Il fondamentale apporto offerto dagli ordini religiosi nati dopo il Concilio di Trento allo sviluppo di una comunicazione visiva, devota e didattica, popolare e internazionale, basata sulla capillare diffusione di immagini sapientemente elaborate è ormai un dato acquisito dalla cultura europea. In continua interazione con altri ordini religiosi come la Compagnia del Gesù e la Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, gli Scolopi affidarono anche alle immagini la definizione, identitaria, del loro apostolato. L’analisi degli archivi e delle collezioni d’arte della Curia Generalizia dell’Ordine, all’interno di un progetto di ricerca personale selezionato dal CNRS frances su concorso nazionale, ha evidenziato come nell’attività figurativa promossa dalle Scuole Pie, forme estetiche e media definiscano i caratteri di una politica eidetica, dai contorni internazionali. Politica culturale che seppe unire l’arte alla diffusione dei valori cristiani, ma anche alle esigenze di una nuova gerarchia dei saperi progressivamente imposta dall’adesione dell’epoca moderna alla “scienza nuova”. L’arte diventa così vettore di "pietas" ma anche di "paideia", strumento ed oggetto insieme di una consapevole mediazione della cultura e della religione tramite il visivo. Il volume, grazie ad una lunga ricerca negli Archivi Generalizi della Casa Romana dell’Ordine degli Scolopi, propone la pubblicazione di documenti ed immagini rari o inediti, e mostra la ricchezza di un tessuto storico e artistico complesso ove opere d’arte sacra, libri illustrati, progetti d’architettura, stampe, reliquiari conservano una coerenza vitale ed una capacità di connessione con la memoria del passato. Il volume, di 350 pagine, si compone di una introduzione che sottolinea il carattere di modernità dell’Ordine rispetto al “cuore barocco di Roma”. Seguono quindi sette capitoli: nel capitolo 1 si analizza l’importanza assunta dall’arte negli scritti di San Giuseppe Calasanzio che illustrano una sinergia esemplare tra gli atelier romani e un Ordine di cui fecero parte anche Giuseppe e Salvator Rosa; nel capitolo 2 si analizza il “modo nostro”, cioè il rapporto tra l’elaborazione delle iniziative architettoniche ed il messaggio eidetico promosso dall’Ordine, spesso secondo una gestione centralizzata dei progetti; nel capitolo 3 si analizzano la circolazione europea delle maestranze e gli orizzonti internazionali assunti dalla committenza, dalla produzione e dalla riproduzione di immagini e modelli; nel capitolo 4 si studia l’importanza dell’incisione per la formazione di una tradizione iconografica che mantenne tutta il suo rilievo fino alla fine del Settecento; nel capitolo 5 si osserva il sistema delle arti promosso rispetto alla realizzazione di apparati effimeri o, al contrario, di committenze destinate ad influire sulla visibilità storica dell’Ordine; nel capitolo 6 si analizzano le collezioni d’arte della Curia Generalizia di Roma studiate nella loro formazione storica e nel loro ruolo di display; nel settimo capitolo, dedicato al rapporto tra arte e scienza nella cultura delle Scuole Pie, si evidenzia la straordinaria importanza assunta dal modello galileiano – molti scolopi furono allievi di Galileo – per promuovere immagini per conoscere “vivamente”. Seguono la conclusione, le indicazioni dell’Archivum Generale Scholarum Piarum, la bibliografia e l’indice dei nomi.

"Pietas et scientia". Un sistema delle arti nell'Europa del Barocco

COSTA, SANDRA
2013

Abstract

Il fondamentale apporto offerto dagli ordini religiosi nati dopo il Concilio di Trento allo sviluppo di una comunicazione visiva, devota e didattica, popolare e internazionale, basata sulla capillare diffusione di immagini sapientemente elaborate è ormai un dato acquisito dalla cultura europea. In continua interazione con altri ordini religiosi come la Compagnia del Gesù e la Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, gli Scolopi affidarono anche alle immagini la definizione, identitaria, del loro apostolato. L’analisi degli archivi e delle collezioni d’arte della Curia Generalizia dell’Ordine, all’interno di un progetto di ricerca personale selezionato dal CNRS frances su concorso nazionale, ha evidenziato come nell’attività figurativa promossa dalle Scuole Pie, forme estetiche e media definiscano i caratteri di una politica eidetica, dai contorni internazionali. Politica culturale che seppe unire l’arte alla diffusione dei valori cristiani, ma anche alle esigenze di una nuova gerarchia dei saperi progressivamente imposta dall’adesione dell’epoca moderna alla “scienza nuova”. L’arte diventa così vettore di "pietas" ma anche di "paideia", strumento ed oggetto insieme di una consapevole mediazione della cultura e della religione tramite il visivo. Il volume, grazie ad una lunga ricerca negli Archivi Generalizi della Casa Romana dell’Ordine degli Scolopi, propone la pubblicazione di documenti ed immagini rari o inediti, e mostra la ricchezza di un tessuto storico e artistico complesso ove opere d’arte sacra, libri illustrati, progetti d’architettura, stampe, reliquiari conservano una coerenza vitale ed una capacità di connessione con la memoria del passato. Il volume, di 350 pagine, si compone di una introduzione che sottolinea il carattere di modernità dell’Ordine rispetto al “cuore barocco di Roma”. Seguono quindi sette capitoli: nel capitolo 1 si analizza l’importanza assunta dall’arte negli scritti di San Giuseppe Calasanzio che illustrano una sinergia esemplare tra gli atelier romani e un Ordine di cui fecero parte anche Giuseppe e Salvator Rosa; nel capitolo 2 si analizza il “modo nostro”, cioè il rapporto tra l’elaborazione delle iniziative architettoniche ed il messaggio eidetico promosso dall’Ordine, spesso secondo una gestione centralizzata dei progetti; nel capitolo 3 si analizzano la circolazione europea delle maestranze e gli orizzonti internazionali assunti dalla committenza, dalla produzione e dalla riproduzione di immagini e modelli; nel capitolo 4 si studia l’importanza dell’incisione per la formazione di una tradizione iconografica che mantenne tutta il suo rilievo fino alla fine del Settecento; nel capitolo 5 si osserva il sistema delle arti promosso rispetto alla realizzazione di apparati effimeri o, al contrario, di committenze destinate ad influire sulla visibilità storica dell’Ordine; nel capitolo 6 si analizzano le collezioni d’arte della Curia Generalizia di Roma studiate nella loro formazione storica e nel loro ruolo di display; nel settimo capitolo, dedicato al rapporto tra arte e scienza nella cultura delle Scuole Pie, si evidenzia la straordinaria importanza assunta dal modello galileiano – molti scolopi furono allievi di Galileo – per promuovere immagini per conoscere “vivamente”. Seguono la conclusione, le indicazioni dell’Archivum Generale Scholarum Piarum, la bibliografia e l’indice dei nomi.
2013
349
9788843071807
Sandra Costa
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/373605
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