Progetto dell'Unità operativa di Bologna Ravenna (2005110894_003 ) entro il quadro del PRIN diretto dal prof. Maurizio Vaudagna. Il progetto di ricerca intende risalire alle origini della costituzione di un sistema di diritti sociali in Italia, cercando di ricostruire le concezioni e le pratiche che costituiscono il contesto entro cui si collocano e si possono spiegare storicamente le soluzioni legislative adottate. La ricerca si articolerà in due parti: una relativa alla ricostruzione di tale contesto, con particolare riguardo all'azione svolta dal ricco tessuto associativo popolare, negli ultimi decenni del XIX e nel primo quindicennio del XX secolo, per affermare una serie di procedure e di concezioni, sul piano della previdenza, della solidarietà, dell'assistenza, che prefiguravano nella pratica, e in parte anche nella concreta azione politica, il costituirsi di un sistema di diritti sociali riconosciuti in via legislativa. La seconda riguarda il fatto che a questo sistema di diritti-doveri sul piano della formazione delle basi economiche della previdenza e della assistenza, corrispondeva poi una intensa e continua opera, da parte di queste associazioni, di pedagogia "morale", rivolta ad indurre i loro iscritti a comportamenti i cui cardini erano basati su virtù quali la personale probità, la previdenza e il risparmio, il rispetto per i vincoli familiari e solidaristici. Questa educazione al risparmio, così come l'educazione alla solidarietà, si esprimeva in una serie di norme e di modelli comportamentali che venivano proposti ai soci, non solo attraverso strumenti di persuasione o propaganda indiretta, ma anche attraverso una serie di norme comportamentali precise, previste negli statuti, nei regolamenti e in genere nella produzione normativa, più o meno formalizzata, che da queste associazioni veniva originata. Come corrispettivo e anzi come condizione preliminare per l'accesso alle prestazioni e ai diritti vi era cioè tutto un complesso di prescrizioni "morali" che solo indirettamente riguardavano la vera e propria vita associativa, gli obblighi assicurativi e previdenziali: si andava dalla proibizione dell'alcoolismo, del turpiloquio, dei reati comuni (non quelli politici), fino alle prescrizioni sull'abbigliamento e sul comportamento da tenere nelle feste sociali, alla proibizione di comportamenti disdicevoli o violenti nei confronti dei familiari anche nel privato dell'ambito domestico.

Associazionismo popolare e sicurezza sociale in Italia dall'età giolittiana al fascismo 1901-1922

TOMASSINI, LUIGI
2005

Abstract

Progetto dell'Unità operativa di Bologna Ravenna (2005110894_003 ) entro il quadro del PRIN diretto dal prof. Maurizio Vaudagna. Il progetto di ricerca intende risalire alle origini della costituzione di un sistema di diritti sociali in Italia, cercando di ricostruire le concezioni e le pratiche che costituiscono il contesto entro cui si collocano e si possono spiegare storicamente le soluzioni legislative adottate. La ricerca si articolerà in due parti: una relativa alla ricostruzione di tale contesto, con particolare riguardo all'azione svolta dal ricco tessuto associativo popolare, negli ultimi decenni del XIX e nel primo quindicennio del XX secolo, per affermare una serie di procedure e di concezioni, sul piano della previdenza, della solidarietà, dell'assistenza, che prefiguravano nella pratica, e in parte anche nella concreta azione politica, il costituirsi di un sistema di diritti sociali riconosciuti in via legislativa. La seconda riguarda il fatto che a questo sistema di diritti-doveri sul piano della formazione delle basi economiche della previdenza e della assistenza, corrispondeva poi una intensa e continua opera, da parte di queste associazioni, di pedagogia "morale", rivolta ad indurre i loro iscritti a comportamenti i cui cardini erano basati su virtù quali la personale probità, la previdenza e il risparmio, il rispetto per i vincoli familiari e solidaristici. Questa educazione al risparmio, così come l'educazione alla solidarietà, si esprimeva in una serie di norme e di modelli comportamentali che venivano proposti ai soci, non solo attraverso strumenti di persuasione o propaganda indiretta, ma anche attraverso una serie di norme comportamentali precise, previste negli statuti, nei regolamenti e in genere nella produzione normativa, più o meno formalizzata, che da queste associazioni veniva originata. Come corrispettivo e anzi come condizione preliminare per l'accesso alle prestazioni e ai diritti vi era cioè tutto un complesso di prescrizioni "morali" che solo indirettamente riguardavano la vera e propria vita associativa, gli obblighi assicurativi e previdenziali: si andava dalla proibizione dell'alcoolismo, del turpiloquio, dei reati comuni (non quelli politici), fino alle prescrizioni sull'abbigliamento e sul comportamento da tenere nelle feste sociali, alla proibizione di comportamenti disdicevoli o violenti nei confronti dei familiari anche nel privato dell'ambito domestico.
2005
TOMASSINI L
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