La straordinaria portata innovativa dell’arte di Manet nel catalogo monografico che accompagna la grande mostra romana al Complesso del Vittoriano. Dalle nature morte ai nostalgici suonatori ritratti alla maniera spagnola, dai ritratti di vati e poeti (Edgar Allan Poe, Mallarmé, Proust, Zola) alle indimenticabili figure femminili (la bellissima Berthe Morisot e l’amata Susanne Lenhoff), dalle splendide marine agli spaccati di vita parigina: circa centocinquanta opere provenienti dai principali musei di tutto il mondo mettono in luce l’audacia e il carisma di un artista che, pur non avendo mai partecipato alle mostre degli amici impressionisti, è per naturale designazione uno dei capiscuola. Considerato, di volta in volta, l’ultimo dei classici o il primo dei rivoluzionari, difensore della tradizione o precursore della pittura pura, Manet è in grado di magnetizzare, nell’ostilità e nell’entusiasmo, la vita artistica del suo tempo. Si è discusso se si debba preferire il pittore dei primi anni, ammiratore dei Veneti, degli Spagnoli e di Franz Hals, o se egli abbia trovato la sua strada quando, su suggestione di Monet, si converte al plein-air. In realtà egli ha guardato a molti, antichi e moderni, ma si tiene stretta una sua visione della natura e del mondo, suo costante assillo è di “essere del proprio tempo, dipingere la propria emozione”. Con l’abolizione della plasticità dei volumi, della prospettiva e del chiaroscuro, sostituiti dal contrasto e dal rapporto fra i toni, Manet fu il protagonista di una rivoluzione pittorica di vastissima portata; dalle sue opere Colazione sull’erba e Olympia si suole infatti datare l’inizio di un profondo rinnovamento che ebbe come primo frutto l’impressionismo e diede l’avvio all’arte moderna. “Manet è importante per noi quanto Cimabue e Giotto per gli italiani del Quattrocento” dirà Auguste Renoir, “poiché il Rinascimento è con lui che si prepara”.

Il grande incontro-scontro tra Manet e Monet

BARILLI, RENATO
2005

Abstract

La straordinaria portata innovativa dell’arte di Manet nel catalogo monografico che accompagna la grande mostra romana al Complesso del Vittoriano. Dalle nature morte ai nostalgici suonatori ritratti alla maniera spagnola, dai ritratti di vati e poeti (Edgar Allan Poe, Mallarmé, Proust, Zola) alle indimenticabili figure femminili (la bellissima Berthe Morisot e l’amata Susanne Lenhoff), dalle splendide marine agli spaccati di vita parigina: circa centocinquanta opere provenienti dai principali musei di tutto il mondo mettono in luce l’audacia e il carisma di un artista che, pur non avendo mai partecipato alle mostre degli amici impressionisti, è per naturale designazione uno dei capiscuola. Considerato, di volta in volta, l’ultimo dei classici o il primo dei rivoluzionari, difensore della tradizione o precursore della pittura pura, Manet è in grado di magnetizzare, nell’ostilità e nell’entusiasmo, la vita artistica del suo tempo. Si è discusso se si debba preferire il pittore dei primi anni, ammiratore dei Veneti, degli Spagnoli e di Franz Hals, o se egli abbia trovato la sua strada quando, su suggestione di Monet, si converte al plein-air. In realtà egli ha guardato a molti, antichi e moderni, ma si tiene stretta una sua visione della natura e del mondo, suo costante assillo è di “essere del proprio tempo, dipingere la propria emozione”. Con l’abolizione della plasticità dei volumi, della prospettiva e del chiaroscuro, sostituiti dal contrasto e dal rapporto fra i toni, Manet fu il protagonista di una rivoluzione pittorica di vastissima portata; dalle sue opere Colazione sull’erba e Olympia si suole infatti datare l’inizio di un profondo rinnovamento che ebbe come primo frutto l’impressionismo e diede l’avvio all’arte moderna. “Manet è importante per noi quanto Cimabue e Giotto per gli italiani del Quattrocento” dirà Auguste Renoir, “poiché il Rinascimento è con lui che si prepara”.
Edouard Manet
20
30
R. Barilli
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