All’interno di un’accezione ampia e non riduzionista il quadro attuale delle trasformazioni socio-economiche osservabili all’incrocio fra lavoro e vita sociale sembra portare a definire come ipotesi di ricerca l’emergere di una modalità tardo-moderna di integrazione debole che si produrrebbe dall’effetto combinato di: a) diffusa vulnerabilità sociale e precarietà lavorativa; b) individualizzazione con scarsa autonomia soggettiva; c) problematicità della sicurezza a fronte della fragilità delle solidarietà collettive. Il concetto di vulnerabilità applicato alle dinamiche della flessibilità socio-lavorativa consente di evidenziare gli aspetti salienti della condizione contemporanea, ma anche di segnalare il perdurare dell’influenza di variabili tradizionalmente rilevanti, così come di specificare la rilevanza dello specifico contesto in cui le traiettorie flessibili prendono forma. Il «gioco» della flessibilità fra traiettorie sostenibili e traiettorie erosive si struttura dunque sulla base della maggior o minor vulnerabilità in riferimento a: - l’indebolimento tendenziale delle forme di riconoscimento, della formazione di una coscienza collettiva, della produzione collettiva di strumenti di conoscenza e programmazione, a seguito dei richiamati processi di de-istituzionalizzazione e individualizzazione della vita sociale (un individualismo «per difetto», come in letteratura viene denominato); tutti processi particolarmente evidenti in ambito lavorativo; - la tendenziale proliferazione e differenziazione degli stili di vita familiare e dei modi di fare famiglia; - la varietà del capitale sociale appropriabile al variare dei contesti locali di origine e di destinazione; - la varietà del capitale sociale individuale e delle relazioni sociali di prossimità, al variare delle biografie individuali, con particolare riferimento alle dinamiche migratorie e, più in generale, allo status socio-economico d’origine. Le traiettorie descritte dagli intervistati entro la flessibilità lavorativa mostrano un quadro che, come era lecito attendersi, appare assai articolato e mette in luce la ricchezza e complessità di ogni biografia, per certi versi sempre unica e incommensurabile alle altre. Eppure, proprio attraverso la lettura comparata di percorsi così personali appaiono in controluce alcune dinamiche ricorrenti, alcune variabili che obbligano a curvature e sbalzi il torrente delle vite individuali. L’esperienza della flessibilità lavorativa, comune alle 34 storie raccolte, è stata osservata rispetto a variabili di ordine sia socio-culturale sia soggettivo: in altre parole essa «ha preso vita» in rapporto al contesto storico reale che comprende anche – non solo, né prioritariamente – aspetti di tipo economico-produttivo. La flessibilità emergente è stata ricondotta ad una macro distinzione: da una parte le esperienze riconducibili ad una flessibilità che si dimostra sostenibile, dall’altra quelle ascrivibili ad una flessibilità che si rivela erosiva o precarizzante. La collocazione nell’una o nell’altra categoria è stata effettuata a partire dalla verifica dello stato e del peso esercitato da alcune dimensioni: il mercato del lavoro locale; la provenienza geografica; la famiglia (prevalentemente di origine, ma anche acquisita); il reddito/patrimonio; il genere; l’età; la collocazione territoriale; la formazione; la qualifica professionale; il tempo di permanenza in una condizione di lavoro flessibile; la capacità progettuale.

Tra flessibilità sostenibile e flessibilità erosiva: lavoro, vita sociale e contesto locale

MARTELLI, ALESSANDRO
2006

Abstract

All’interno di un’accezione ampia e non riduzionista il quadro attuale delle trasformazioni socio-economiche osservabili all’incrocio fra lavoro e vita sociale sembra portare a definire come ipotesi di ricerca l’emergere di una modalità tardo-moderna di integrazione debole che si produrrebbe dall’effetto combinato di: a) diffusa vulnerabilità sociale e precarietà lavorativa; b) individualizzazione con scarsa autonomia soggettiva; c) problematicità della sicurezza a fronte della fragilità delle solidarietà collettive. Il concetto di vulnerabilità applicato alle dinamiche della flessibilità socio-lavorativa consente di evidenziare gli aspetti salienti della condizione contemporanea, ma anche di segnalare il perdurare dell’influenza di variabili tradizionalmente rilevanti, così come di specificare la rilevanza dello specifico contesto in cui le traiettorie flessibili prendono forma. Il «gioco» della flessibilità fra traiettorie sostenibili e traiettorie erosive si struttura dunque sulla base della maggior o minor vulnerabilità in riferimento a: - l’indebolimento tendenziale delle forme di riconoscimento, della formazione di una coscienza collettiva, della produzione collettiva di strumenti di conoscenza e programmazione, a seguito dei richiamati processi di de-istituzionalizzazione e individualizzazione della vita sociale (un individualismo «per difetto», come in letteratura viene denominato); tutti processi particolarmente evidenti in ambito lavorativo; - la tendenziale proliferazione e differenziazione degli stili di vita familiare e dei modi di fare famiglia; - la varietà del capitale sociale appropriabile al variare dei contesti locali di origine e di destinazione; - la varietà del capitale sociale individuale e delle relazioni sociali di prossimità, al variare delle biografie individuali, con particolare riferimento alle dinamiche migratorie e, più in generale, allo status socio-economico d’origine. Le traiettorie descritte dagli intervistati entro la flessibilità lavorativa mostrano un quadro che, come era lecito attendersi, appare assai articolato e mette in luce la ricchezza e complessità di ogni biografia, per certi versi sempre unica e incommensurabile alle altre. Eppure, proprio attraverso la lettura comparata di percorsi così personali appaiono in controluce alcune dinamiche ricorrenti, alcune variabili che obbligano a curvature e sbalzi il torrente delle vite individuali. L’esperienza della flessibilità lavorativa, comune alle 34 storie raccolte, è stata osservata rispetto a variabili di ordine sia socio-culturale sia soggettivo: in altre parole essa «ha preso vita» in rapporto al contesto storico reale che comprende anche – non solo, né prioritariamente – aspetti di tipo economico-produttivo. La flessibilità emergente è stata ricondotta ad una macro distinzione: da una parte le esperienze riconducibili ad una flessibilità che si dimostra sostenibile, dall’altra quelle ascrivibili ad una flessibilità che si rivela erosiva o precarizzante. La collocazione nell’una o nell’altra categoria è stata effettuata a partire dalla verifica dello stato e del peso esercitato da alcune dimensioni: il mercato del lavoro locale; la provenienza geografica; la famiglia (prevalentemente di origine, ma anche acquisita); il reddito/patrimonio; il genere; l’età; la collocazione territoriale; la formazione; la qualifica professionale; il tempo di permanenza in una condizione di lavoro flessibile; la capacità progettuale.
2006
Il volto sociale della precarietà. Una sfida per il welfare locale
141
161
A. Martelli
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