Bologna non ha mai scelto una chiara politica di sviluppo turistico, orientata a rafforzare e accrescere la sua competitività nel campo dell’economia manifatturiera e nei servizi per. Tuttavia a partire dagli anni Novanta, e in particolare a partire dalla L.R. del 1998 n.7, il turismo nelle città d’arte sta assumendo un peso importante nella politiche regionali come in quelle locali a conferma di un nuovo legame tra città e turismo. Le ultime rilevazioni del 2009 a cura dell’Ufficio statistico del Comune di Bologna confermano che la domanda turistica di Bologna sia in costante anche se lieve crescita, senza peraltro permetter una valutazione del fenomeno nella sua complessità e del suo impatto nella città, cioè se possa essre considerato un referente privilegiato del dinamismo e della qualità del territorio urbano e della sua comunità di insiders e outsiders. Già negli anni Sessanta, Umberto Toschi nella sua opera dedicata all’Emilia-Romagna affermava alla luce della sua esperienza e dei suoi studi geografici che le città dell’Emilia-Romagna, grandi o piccole, erano “compenetrate nel tessuto sociale ed economico dei loro intorni territoriali” (Toschi, 1971, p. 331), fenomeno che limitava il senso di studi dedicati unicamente allo spazio urbano. Solo Bologna mostrava di essere uno “spazio urbano”, in quanto la città mostrava un ruolo urbano per la sua dimensione demografica, un decimo della popolazione regionale nel 1961 e oggi un dodicesimo, e forniva funzioni di coordinamento regionale e rilevanza nazionale e internazionale maturate nel tempo e conservate con tenacia. Nella fascia del pedemonte , decumano fisico, politico, economico e sociale della moderna regione emiliano-romagnola, Bologna aveva assunto dall’Unità d’Italia il rango di guida regionale con un’identità marcata nello scenario europeo. Importante nodo di transito per merci, persone e conoscenze, Bologna è città molto antica, già urbana ai tempi villanoviani ed etruschi, che Marziale chiamò nel I secolo d.C. culta da cui l’appellativo attuale di “dotta”. Irriducibilmente romana nello spirito e nella cultura, essa fu il baluardo più avanzato del dominio bizantino e per questo semidistrutta nel periodo delle invasioni. A partire dall’età comunale la città conobbe una forte espansione urbanistica insieme a importanti flussi commerciali legati alla sua posizione strategica e ad una rete di canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Nel 1088 nasce da scuole preesistenti il glorioso Studium che fa dell’Alma Mater Studiorum di Bologna l’Università più antica del mondo, frequentata da giovani e studiosi di tutta Europa in passato come oggi, e che ha posto per molti secoli Bologna al primo posto della cultura europea. Alla fine del XII secolo, con i suoi 60.000 abitanti la città era diventata il maggior centro industriale tessile nazionale e la quinta città d’Europa per peso demografico alla pari di Milano, superata da Venezia e Firenze in Italia e da Parigi e Cordoba in Europa. I secoli XI e XII sono stati un primo periodo di splendore, legato al fiorire delle caratteristiche torri, oltre 200, innalzate dalla famiglie nobili e di cui le più famose, l’Asinelli (m 97,20) e la Garisenda (m 48,16) costituiscono ancora oggi il simbolo più forte delle città. Da questi secoli sino all’inizio del XVI, malgrado le continue lotte interne, la città di legno si trasformò in città di pietra e si arricchì di monumenti ed edifici civili, dimore private e di torri, caratterizzati dall’uso del mattone vivo, dell’arenaria e della pietra di gesso: nasce la “rossa Bologna”con i suoi portici e le grandi chiese, il centro monumentale e piazza Maggiore, la “piazza” per eccellenza (Toschi, 1971, 340), allora ininterrottamente sino ad oggi cuore della vita cittadina. Questo grande patrimonio venne restaurato e riqualificato a cavallo del XIX secolo quando Bologna si andava andata adeguando alle esigenze della modernità, al nuovo traffico urbano e ferroviario; lo stesso è avvenuto per cancellare i gravi danni provocati dai bombardamenti nel 1943-44. Comunque la città rimase compresa sino alla fine dell’Ottocento all’interno dell’ultima cinta di mura