Per ridefinire l'essenza stessa della scultura in calcestruzzo rispetto ad altri generi di scultura, naturalmente nei casi in cui gli artisti si siano posti il quesito della natura di quel materiale, occorre studiare quelle esperienze artistiche che, a partire soprattutto dalla metà degli anni Cinquanta, hanno posto al centro la sperimentazione della espressività peculiare di quel materiale, sullo sfondo dei fenomeni sociali e storici che, nel caso europeo, sono duplicemente segnati sia dalla visione delle rovine dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, con le carcasse degli edifici in calcestruzzo armato visibili ed esposte alle intemperie, sia dalle grandi opere di ricostruzione post-bellica in cui quello stesso calcestruzzo armato è il materiale ovunque privilegiato e messo in opera a seconda dei diversi contesti produttivi e economici. Alcune delle più importanti sculture in calcestruzzo portano i segni di quel preciso contesto storico ed economico. In molti casi il materiale nelle mani degli artisti esprime valori culturali che non possono essere compiutamente compresi senza valutarli proprio alla luce di quel contesto. L’articolo si focalizza sui valori assunti dal calcestruzzo nell’arte italiana a partire dal secondo dopoguerra e dalle esperienze fondamentali di Giuseppe Uncini e Mario Schifano fino all’uso che gli esponenti dell’Arte Povera hanno fatto di quel materiale, da Alighiero Boetti, a Gilberto Zorio, a Giovanni Anselmo. L’articolo mette in evidenza come i vari artisti italiani siano impegnati a sperimentare il cemento, il calcestruzzo, il calcestruzzo armato, oppure i derivati del cemento come l’eternit, e cerchino anche di capire i processi di fabbricazione per generare delle opere in cui il materiale non si presenta soltanto come prodotto finito, ma viene esposto nei suoi stati diversi secondo una rappresentazione del suo processo di fabbricazione.

Arte Povera en ciment, béton et eternit

ROSELLINI, ANNA;
2014

Abstract

Per ridefinire l'essenza stessa della scultura in calcestruzzo rispetto ad altri generi di scultura, naturalmente nei casi in cui gli artisti si siano posti il quesito della natura di quel materiale, occorre studiare quelle esperienze artistiche che, a partire soprattutto dalla metà degli anni Cinquanta, hanno posto al centro la sperimentazione della espressività peculiare di quel materiale, sullo sfondo dei fenomeni sociali e storici che, nel caso europeo, sono duplicemente segnati sia dalla visione delle rovine dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, con le carcasse degli edifici in calcestruzzo armato visibili ed esposte alle intemperie, sia dalle grandi opere di ricostruzione post-bellica in cui quello stesso calcestruzzo armato è il materiale ovunque privilegiato e messo in opera a seconda dei diversi contesti produttivi e economici. Alcune delle più importanti sculture in calcestruzzo portano i segni di quel preciso contesto storico ed economico. In molti casi il materiale nelle mani degli artisti esprime valori culturali che non possono essere compiutamente compresi senza valutarli proprio alla luce di quel contesto. L’articolo si focalizza sui valori assunti dal calcestruzzo nell’arte italiana a partire dal secondo dopoguerra e dalle esperienze fondamentali di Giuseppe Uncini e Mario Schifano fino all’uso che gli esponenti dell’Arte Povera hanno fatto di quel materiale, da Alighiero Boetti, a Gilberto Zorio, a Giovanni Anselmo. L’articolo mette in evidenza come i vari artisti italiani siano impegnati a sperimentare il cemento, il calcestruzzo, il calcestruzzo armato, oppure i derivati del cemento come l’eternit, e cerchino anche di capire i processi di fabbricazione per generare delle opere in cui il materiale non si presenta soltanto come prodotto finito, ma viene esposto nei suoi stati diversi secondo una rappresentazione del suo processo di fabbricazione.
Matières 11. Transitions
116
129
Anna Rosellini; Roberto Gargiani
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