Fra tutti i limiti di vegetazione il limite degli alberi è il più evidente e il più rilevante. Il limite altitudinale degli alberi è un importante confine ecologico, ed è, in generale, accettato che il fattore chiave sia costituito da un deficit termico (1). Ciò mette in evidenza come la variazione climatica possa, contestualmente ad altri fattori (es. microtopografico, geomorfologico, antropico), concorrere ad uno spostamento altitudinale del limite degli alberi. Sono stati fatti molti tentativi per definire il limite superiore degli alberi in correlazione a qualche isoterma (2). La maggior parte degli studi si riferiscono a limiti altitudinali di alberi sempreverdi, in particolare conifere (1,2). Questi risultati non possono essere trasposti all’Appennino settentrionale dove il faggio (Fagus sylvatica L.) forma il limite superiore degli alberi. Le caratteristiche del limite degli alberi formato da questa latifoglia sono completamente diverse: Fagus sylvatica è una specie competitrice che forma un limite degli alberi netto (1). Come conseguenza limite degli alberi e limite del bosco coincidono. Alberi isolati e contorti dipendono dall’impatto antropico e da opportunità dovute alla geomorfologia. Nell’Appennino settentrionale il limite degli alberi si riscontra solo sulle cime più elevate dal Passo della Cisa all’Alta Valle del Reno (3). Gli studi sulle relazioni spazio-temporali tra questo limite e il clima, come pure altri fattori ambientali, sono completamente mancanti in Italia. Il caso studio preso in considerazione è il versante Emiliano dell’Appennino settentrionale dalla Provincia di Parma a quella di Bologna in aree protette (Parchi) della Regione Emilia Romagna dove si riscontra un limite di tipo climatico. Considerando questo ambito abbiamo valutato a) l’attuale distribuzione del limite degli alberi nell’Appennino settentrionale a partire da carte fitosociologiche alla scala 1:25 000 disponibili (4,5,6,7) b) la distribuzione altitudinale dei valori critici per il faggio di alcuni parametri termici noti in letteratura (8, 9,10,11) per un’identificazione di un limite potenziale (climatico); c) il grado di coincidenza tra i valori limitanti dei parametri climatici e il limite attuale. I dati termici sono stati ottenuti da 7 stazioni appenniniche poste a differenti quote, ricavandone il gradiente altitudinale e identificando le quote dove i loro valori assumevano valori ritenuti critici per il faggio.

Limite superiore degli alberi e deficit termico. Il limite dei faggeti nell’Appennino settentrionale.

FERRARI, CARLO;PEZZI, GIOVANNA;
2004

Abstract

Fra tutti i limiti di vegetazione il limite degli alberi è il più evidente e il più rilevante. Il limite altitudinale degli alberi è un importante confine ecologico, ed è, in generale, accettato che il fattore chiave sia costituito da un deficit termico (1). Ciò mette in evidenza come la variazione climatica possa, contestualmente ad altri fattori (es. microtopografico, geomorfologico, antropico), concorrere ad uno spostamento altitudinale del limite degli alberi. Sono stati fatti molti tentativi per definire il limite superiore degli alberi in correlazione a qualche isoterma (2). La maggior parte degli studi si riferiscono a limiti altitudinali di alberi sempreverdi, in particolare conifere (1,2). Questi risultati non possono essere trasposti all’Appennino settentrionale dove il faggio (Fagus sylvatica L.) forma il limite superiore degli alberi. Le caratteristiche del limite degli alberi formato da questa latifoglia sono completamente diverse: Fagus sylvatica è una specie competitrice che forma un limite degli alberi netto (1). Come conseguenza limite degli alberi e limite del bosco coincidono. Alberi isolati e contorti dipendono dall’impatto antropico e da opportunità dovute alla geomorfologia. Nell’Appennino settentrionale il limite degli alberi si riscontra solo sulle cime più elevate dal Passo della Cisa all’Alta Valle del Reno (3). Gli studi sulle relazioni spazio-temporali tra questo limite e il clima, come pure altri fattori ambientali, sono completamente mancanti in Italia. Il caso studio preso in considerazione è il versante Emiliano dell’Appennino settentrionale dalla Provincia di Parma a quella di Bologna in aree protette (Parchi) della Regione Emilia Romagna dove si riscontra un limite di tipo climatico. Considerando questo ambito abbiamo valutato a) l’attuale distribuzione del limite degli alberi nell’Appennino settentrionale a partire da carte fitosociologiche alla scala 1:25 000 disponibili (4,5,6,7) b) la distribuzione altitudinale dei valori critici per il faggio di alcuni parametri termici noti in letteratura (8, 9,10,11) per un’identificazione di un limite potenziale (climatico); c) il grado di coincidenza tra i valori limitanti dei parametri climatici e il limite attuale. I dati termici sono stati ottenuti da 7 stazioni appenniniche poste a differenti quote, ricavandone il gradiente altitudinale e identificando le quote dove i loro valori assumevano valori ritenuti critici per il faggio.
99° Congresso Nazionale della Società Botanica Italiana, Torino 22-24 settembre 2004.
68
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Ferrari C.; Pezzi G.; Mercalli L.;
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