I mosaici di Dafni sono considerati uno dei più importanti cicli musivi del periodo tardo bizantino. Non si hanno informazioni sulla datazione precisa di questo ciclo musivo, né sull’origine dei mosaicisti, anche se si ipotizza, per la qualità dell’opera, che le maestranze provenissero dalla capitale dell’impero bizantino. Nonostante la presenza di ampie lacune, la decorazione mostra chiaramente l’aderenza ad un programma iconografico e ad un ordine tematico simili a quelli di Hosios Lucas e di Nea Moni, considerati insieme con Dafni gli esempi più rappresentativi sia architettonici che decorativi di quel periodo (XI secolo d.C.). Il notevole pregio estetico dei mosaici è creato dagli effetti di luci ed ombre realizzati con una grande varietà di tonalità di colore delle tessere vitree. Tali tessere appartengono alla produzione vetraria tardo-bizantina, di cui poco si conosce, soprattutto in termini di tecnologia e di approvvigionamento di materie prime. In effetti, tutto il complesso della produzione di vetro bizantino per mosaico necessita di una sistematica classificazione: vari autori, infatti, hanno prodotto risultati su campionature di diversa epoca e provenienza, ma molte questioni restano ancora irrisolte. Fra queste, le più importanti riguardano l’identificazione delle aree di produzione e, conseguentemente, le rotte di distribuzione del materiale. La ricostruzione di un modello produttivo e della sua evoluzione su base cronologica e geografica potrà fornire risposte alle questioni riguardanti i luoghi, le materie prime e le tecnologie di produzione del vetro per mosaico, le cui caratteristiche chimico-fisiche differiscono sostanzialmente da quelle del vetro incolore. Il colore, infatti, rappresenta la peculiarità del vetro musivo, ma allo stato attuale, la sua origine nei vetri antichi è oggetto di discussione. In questo lavoro, una campionatura di circa 50 tessere musive di differente colorazione, recuperata dalle decorazioni musive del Monastero di Dafni durante recenti lavori di restauro, è stata analizzata per ciò che concerne la composizione chimica. In funzione della quantità di materiale disponibile, le tessere sono state sottoposte ad analisi chimica mediante spettrofotometria di emissione al plasma ad accoppiamento induttivo (ICP-OES), spettrometria di fluorescenza a Raggi-X (XRF) ed analisi con microsonda elettronica a dispersione di lunghezza d’onda (EMPA). La diffrattometria a Raggi-X (XRPD) è stata impiegata per il riconoscimento di fasi cristalline disperse nella matrice vetrosa, responsabili di opacità e/o colore del vetro. I dati composizionali hanno permesso una elaborazione statistica i cui risultati sono sufficientemente affidabili per definire la tipologia del vetro musivo utilizzata nei mosaici del monastero di Dafni, distinguendo materiali con caratteristiche “anomale” che non mancano mai in grandi decorazioni musive a causa di riutilizzo di materiali più antichi o di rifacimenti o restauri in epoche successive alla loro realizzazione, anche recenti. Il confronto fra la produzione del primo periodo bizantino e quella oggetto di questo lavoro ha fornito alcune importanti indicazioni sull’evoluzione della tecnologia e, possibilmente, sulle diverse materie prime impiegate. Infine, dal punto di vista della composizione chimica, risulta particolarmente interessante il confronto fra i vetri musivi del monastero di Dafni e quelli da Hosios Lukas, indagati da Freestone et al.* (1988) e di cui si prevede di poter disporre di ulteriori campioni. La grande varietà cromatica dei campioni da Dafni consente di approfondire le conoscenze sulle tecnologie per l’ottenimento delle varie tonalità e di avanzare ipotesi sull’origine chimico-fisica del colore nei vetri antichi. *I.C.Freestone, M.Bimson, D.Buckton (1988) Compositional categories of Byzantine glass tesserae in: 11e AIHV congrès, pp.271-279

Analisi archeometriche di vetri musivi tardo-bizantini dal Monastero di Dafni (Grecia)