trecentesche, superata (e abbattuta quasi tutta) dalla nuova espansione urbanistica verso est ed ovest lungo la direttrice della via Emilia. In questa fase di innovazione moderna il centro storico ha subito sventramenti notevoli che hanno intaccato quel paesaggio urbano medievale e umanistico fino ad allora ben conservato. Le successive fasi di espansioni sono legate agli anni intorno al 1930 e soprattutto al secondo dopoguerra: si passò dalla ricostruzione alla nuove fabbriche ed edifici necessari per il marcato processo d’inurbamento e di crescita economica che portava ad ipotizzare una grande Bologna con oltre 800.000 abitanti: questo non è avvenuto e dal 1970 la città ha conosciuto un progressivo indebolimento della compagine demografica ed una delocalizzazione del tessuto produttivo. Da allora ad oggi Bologna sta vivendo una fase di trasformazione verso forme di innovazione territoriale declinate nelle permanenze che costituiscono l’identità del luogo, un percorso non agevole visto le numerose difficoltà che emergono nel tessuto sociale sia dal punto di vista politico ed economico. Quale siano oggi i suoi caratteri identitari, la cosiddetta ‘bolognesità’, e quanto sia condiviso il Patrimonio territoriale sono questioni importanti per disegnare il futuro di Bologna, il suo livello di competitività in una quadro di sostenibilità sociale, dove il turismo gioca un ruolo strategico a partire dai processi di internazionalizzazione a quelli di uso del Patrimonio sociale e del suo passato. Se dovessimo indicare gli aggettivi o gli elementi materiali e immateriali che identificano la città nell’immaginario collettivo presenti nelle parole dei mass media, nei giornali, in siti internet, nelle campagne pubblicitarie ma anche nella letteratura accademica (Toschi, 1971; Dallari, Gaddoni, 1994), è interessante notare come Bologna sia indicata nel parlare quotidiano con l’aggettivo ‘dotta’, ‘rossa’, “turrita” e ‘grassa’. Che dotta derivi dall’appellativo attribuitale da Marziale nel 1 secolo d.C. sembra scontato, e lo è, perché era referente di quanto gli abitanti di Bologna avessero assorbito la cultura romana, le sue leggi e il suo diritto, da cui si dipanano una lunga storia culturale legata alla nascita dello Studium e un forte impegno a tutto quello che è cultura: lo testimoniano le 400.000 presenze nei musei civici e oltre 1,3 milioni nelle biblioteche del 2009, un record a livello nazionale. Tradotto in termini turistici significa flussi e ospitalità per studenti stranieri e di fuori regione, significa eventi, festival, convegni, attività e servizi per giovani e altro ancora per gli insiders e gli outsiders. I due fattori attrattivi principali sono infatti cultura e affari, a cui si accompagna la percezione di una qualità di vita che vede Bologna eccellere nel panorama europeo, anche se negli ultimi decenni si è assistito ad un indebolimento della posizione internazionale della città e della sua immagine. Con il grande sviluppo edilizio avutosi dal XII al XVI secolo si forma quel patrimonio di edifici e strutture caratterizzate da materiali di color rosso che a partire dal XVIII secolo (Ricci, 1989) sarà attribuito alla città stessa, e poi colore simbolico anche della posizione politica legata al Partito Comunista e poi Partito Democratico che governa la città a partire dal secondo dopoguerra sino ad oggi con un’unica interruzione dal 2001 al 2005. La presenza di torri, e delle due torri in particolare , si declina ancora con l’aggettivo “turrita” (Toschi, 1971). Insieme a questo elemento del paesaggio urbanistico, i portici poi sono da dieci secoli l’elemento più caratteristico dell’edilizia bolognese con i loro quaranta chilometri di estensione. Luogo di contatto fra “dentro” e “fuori”, fra intimità delle case e dei cortili e la vita civile, il portico rimane ancora oggi, pur nelle mutate condizioni, simbolo e tramite di rapporti umani ed elemento di forte identità, nella lista di attesa per il riconoscimento UNESCO (Dallari, Gaddoni, 1994, p.61) L’aggettivo “grassa” attribuito a Bologna per la sua famosa tradizione culinaria nasce come mito gastronomico (Montanari, 2004) legato all’Università. Lo