Vorrei anzitutto provare a rintracciare gli elementi di un possibile Sitz im Leben dell’apologia di Origene, al di là della circostanza esterna che la muove: in quale misura il «Contro Celso» non resta semplicemente un’“opera da tavolino” e ci offre invece un metro per rivisitare ambienti e dibattiti nella comunità ecclesiale e negli ambienti religiosi e intellettuali attorno alla metà del III secolo? In secondo luogo, mi interessa comprendere quale è il profilo letterario dello scritto di Origene: non essendo in ipotesi un’‘opera di scuola’ – come lo sono, almeno dal punto di vista della loro genesi ambientale, i commentari esegetici – né tanto meno un testo avvicinabile alla produzione omiletica, quale statuto preciso riveste quest’opera costruita dal suo autore vincendo l’‘opzione del silenzio’? Infine, mi sembra che proprio questa alternativa respinta intervenga comunque in maniera determinante nello stesso articolarsi del discorso apologetico di Origene, anche in relazione al pubblico mirato da «Contro Celso». Se la risposta a Celso poggia su due grandi registri continuamente ripresi – confutazione e elaborazione dottrinale –, fino a che punto l’autore può spingersi verso un approfondimento del mistero cristiano agli occhi dei lettori dichiarati “infanti”, “deboli” o addirittura “digiuni” nella fede? Come si vedrà, il confine tra “apologia” e “testimonianza” è più fluido di quello che la natura del discorso apologetico sembrerebbe ammettere in via di principio.
Fra silenzio e parola: dall’apologia alla testimonianza del cristianesimo nel "Contro Celso" di Origene
PERRONE, LORENZO
2005
Abstract
Vorrei anzitutto provare a rintracciare gli elementi di un possibile Sitz im Leben dell’apologia di Origene, al di là della circostanza esterna che la muove: in quale misura il «Contro Celso» non resta semplicemente un’“opera da tavolino” e ci offre invece un metro per rivisitare ambienti e dibattiti nella comunità ecclesiale e negli ambienti religiosi e intellettuali attorno alla metà del III secolo? In secondo luogo, mi interessa comprendere quale è il profilo letterario dello scritto di Origene: non essendo in ipotesi un’‘opera di scuola’ – come lo sono, almeno dal punto di vista della loro genesi ambientale, i commentari esegetici – né tanto meno un testo avvicinabile alla produzione omiletica, quale statuto preciso riveste quest’opera costruita dal suo autore vincendo l’‘opzione del silenzio’? Infine, mi sembra che proprio questa alternativa respinta intervenga comunque in maniera determinante nello stesso articolarsi del discorso apologetico di Origene, anche in relazione al pubblico mirato da «Contro Celso». Se la risposta a Celso poggia su due grandi registri continuamente ripresi – confutazione e elaborazione dottrinale –, fino a che punto l’autore può spingersi verso un approfondimento del mistero cristiano agli occhi dei lettori dichiarati “infanti”, “deboli” o addirittura “digiuni” nella fede? Come si vedrà, il confine tra “apologia” e “testimonianza” è più fluido di quello che la natura del discorso apologetico sembrerebbe ammettere in via di principio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.