FIORI, CESARE;VANDINI, MARIANGELA;
2006

Abstract

I mosaici di Dafni sono considerati uno dei più importanti cicli musivi del periodo tardo bizantino. Non si hanno informazioni sulla datazione precisa di questo ciclo musivo, né sull’origine dei mosaicisti, anche se si ipotizza, per la qualità dell’opera, che le maestranze provenissero dalla capitale dell’impero bizantino. Nonostante la presenza di ampie lacune, la decorazione mostra chiaramente l’aderenza ad un programma iconografico e ad un ordine tematico simili a quelli di Hosios Lucas e di Nea Moni, considerati insieme con Dafni gli esempi più rappresentativi sia architettonici che decorativi di quel periodo (XI secolo d.C.). Il notevole pregio estetico dei mosaici è creato dagli effetti di luci ed ombre realizzati con una grande varietà di tonalità di colore delle tessere vitree. Tali tessere appartengono alla produzione vetraria tardo-bizantina, di cui poco si conosce, soprattutto in termini di tecnologia e di approvvigionamento di materie prime. In effetti, tutto il complesso della produzione di vetro bizantino per mosaico necessita di una sistematica classificazione: vari autori, infatti, hanno prodotto risultati su campionature di diversa epoca e provenienza, ma molte questioni restano ancora irrisolte. Fra queste, le più importanti riguardano l’identificazione delle aree di produzione e, conseguentemente, le rotte di distribuzione del materiale. La ricostruzione di un modello produttivo e della sua evoluzione su base cronologica e geografica potrà fornire risposte alle questioni riguardanti i luoghi, le materie prime e le tecnologie di produzione del vetro per mosaico, le cui caratteristiche chimico-fisiche differiscono sostanzialmente da quelle del vetro incolore. Il colore, infatti, rappresenta la peculiarità del vetro musivo, ma allo stato attuale, la sua origine nei vetri antichi è oggetto di discussione. In questo lavoro, una campionatura di circa 50 tessere musive di differente colorazione, recuperata dalle decorazioni musive del Monastero di Dafni durante recenti lavori di restauro, è stata analizzata per ciò che concerne la composizione chimica. In funzione della quantità di materiale disponibile, le tessere sono state sottoposte ad analisi chimica mediante spettrofotometria di emissione al plasma ad accoppiamento induttivo (ICP-OES), spettrometria di fluorescenza a Raggi-X (XRF) ed analisi con microsonda elettronica a dispersione di lunghezza d’onda (EMPA). La diffrattometria a Raggi-X (XRPD) è stata impiegata per il riconoscimento di fasi cristalline disperse nella matrice vetrosa, responsabili di opacità e/o colore del vetro. I dati composizionali hanno permesso una elaborazione statistica i cui risultati sono sufficientemente affidabili per definire la tipologia del vetro musivo utilizzata nei mosaici del monastero di Dafni, distinguendo materiali con caratteristiche “anomale” che non mancano mai in grandi decorazioni musive a causa di riutilizzo di materiali più antichi o di rifacimenti o restauri in epoche successive alla loro realizzazione, anche recenti. Il confronto fra la produzione del primo periodo bizantino e quella oggetto di questo lavoro ha fornito alcune importanti indicazioni sull’evoluzione della tecnologia e, possibilmente, sulle diverse materie prime impiegate. Infine, dal punto di vista della composizione chimica, risulta particolarmente interessante il confronto fra i vetri musivi del monastero di Dafni e quelli da Hosios Lukas, indagati da Freestone et al.* (1988) e di cui si prevede di poter disporre di ulteriori campioni. La grande varietà cromatica dei campioni da Dafni consente di approfondire le conoscenze sulle tecnologie per l’ottenimento delle varie tonalità e di avanzare ipotesi sull’origine chimico-fisica del colore nei vetri antichi. *I.C.Freestone, M.Bimson, D.Buckton (1988) Compositional categories of Byzantine glass tesserae in: 11e AIHV congrès, pp.271-279
IV Congresso Nazionale di Archeometria- Scienza e Beni Culturali - Riassunti
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C.Fiori; M.Vandini; R.Arletti; G.Vezzalini
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