Studium costituisce fin dai secoli centrali del Medioevo il vero segno dell’identità cittadina, e attorno a questa identità si definisce anche quella gastronomica: Bologna è “dotta” perché “grassa”: solo l’abbondanza alimentare consente di accogliere e nutrire una popolazione studentesca molto grande per l’epoca, che si è mantenuta grande nel tempo rispetto alle dimensioni della città. “Grassa” perché “dotta”: il concentrarsi di studenti a Bologna garantisce uno straordinario arricchimento culturale anche nel campo della gastronomia; ciascuno porta la sua esperienza, fa di Bologna un luogo di incontro, un “ponte” fra varie tradizioni europee; tornando a casa, ciascuno di quegli studenti (e di quei professori) porta con sé ricordi positivi dei giorni passati in quella città, e si istituisce pertanto un meccanismo di doppia circolazione: lo Studio importa cultura gastronomica ed esporta un’immagine forte di sé. Non è quindi un paradosso che non dentro, ma fuori si cominci a costruire il mito di Bologna grassa: un mito che nasce, (ancora Montanari, 20049, a Parigi attorno al XII secolo; e di qui rimbalza a Bologna, che lo fa suo e lo conserva sino ad oggi. A questa identità millenaria si devono aggiungere le identità “moderne” meno famose ma altrettanto importanti: il centro fieristico e degli affari, il tessuto industriale legato alla meccanica, l’elettronica, la tecnologia legata alla medicina. A tutto ciò si assomma una stazione ferroviaria “onfalos” del sistema nazionale, una porta sul territorio ieri come oggi. Insomma una città con una identità millenaria e ricca di un patrimonio culturale e sociale, materiale e immateriale marcato che tuttavia negli ultimi decenni ha conosciuto la crisi della modernità, pur continuando ad attrarre uomini d’affari, di cultura, classi giovani e mature, ma che sembra non aver più una chiara visione del proprio futuro: ancora ci si confronta e ci si scontra nel campo politico e sociale su Bologna come città turistica.

IL TURISMO NELLA CITTA' DI BOLOGNA

DALLARI, FIORELLA
2012

Abstract

Bologna non ha mai scelto una chiara politica di sviluppo turistico, orientata a rafforzare e accrescere la sua competitività nel campo dell’economia manifatturiera e nei servizi per. Tuttavia a partire dagli anni Novanta, e in particolare a partire dalla L.R. del 1998 n.7, il turismo nelle città d’arte sta assumendo un peso importante nella politiche regionali come in quelle locali a conferma di un nuovo legame tra città e turismo. Le ultime rilevazioni del 2009 a cura dell’Ufficio statistico del Comune di Bologna confermano che la domanda turistica di Bologna sia in costante anche se lieve crescita, senza peraltro permetter una valutazione del fenomeno nella sua complessità e del suo impatto nella città, cioè se possa essre considerato un referente privilegiato del dinamismo e della qualità del territorio urbano e della sua comunità di insiders e outsiders. Già negli anni Sessanta, Umberto Toschi nella sua opera dedicata all’Emilia-Romagna affermava alla luce della sua esperienza e dei suoi studi geografici che le città dell’Emilia-Romagna, grandi o piccole, erano “compenetrate nel tessuto sociale ed economico dei loro intorni territoriali” (Toschi, 1971, p. 331), fenomeno che limitava il senso di studi dedicati unicamente allo spazio urbano. Solo Bologna mostrava di essere uno “spazio urbano”, in quanto la città mostrava un ruolo urbano per la sua dimensione demografica, un decimo della popolazione regionale nel 1961 e oggi un dodicesimo, e forniva funzioni di coordinamento regionale e rilevanza nazionale e internazionale maturate nel tempo e conservate con tenacia. Nella fascia del pedemonte , decumano fisico, politico, economico e sociale della moderna regione emiliano-romagnola, Bologna aveva assunto dall’Unità d’Italia il rango di guida regionale con un’identità marcata nello scenario europeo. Importante nodo di transito per merci, persone e conoscenze, Bologna è città molto antica, già urbana ai tempi villanoviani ed etruschi, che Marziale chiamò nel I secolo d.C. culta da cui l’appellativo attuale di “dotta”. Irriducibilmente romana nello spirito e nella cultura, essa fu