Tra i vari fattori dell’ambiente (pedologico, naturale, biologico) che influenzano profondamente la crescita delle piante, il suolo rappresenta certamente quello più complesso, più difficile da comprendere studiare ed approfondire, ma è anche quello dove, a parte le azioni dirette sviluppate dall’uomo sulle piante, più radicale può risultare l'effetto dell'intervento tecnico umano, anche a scala territoriale. La complessità delle manifestazioni che si svolgono nel suolo dipende molto dalla sua enorme eterogeneità chimica, non solo come sostanze ma anche come tipologia di particelle (cristalli ecc.), che lo costituiscono; essa è oltretutto determinata anche dalla coesistenza di una ampia componente spaziale caotica (l’influenza di questa è molto più modesta nelle ordinate strutture dei viventi) a cui si sovrappongono una serie di manifestazioni che rispondono alle rigorose leggi della fisica e della chimica, originando alcuni comportamenti regolari che vanno da quello microscopico fino agli orizzonti pedologici costituenti il suolo. Lo studio di base dell’ambiente edafico può essere prevalentemente affrontato sotto l'aspetto chimico, sotto l'aspetto fisico e sotto l'aspetto biologico. Tradizionalmente l’ordinamento degli studi universitari mitteleuropeo ha fortemente privilegiato lo studio chimico del suolo: ma ha sacrificato l'aspetto biologico; ha completamente ignorato l'approfondimento dello studio fisico del terreno, malgrado un anno di fisica pura, comunque poco utilizzata ai fini applicativi. L’approfondimento del comportamento fisico del suolo è stato invece molto ben sviluppato da circa un secolo nei paesi di cultura anglosassone. In Italia l'unica opera che trattava dell’argomento comparve nel 1981 e, anche se ben accolta nell'ambiente dell’idrologia e dell'ingegneria agraria, non ebbe seguito né fu sostenuta da adeguate iniziative didattiche nelle facoltà di settore e ciò malgrado il ruolo fondamentale che queste conoscenze hanno nello sviluppo e nella risoluzione di problemi di grande rilievo agronomico, quali la bonifica ed il drenaggio, l'erosione, l'irrigazione, l'aridocoltura. Un certo sviluppo della modellistica applicata ha tuttavia obbligato a prendere in considerazione il ruolo occupato dal comportamento fisico del terreno, e quindi l'utilità delle conoscenze delle sue basi teoriche. Date le origini e le finalità dei modelli, però, il loro fruitore non riesce ad essere pienamente consapevole della ricchezza dei risvolti teorici e soprattutto delle possibilità interpretative delle leggi della fisica del terreno e delle loro applicabilità alle più comuni condizioni della tecnica agronomica corrente; il modello, pur col merito di quantificare manifestazioni affidate di solito al puro aspetto tecnico-divulgativo, con le sue necessarie semplificazioni del processo fisico e le esigenze dell'algoritmo matematico, troppo spesso maschera, dietro la possibilità di ricavare un certo risultato (ed un numero viene fuori comunque), tutta la complessità dei processi fisici reali. Per queste ragioni gli autori della presente opera, forti di un'esperienza didattica oramai consolidata, hanno ritenuto interessante redigere questa ricca raccolta di esercizi di fisica dedicati alla fisica del terreno agrario, sviluppando dinanzi a ciascuna delle nove parti applicative un’ampia premessa a carattere prevalentemente divulgativo descrittivo (riducendo al minimo il formalismo matematico).

TERRENO AGRARIO il comportamento fisico

PATRUNO, ANTONIA
2005

Abstract

Tra i vari fattori dell’ambiente (pedologico, naturale, biologico) che influenzano profondamente la crescita delle piante, il suolo rappresenta certamente quello più complesso, più difficile da comprendere studiare ed approfondire, ma è anche quello dove, a parte le azioni dirette sviluppate dall’uomo sulle piante, più radicale può risultare l'effetto dell'intervento tecnico umano, anche a scala territoriale. La complessità delle manifestazioni che si svolgono nel suolo dipende molto dalla sua enorme eterogeneità chimica, non solo come sostanze ma anche come tipologia di particelle (cristalli ecc.), che lo costituiscono; essa è oltretutto determinata anche dalla coesistenza di una ampia componente spaziale caotica (l’influenza di questa è molto più modesta nelle ordinate strutture dei viventi) a cui si sovrappongono una serie di manifestazioni che rispondono alle rigorose leggi della fisica e della chimica, originando alcuni comportamenti regolari che vanno da quello microscopico fino agli orizzonti pedologici costituenti il suolo. Lo studio di base dell’ambiente edafico può essere prevalentemente affrontato sotto l'aspetto chimico, sotto l'aspetto fisico e sotto l'aspetto biologico. Tradizionalmente l’ordinamento degli studi universitari mitteleuropeo ha fortemente privilegiato lo studio chimico del suolo: ma ha sacrificato l'aspetto biologico; ha completamente ignorato l'approfondimento dello studio fisico del terreno, malgrado un anno di fisica pura, comunque poco utilizzata ai fini applicativi. L’approfondimento del comportamento fisico del suolo è stato invece molto ben sviluppato da circa un secolo nei paesi di cultura anglosassone. In Italia l'unica opera che trattava dell’argomento comparve nel 1981 e, anche se ben accolta nell'ambiente dell’idrologia e dell'ingegneria agraria, non ebbe seguito né fu sostenuta da adeguate iniziative didattiche nelle facoltà di settore e ciò malgrado il ruolo fondamentale che queste conoscenze hanno nello sviluppo e nella risoluzione di problemi di grande rilievo agronomico, quali la bonifica ed il drenaggio, l'erosione, l'irrigazione, l'aridocoltura. Un certo sviluppo della modellistica applicata ha tuttavia obbligato a prendere in considerazione il ruolo occupato dal comportamento fisico del terreno, e quindi l'utilità delle conoscenze delle sue basi teoriche. Date le origini e le finalità dei modelli, però, il loro fruitore non riesce ad essere pienamente consapevole della ricchezza dei risvolti teorici e soprattutto delle possibilità interpretative delle leggi della fisica del terreno e delle loro applicabilità alle più comuni condizioni della tecnica agronomica corrente; il modello, pur col merito di quantificare manifestazioni affidate di solito al puro aspetto tecnico-divulgativo, con le sue necessarie semplificazioni del processo fisico e le esigenze dell'algoritmo matematico, troppo spesso maschera, dietro la possibilità di ricavare un certo risultato (ed un numero viene fuori comunque), tutta la complessità dei processi fisici reali. Per queste ragioni gli autori della presente opera, forti di un'esperienza didattica oramai consolidata, hanno ritenuto interessante redigere questa ricca raccolta di esercizi di fisica dedicati alla fisica del terreno agrario, sviluppando dinanzi a ciascuna delle nove parti applicative un’ampia premessa a carattere prevalentemente divulgativo descrittivo (riducendo al minimo il formalismo matematico).
NO
8883610733
CAVAZZA L.; PATRUNO A.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/22023
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