Dalla storia del gatto emerge che il suo avvicinamento all’uomo è sempre stato in funzione della ricerca del cibo e, infatti, l’insediamento di gruppi di gatti in ambiente urbano o sub-urbano con formazione delle cosiddette colonie, è risultato essenzialmente in rapporto alla disponibilità più o meno costante di alimenti. I gatti delle colonie sono gatti domestici che hanno assunto caratteristiche ecologiche ed etologiche peculiari caratterizzate da: territorialità, organizzazione sociale, fonti alimentari, rapporto con l’uomo. L’habitat delle colonie feline è il più vario: cortili condominiali, parchi pubblici, ruderi, case abbandonate, adiacenze di fabbriche, di asili, di ospedali, mentre il numero dei gatti presenti è legato alla disponibilità di cibo. Un elevato numero di animali concentrati in uno spazio ristretto può però provocare una serie di inconvenienti legati al loro impatto sull’ambiente quali odori, fecalizzazione ambientale, rumori, abbandono e dispersione di avanzi di cibo e relativi contenitori, carte, ecc. e, non ultimo, malattie trasmissibili all’uomo (antropozoonosi) fra le quali possiamo inserire le dermatofitosi. In questo lavoro viene effettuato un aggiornamento sulla presenza di dermatofiti in colonie feline della provincia di Bologna. Materiali e metodi-Sono state esaminate 45 colonie (11 nell’area territoriale ASL Bologna città e 34 nell’area territoriale Bologna nord). comprendenti un totale di 691 gatti. Tra le colonie dell’area di Bologna città ne sono state scelte alcune che erano già state esaminate in un precedente lavoro (Galuppi e coll., 2000) per effettuare un confronto a distanza di 5 anni. In ciascuna colonia erano presenti da un minimo di 4 a un massimo di 75 gatti. Da 209 animali (87 gatti nell’area territoriale Bologna città e 122 nell’area territoriale Bologna Nord) sono state effettuati prelievi di pelo mediante spazzole che sono state seminate per infissione in capsule Petri contenenti Mycosel agar (BBL), poi incubate per 10 giorni a 26°C (+ 2) L'identificazione dei dermatofiti isolati si è basata sulla osservazione delle caratteristiche macro e microscopiche (Rebell e Taplin, 1974; Campbell et al.,1996; Badillet, 1991, ecc.). Risultati e conclusioni- Microsporum canis è stato isolato in 34 soggetti (16,27%) appartenenti a 8 (15,6%) colonie, in ciascuna delle quali sono risultati positivi dal 10% al 100% degli esaminati. In un soggetto era presente Trichophyton terrestre (dermatofita geofilo solitamente non patogeno) e occasionalmente sono stati osservati rari miceti cheratinofili geofili. M. canis è ancora il dermatofita di più frequente riscontro nel gatto. La prevalenza di colonie positive nell’hinterland bolognese (11,76%) sembra inferiore rispetto all’ambito cittadino (36,4%), ma la differenza non è risultata statisticamente significativa. La cosa che accomuna le due aree è una elevata prevalenza di soggetti positivi nelle colonie più numerose senza particolare predilezione di sesso ed età. La difficoltà concreta di riuscire ad avvicinare tutti i gatti e a disinfettare gli ambienti, in particolare nelle colonie numerose, può spiegare il riscontro di positività in due colonie riesaminate dopo 5 anni dalla precedente indagine

Le colonie feline come focus di dermatofiti: aggiornamenti nella provincia di Bologna

TAMPIERI, MARIA PAOLA;GALUPPI, ROBERTA;BONOLI, CRISTINA;
2006

Abstract

Dalla storia del gatto emerge che il suo avvicinamento all’uomo è sempre stato in funzione della ricerca del cibo e, infatti, l’insediamento di gruppi di gatti in ambiente urbano o sub-urbano con formazione delle cosiddette colonie, è risultato essenzialmente in rapporto alla disponibilità più o meno costante di alimenti. I gatti delle colonie sono gatti domestici che hanno assunto caratteristiche ecologiche ed etologiche peculiari caratterizzate da: territorialità, organizzazione sociale, fonti alimentari, rapporto con l’uomo. L’habitat delle colonie feline è il più vario: cortili condominiali, parchi pubblici, ruderi, case abbandonate, adiacenze di fabbriche, di asili, di ospedali, mentre il numero dei gatti presenti è legato alla disponibilità di cibo. Un elevato numero di animali concentrati in uno spazio ristretto può però provocare una serie di inconvenienti legati al loro impatto sull’ambiente quali odori, fecalizzazione ambientale, rumori, abbandono e dispersione di avanzi di cibo e relativi contenitori, carte, ecc. e, non ultimo, malattie trasmissibili all’uomo (antropozoonosi) fra le quali possiamo inserire le dermatofitosi. In questo lavoro viene effettuato un aggiornamento sulla presenza di dermatofiti in colonie feline della provincia di Bologna. Materiali e metodi-Sono state esaminate 45 colonie (11 nell’area territoriale ASL Bologna città e 34 nell’area territoriale Bologna nord). comprendenti un totale di 691 gatti. Tra le colonie dell’area di Bologna città ne sono state scelte alcune che erano già state esaminate in un precedente lavoro (Galuppi e coll., 2000) per effettuare un confronto a distanza di 5 anni. In ciascuna colonia erano presenti da un minimo di 4 a un massimo di 75 gatti. Da 209 animali (87 gatti nell’area territoriale Bologna città e 122 nell’area territoriale Bologna Nord) sono state effettuati prelievi di pelo mediante spazzole che sono state seminate per infissione in capsule Petri contenenti Mycosel agar (BBL), poi incubate per 10 giorni a 26°C (+ 2) L'identificazione dei dermatofiti isolati si è basata sulla osservazione delle caratteristiche macro e microscopiche (Rebell e Taplin, 1974; Campbell et al.,1996; Badillet, 1991, ecc.). Risultati e conclusioni- Microsporum canis è stato isolato in 34 soggetti (16,27%) appartenenti a 8 (15,6%) colonie, in ciascuna delle quali sono risultati positivi dal 10% al 100% degli esaminati. In un soggetto era presente Trichophyton terrestre (dermatofita geofilo solitamente non patogeno) e occasionalmente sono stati osservati rari miceti cheratinofili geofili. M. canis è ancora il dermatofita di più frequente riscontro nel gatto. La prevalenza di colonie positive nell’hinterland bolognese (11,76%) sembra inferiore rispetto all’ambito cittadino (36,4%), ma la differenza non è risultata statisticamente significativa. La cosa che accomuna le due aree è una elevata prevalenza di soggetti positivi nelle colonie più numerose senza particolare predilezione di sesso ed età. La difficoltà concreta di riuscire ad avvicinare tutti i gatti e a disinfettare gli ambienti, in particolare nelle colonie numerose, può spiegare il riscontro di positività in due colonie riesaminate dopo 5 anni dalla precedente indagine
8° Congresso Nazionale FIMUA
74
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Tampieri M.P.; Galuppi R.; Bonoli C.; Grazia C.; Mattioli R.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/35275
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