il baluardo più avanzato del dominio bizantino e per questo semidistrutta nel periodo delle invasioni. A partire dall’età comunale la città conobbe una forte espansione urbanistica insieme a importanti flussi commerciali legati alla sua posizione strategica e ad una rete di canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Nel 1088 nasce da scuole preesistenti il glorioso Studium che fa dell’Alma Mater Studiorum di Bologna l’Università più antica del mondo, frequentata da giovani e studiosi di tutta Europa in passato come oggi, e che ha posto per molti secoli Bologna al primo posto della cultura europea. Alla fine del XII secolo, con i suoi 60.000 abitanti la città era diventata il maggior centro industriale tessile nazionale e la quinta città d’Europa per peso demografico alla pari di Milano, superata da Venezia e Firenze in Italia e da Parigi e Cordoba in Europa. I secoli XI e XII sono stati un primo periodo di splendore, legato al fiorire delle caratteristiche torri, oltre 200, innalzate dalla famiglie nobili e di cui le più famose, l’Asinelli (m 97,20) e la Garisenda (m 48,16) costituiscono ancora oggi il simbolo più forte delle città. Da questi secoli sino all’inizio del XVI, malgrado le continue lotte interne, la città di legno si trasformò in città di pietra e si arricchì di monumenti ed edifici civili, dimore private e di torri, caratterizzati dall’uso del mattone vivo, dell’arenaria e della pietra di gesso: nasce la “rossa Bologna”con i suoi portici e le grandi chiese, il centro monumentale e piazza Maggiore, la “piazza” per eccellenza (Toschi, 1971, 340), allora ininterrottamente sino ad oggi cuore della vita cittadina. Questo grande patrimonio venne restaurato e riqualificato a cavallo del XIX secolo quando Bologna si andava andata adeguando alle esigenze della modernità, al nuovo traffico urbano e ferroviario; lo stesso è avvenuto per cancellare i gravi danni provocati dai bombardamenti nel 1943-44. Comunque la città rimase compresa sino alla fine dell’Ottocento all’interno dell’ultima cinta di mura trecentesche, superata (e abbattuta quasi tutta) dalla nuova espansione urbanistica verso est ed ovest lungo la direttrice della via Emilia. In questa fase di innovazione moderna il centro storico ha subito sventramenti notevoli che hanno intaccato quel paesaggio urbano medievale e umanistico fino ad allora ben conservato. Le successive fasi di espansioni sono legate agli anni intorno al 1930 e soprattutto al secondo dopoguerra: si passò dalla ricostruzione alla nuove fabbriche ed edifici necessari per il marcato processo d’inurbamento e di crescita economica che portava ad ipotizzare una grande Bologna con oltre 800.000 abitanti: questo non è avvenuto e dal 1970 la città ha conosciuto un progressivo indebolimento della compagine demografica ed una delocalizzazione del tessuto produttivo. Da allora ad oggi Bologna sta vivendo una fase di trasformazione verso forme di innovazione territoriale declinate nelle permanenze che costituiscono l’identità del luogo, un percorso non agevole visto le numerose difficoltà che emergono nel tessuto sociale sia dal punto di vista politico ed economico. Quale siano oggi i suoi caratteri identitari, la cosiddetta ‘bolognesità’, e quanto sia condiviso il Patrimonio territoriale sono questioni importanti per disegnare il futuro di Bologna, il suo livello di competitività in una quadro di sostenibilità sociale, dove il turismo gioca un ruolo strategico a partire dai processi di internazionalizzazione a quelli di uso del Patrimonio sociale e del suo passato. Se dovessimo indicare gli aggettivi o gli elementi materiali e immateriali che identificano la città nell’immaginario collettivo presenti nelle parole dei mass media, nei giornali, in siti internet, nelle campagne pubblicitarie ma anche nella letteratura accademica (Toschi, 1971; Dallari, Gaddoni, 1994), è interessante notare come Bologna sia indicata nel parlare quotidiano con l’aggettivo ‘dotta’, ‘rossa’, “turrita” e ‘grassa’. Che dotta derivi dall’appellativo attribuitale da Marziale nel 1 secolo d.C. sembra scontato, e lo è, perché era referente di quanto gli abitanti di Bologna avessero assorbito