La ricerca intende indagare la connessione tra sacro e politico nei centri di Bologna e di Marzabotto, realtà parallele che hanno restituito per la fase di VI-V secolo a.C. notevoli evidenze di culti urbani fortemente connotati in senso istituzionale. Le due città sono le uniche in tutto il territorio etrusco padano ad avere strutture monumentali di carattere sacro e rappresentano pertanto il campo di indagine ideale per affrontare questo tema. In particolare la ricerca intende analizzare 1) il rapporto tra l’acropoli e lo spazio urbano fin dal momento stesso della fondazione della città pianificata 2) l’incidenza del sacro nell’articolazione urbanistica attraverso la costituzione di aree nevralgiche di carattere pubblico in cui è insita una duplice valenza politica e religiosa 3) l’interrelazione tra la città e territorio, attuata attraverso una serie di azioni di carattere rituale che ne definiscono i confini. 1)L’acropoli di Bologna (santuario di Villa Cassarini) di recente è stato oggetto di uno studio analitico, in corso di stampa, che ne ricostruisce strutture e evidenze materiali. Si intende ora applicare il modello interpretativo messo a punto a Marzabotto per verificare l’esistenza anche a Bologna di un rito di fondazione della città pianificata a partire dal nucleo generatore dell’acropoli attraverso una approfondita analisi topografica e astronomica. Questa prospettiva potrebbe gettare nuova luce sulla conoscenza dell’abitato di Bologna tra VI-V sec. a.C., notoriamente lacunosa, aprendo prospettive di ricerca assolutamente innovative. Il confronto con la vicina realtà di Marzabotto, il cui rito di fondazione è stato chiarito nei tempi, modi e soprattutto nei contenuti cultuali e cosmologici, appare quanto mai istruttivo. 2)La presenza di santuari nevralgici per la loro valenza politica all’interno della forma urbana potrà essere indagata in maniera approfondita a Marzabotto, il cui volto è mutato radicalmente dopo la scoperta del tempio di Tinia, che si configura come un vero e proprio tempio poliadico a cui era certamente demandato un importante ruolo di gestione politica. Le ricerche archeologiche nel santuario, oggetto degli scavi dell’UR nell’ultimo decennio, saranno ora ampliate verso est, dove indagini geofisiche prospettano l’esistenza di un’ampia area con edifici di grandi dimensioni già interpretata come una agorà rispetto alla quale l’adiacente santuario è, con ogni evidenza, strettamente interdipendente. Ne risulterebbe un intero settore della città riservato alla fruizione pubblica con funzioni di carattere politico-sacrale probabilmente connesse all’identità stessa del centro urbano. La ricerca si prefigge dunque, mediante lo scavo dell’area, di dare concrete risposte a queste aspettative, che, se confermate, getterebbero nuova luce non solo sulla città di Marzabotto, ma anche sull’urbanistica e sull’architettura etrusca. Si tratterebbe infatti del primo caso di agorà del mondo etrusco, oltre tutto annessa al tempio poliadico secondo schemi urbanistici noti nel mondo greco coloniale. Un ulteriore e importante elemento di indagine a Marzabotto è costituito dalla definizione della più antica fase edilizia che precede la costruzione della città regolare e pianificata, emersa al di sotto delle strutture del tempio. Si prefigura la possibilità di ricostruire una fase di occupazione databile alla seconda metà del VI secolo, nella quale il sacro riveste un ruolo determinante. 3)La distribuzione topografica delle tracce del sacro (depositi votivi, piccole aree di culto, singoli rinvenimenti di oggetti votivi) rintracciate nel territorio di Marzabotto costituiscono la base di partenza dello studio dedicato alle aree di culto che assumono la valenza politica di confine territoriale. La ricerca in tutte le sue articolazioni conta su un’equipe che opera da sempre sul territorio e sarà supportata da strumenti tecnologici e metodologie di indagine all’avanguardia.

La città etrusca e il sacro. Santuari e istituzioni politiche.

