto e l’allevamento biologico, l’ottenimento di un buon livello di benessere è tra gli obiettivi dichiarati, ma le cause di riduzione del benessere, a fianco di effetti positivi ottenibili solo con elevata professionalità degli addetti, sono numerose: esposizione a condizioni climatiche sfavorevoli, infezioni parassitarie, ingestione di specie vegetali tossiche o contenenti fattori antinutrizionali in caso di pascolamento, elevata mortalità dei suinetti.
Il benessere degli animali da reddito: quale e come valutarlo
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66
Scipioni R.; Martelli G.; Volpelli L.A.
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