la cultura romana, le sue leggi e il suo diritto, da cui si dipanano una lunga storia culturale legata alla nascita dello Studium e un forte impegno a tutto quello che è cultura: lo testimoniano le 400.000 presenze nei musei civici e oltre 1,3 milioni nelle biblioteche del 2009, un record a livello nazionale. Tradotto in termini turistici significa flussi e ospitalità per studenti stranieri e di fuori regione, significa eventi, festival, convegni, attività e servizi per giovani e altro ancora per gli insiders e gli outsiders. I due fattori attrattivi principali sono infatti cultura e affari, a cui si accompagna la percezione di una qualità di vita che vede Bologna eccellere nel panorama europeo, anche se negli ultimi decenni si è assistito ad un indebolimento della posizione internazionale della città e della sua immagine. Con il grande sviluppo edilizio avutosi dal XII al XVI secolo si forma quel patrimonio di edifici e strutture caratterizzate da materiali di color rosso che a partire dal XVIII secolo (Ricci, 1989) sarà attribuito alla città stessa, e poi colore simbolico anche della posizione politica legata al Partito Comunista e poi Partito Democratico che governa la città a partire dal secondo dopoguerra sino ad oggi con un’unica interruzione dal 2001 al 2005. La presenza di torri, e delle due torri in particolare , si declina ancora con l’aggettivo “turrita” (Toschi, 1971). Insieme a questo elemento del paesaggio urbanistico, i portici poi sono da dieci secoli l’elemento più caratteristico dell’edilizia bolognese con i loro quaranta chilometri di estensione. Luogo di contatto fra “dentro” e “fuori”, fra intimità delle case e dei cortili e la vita civile, il portico rimane ancora oggi, pur nelle mutate condizioni, simbolo e tramite di rapporti umani ed elemento di forte identità, nella lista di attesa per il riconoscimento UNESCO (Dallari, Gaddoni, 1994, p.61) L’aggettivo “grassa” attribuito a Bologna per la sua famosa tradizione culinaria nasce come mito gastronomico (Montanari, 2004) legato all’Università. Lo Studium costituisce fin dai secoli centrali del Medioevo il vero segno dell’identità cittadina, e attorno a questa identità si definisce anche quella gastronomica: Bologna è “dotta” perché “grassa”: solo l’abbondanza alimentare consente di accogliere e nutrire una popolazione studentesca molto grande per l’epoca, che si è mantenuta grande nel tempo rispetto alle dimensioni della città. “Grassa” perché “dotta”: il concentrarsi di studenti a Bologna garantisce uno straordinario arricchimento culturale anche nel campo della gastronomia; ciascuno porta la sua esperienza, fa di Bologna un luogo di incontro, un “ponte” fra varie tradizioni europee; tornando a casa, ciascuno di quegli studenti (e di quei professori) porta con sé ricordi positivi dei giorni passati in quella città, e si istituisce pertanto un meccanismo di doppia circolazione: lo Studio importa cultura gastronomica ed esporta un’immagine forte di sé. Non è quindi un paradosso che non dentro, ma fuori si cominci a costruire il mito di Bologna grassa: un mito che nasce, (ancora Montanari, 20049, a Parigi attorno al XII secolo; e di qui rimbalza a Bologna, che lo fa suo e lo conserva sino ad oggi. A questa identità millenaria si devono aggiungere le identità “moderne” meno famose ma altrettanto importanti: il centro fieristico e degli affari, il tessuto industriale legato alla meccanica, l’elettronica, la tecnologia legata alla medicina. A tutto ciò si assomma una stazione ferroviaria “onfalos” del sistema nazionale, una porta sul territorio ieri come oggi. Insomma una città con una identità millenaria e ricca di un patrimonio culturale e sociale, materiale e immateriale marcato che tuttavia negli ultimi decenni ha conosciuto la crisi della modernità, pur continuando ad attrarre uomini d’affari, di cultura, classi giovani e mature, ma che sembra non aver più una chiara visione del proprio futuro: ancora ci si confronta e ci si scontra nel campo politico e sociale su Bologna come città turistica.
2012
TURISMO E SVILUPPO URBANO IN ITALIA
281
297
GRANDI SILVIA; DALLARI FIORELLA
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