La tecnica di pesca a strascico effettuata in acque d’altura si impone prepotentemente nel Mediterraneo solo nel corso del Settecento, ma rimane ancora poco chiara l’origine. Si trattò di un’invenzione propria dei secoli dell’età moderna o piuttosto della riscoperta di metodi venatori ben più antichi, già efficacemente collaudati negli spazi lagunari e costieri? Alcune fonti iconografiche d’età romana e medievale in cui vengono raffigurate imbarcazioni, in atto di trainare una stessa rete navigando appaiate, sembrerebbero tradire l’antichità del sistema, ma, almeno al momento attuale delle ricerche non si è avuto modo di provarne il collaudo in alto mare prima della seconda metà del Seicento. E’ agli inizi di questo secolo infatti che si avvia una prima rivoluzione piscatoria con l’affermazione della cosiddetta pesca a tartana , che comporta l’introduzione di importanti migliorie nelle attrezzature veliche al fine di guadagnare campi di pesca anche lontano dalla costa, potenziando la spinta del vento per favorire il traino della rete. Già dalla fine del Cinquecento, in forza di un interessante mutamento dell’approccio alimentare verso il pesce , sempre più richiesto specie nelle regioni dell’Europa meridionale rimaste fedeli alla Chiesa di Roma soprattutto per motivi religiosi, e del progressivo ampliamento del mercato del prodotto fresco, vuoi per le nuove tecniche di conservazione con l’uso di ghiaccio e neve, vuoi per il miglioramento dei trasporti, nelle località vocate alle attività marittime e più in particolare alle attività alieutiche si documentano vistosi segnali di cambiamento. L’impossibilità di soddisfare la domanda di pesce sempre crescente con lo sfruttamento delle acque costiere e lagunari, peraltro rigidamente regolamentato dalle autorità con permessi di pesca a rotazione fra i numerosi pescatori che ne richiedevano l’accesso, per scongiurarne il depauperamento, ma anche per evitare conflitti fra gli aventi diritto (“per lo quieto vivere”), spinge le comunità storicamente più preparate (per es. Chioggia, Martigues, Gaeta, Torre del Greco, Procida, San Benedetto del Tronto) a guadagnare il mare aperto sperimentando più remunerativi metodi di cattura. La necessità di produrre quantitativi sempre maggiori porta così dapprima all’affermazione della pesca a tartana con l’utilizzo di una sola barca, poi a collaudare la pesca a strascico con barche accoppiate o in pariglia per trasportare insieme, con più forza, un’unica rete molto più grande. La pesca alturiera a coppia, più o meno contrastata nelle varie realtà geografiche per motivi soprattutto di carattere ecologico, rappresenta la grande novità del Settecento e nonostante le fasi di alterna fortuna, mantiene la sua validità da un punto di vista economico fino al Novecento.

La pesca a coppia. Invenzione dell'età moderna o riscoperta?

DE NICOLO', MARIA LUCIA
2005

Abstract

La tecnica di pesca a strascico effettuata in acque d’altura si impone prepotentemente nel Mediterraneo solo nel corso del Settecento, ma rimane ancora poco chiara l’origine. Si trattò di un’invenzione propria dei secoli dell’età moderna o piuttosto della riscoperta di metodi venatori ben più antichi, già efficacemente collaudati negli spazi lagunari e costieri? Alcune fonti iconografiche d’età romana e medievale in cui vengono raffigurate imbarcazioni, in atto di trainare una stessa rete navigando appaiate, sembrerebbero tradire l’antichità del sistema, ma, almeno al momento attuale delle ricerche non si è avuto modo di provarne il collaudo in alto mare prima della seconda metà del Seicento. E’ agli inizi di questo secolo infatti che si avvia una prima rivoluzione piscatoria con l’affermazione della cosiddetta pesca a tartana , che comporta l’introduzione di importanti migliorie nelle attrezzature veliche al fine di guadagnare campi di pesca anche lontano dalla costa, potenziando la spinta del vento per favorire il traino della rete. Già dalla fine del Cinquecento, in forza di un interessante mutamento dell’approccio alimentare verso il pesce , sempre più richiesto specie nelle regioni dell’Europa meridionale rimaste fedeli alla Chiesa di Roma soprattutto per motivi religiosi, e del progressivo ampliamento del mercato del prodotto fresco, vuoi per le nuove tecniche di conservazione con l’uso di ghiaccio e neve, vuoi per il miglioramento dei trasporti, nelle località vocate alle attività marittime e più in particolare alle attività alieutiche si documentano vistosi segnali di cambiamento. L’impossibilità di soddisfare la domanda di pesce sempre crescente con lo sfruttamento delle acque costiere e lagunari, peraltro rigidamente regolamentato dalle autorità con permessi di pesca a rotazione fra i numerosi pescatori che ne richiedevano l’accesso, per scongiurarne il depauperamento, ma anche per evitare conflitti fra gli aventi diritto (“per lo quieto vivere”), spinge le comunità storicamente più preparate (per es. Chioggia, Martigues, Gaeta, Torre del Greco, Procida, San Benedetto del Tronto) a guadagnare il mare aperto sperimentando più remunerativi metodi di cattura. La necessità di produrre quantitativi sempre maggiori porta così dapprima all’affermazione della pesca a tartana con l’utilizzo di una sola barca, poi a collaudare la pesca a strascico con barche accoppiate o in pariglia per trasportare insieme, con più forza, un’unica rete molto più grande. La pesca alturiera a coppia, più o meno contrastata nelle varie realtà geografiche per motivi soprattutto di carattere ecologico, rappresenta la grande novità del Settecento e nonostante le fasi di alterna fortuna, mantiene la sua validità da un punto di vista economico fino al Novecento.
1-136
DE NICOLO' M.
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