La geografia moderna è volta alla trattazione degli ecosistemi, e per questo, secondo Vallega, tende a rappresentare il contesto naturale non più in termini fisici, bensì ecologici. Dalle conferenze dell’ONU, il concetto di biodiversità ecologica si è esteso al contesto economico e sociale, per essere riferito poi alle culture “considerate nell’insieme delle loro manifestazioni, naturali e spirituali” (Vallega, 2002, p.131). Secondo l’autorevole geografo, i tre livelli, ecologico, sociale e culturale combaciano con le tre componenti dello sviluppo sostenibile, integrità ecologica, efficienza economica ed equità sociale. Da qui deriverebbe, sempre secondo Vallega, la tendenza ad integrare nella geografia i fattori fisici, umani e culturali. Una nuova prospettiva di geografia olistica aumenterebbe la scientificità, la qualità della ricerca e le prospettive di sviluppo che considererebbero i territori in base a criteri non solo settoriali (idem, p. 133), ma interdisciplinari, o persino transdisciplinari, come suggerisce l’OCSE (2013). In una ricerca interdisciplinare intervengono anche elementi intangibili che misurano effetti tangibili, quali le moderne ricerche sul benessere e la nutrizione salutare. Le ricerche sul benessere sono debitrici in Italia a Berardo Cori (1990) e sono divenute un perno di studi interdisciplinari con il rapporto Stiglitz-Fitoussi. Gli studi sul lifestyle sono stati introdotti per la prima volta da Lazer nel 1964 (cit. in Lazer et al. 1984), in senso generico, per intendere sia attività che opinioni. Più avanti, precisamente nel 1994 van Raaij e Verhallen, Brunsø (et al. 2004), Grunert nel 2006 collegarono lo stile di vita allo strumento del cibo (FRL). Il legame lifestyle-cibo si è dimostrato uno strumento di studio valido per la sua validità costruttiva e statistica tanto da divenire base di programmi internazionali, europei, nazionali e locali.

Strategie della Cina per la sufficienza agro-alimentare

GALVANI, ADRIANA;BIN, PENG
2013

Abstract

La geografia moderna è volta alla trattazione degli ecosistemi, e per questo, secondo Vallega, tende a rappresentare il contesto naturale non più in termini fisici, bensì ecologici. Dalle conferenze dell’ONU, il concetto di biodiversità ecologica si è esteso al contesto economico e sociale, per essere riferito poi alle culture “considerate nell’insieme delle loro manifestazioni, naturali e spirituali” (Vallega, 2002, p.131). Secondo l’autorevole geografo, i tre livelli, ecologico, sociale e culturale combaciano con le tre componenti dello sviluppo sostenibile, integrità ecologica, efficienza economica ed equità sociale. Da qui deriverebbe, sempre secondo Vallega, la tendenza ad integrare nella geografia i fattori fisici, umani e culturali. Una nuova prospettiva di geografia olistica aumenterebbe la scientificità, la qualità della ricerca e le prospettive di sviluppo che considererebbero i territori in base a criteri non solo settoriali (idem, p. 133), ma interdisciplinari, o persino transdisciplinari, come suggerisce l’OCSE (2013). In una ricerca interdisciplinare intervengono anche elementi intangibili che misurano effetti tangibili, quali le moderne ricerche sul benessere e la nutrizione salutare. Le ricerche sul benessere sono debitrici in Italia a Berardo Cori (1990) e sono divenute un perno di studi interdisciplinari con il rapporto Stiglitz-Fitoussi. Gli studi sul lifestyle sono stati introdotti per la prima volta da Lazer nel 1964 (cit. in Lazer et al. 1984), in senso generico, per intendere sia attività che opinioni. Più avanti, precisamente nel 1994 van Raaij e Verhallen, Brunsø (et al. 2004), Grunert nel 2006 collegarono lo stile di vita allo strumento del cibo (FRL). Il legame lifestyle-cibo si è dimostrato uno strumento di studio valido per la sua validità costruttiva e statistica tanto da divenire base di programmi internazionali, europei, nazionali e locali.
2013
La Rete Planetaria della Cina – Il Regno di Mezzo nel mondo globalizzato
133
152
Galvani A.; Peng Bin;
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