SASSATELLI, GIUSEPPE;
2013

Abstract

La ricerca intende indagare la connessione tra sacro e politico nei centri di Bologna e di Marzabotto, realtà parallele che hanno restituito per la fase di VI-V secolo a.C. notevoli evidenze di culti urbani fortemente connotati in senso istituzionale. Le due città sono le uniche in tutto il territorio etrusco padano ad avere strutture monumentali di carattere sacro e rappresentano pertanto il campo di indagine ideale per affrontare questo tema. In particolare la ricerca intende analizzare 1) il rapporto tra l’acropoli e lo spazio urbano fin dal momento stesso della fondazione della città pianificata 2) l’incidenza del sacro nell’articolazione urbanistica attraverso la costituzione di aree nevralgiche di carattere pubblico in cui è insita una duplice valenza politica e religiosa 3) l’interrelazione tra la città e territorio, attuata attraverso una serie di azioni di carattere rituale che ne definiscono i confini. 1)L’acropoli di Bologna (santuario di Villa Cassarini) di recente è stato oggetto di uno studio analitico, in corso di stampa, che ne ricostruisce strutture e evidenze materiali. Si intende ora applicare il modello interpretativo messo a punto a Marzabotto per verificare l’esistenza anche a Bologna di un rito di fondazione della città pianificata a partire dal nucleo generatore dell’acropoli attraverso una approfondita analisi topografica e astronomica. Questa prospettiva potrebbe gettare nuova luce sulla conoscenza dell’abitato di Bologna tra VI-V sec. a.C., notoriamente lacunosa, aprendo prospettive di ricerca assolutamente innovative. Il confronto con la vicina realtà di Marzabotto, il cui rito di fondazione è stato chiarito nei tempi, modi e soprattutto nei contenuti cultuali e cosmologici, appare quanto mai istruttivo. 2)La presenza di santuari nevralgici per la loro valenza politica all’interno della forma urbana potrà essere indagata in maniera approfondita a Marzabotto, il cui volto è mutato radicalmente dopo la scoperta del tempio di Tinia, che si configura come un vero e proprio tempio poliadico a cui era certamente demandato un importante ruolo di gestione politica. Le ricerche archeologiche nel santuario, oggetto degli scavi dell’UR nell’ultimo decennio, saranno ora ampliate verso est, dove indagini geofisiche prospettano l’esistenza di un’ampia area con edifici di grandi dimensioni già interpretata come una agorà rispetto alla quale l’adiacente santuario è, con ogni evidenza, strettamente interdipendente. Ne risulterebbe un intero settore della città riservato alla fruizione pubblica con funzioni di carattere politico-sacrale probabilmente connesse all’identità stessa del centro urbano. La ricerca si prefigge dunque, mediante lo scavo dell’area, di dare concrete risposte a queste aspettative, che, se confermate, getterebbero nuova luce non solo sulla città di Marzabotto, ma anche sull’urbanistica e sull’architettura etrusca. Si tratterebbe infatti del primo caso di agorà del mondo etrusco, oltre tutto annessa al tempio poliadico secondo schemi urbanistici noti nel mondo greco coloniale. Un ulteriore e importante elemento di indagine a Marzabotto è costituito dalla definizione della più antica fase edilizia che precede la costruzione della città regolare e pianificata, emersa al di sotto delle strutture del tempio. Si prefigura la possibilità di ricostruire una fase di occupazione databile alla seconda metà del VI secolo, nella quale il sacro riveste un ruolo determinante. 3)La distribuzione topografica delle tracce del sacro (depositi votivi, piccole aree di culto, singoli rinvenimenti di oggetti votivi) rintracciate nel territorio di Marzabotto costituiscono la base di partenza dello studio dedicato alle aree di culto che assumono la valenza politica di confine territoriale. La ricerca in tutte le sue articolazioni conta su un’equipe che opera da sempre sul territorio e sarà supportata da strumenti tecnologici e metodologie di indagine all’avanguardia.
2013
G. Bartoloni; M. Bonamici; M. Harari; A. Maggiani; A. Pontrandolfo; G. Sassatelli; S. Stopponi
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