Introduzione I Il pessimismo dell’intelletto 1.La parodia ironica del capitalismo in "Erewhon" di Samuel Butler. 2. L’allegoria della morale borghese in "The Land of Darkness" di Margaret Oliphant. 3. La logica culturale dell’era tecnologica: "The Machine Stops" di Forster illustra Fredrick Jameson. 4. Satana e Gerione: la produzione della ‘ verità’ postmoderna. II L’ottimismo della speranza 5. Memoria come resistenza 6. Epifanie del ‘paradiso terrestre’: arte e natura in "A Crystal Age" di Hudson. 7. Scrittura e cultura della guerrain in "NEF" di G. Orwell 8. Genius loci e Occidente hegeliano nella visione di Lawrence Durrell. In un momento in cui, grazie alla globalizzazione, la civiltà dell’Occidente pare sul punto di poter legittimare le sue pretese d’universalità, sollevando reazioni e accesi dibattiti sullo spirito e sull’identità della propria cultura, la letteratura distopica si presenta come guida qualificata all’agenda della discussione, dal momento che fin dalle origini si è assunta il ruolo di coscienza della propria società e voce dell’anticanone e, per questo, è sempre stata variamente ‘misletta’, nell’intento di oscurarne la trasgressiva radicalità della critica. Da Jonathan Swift a Samuel Butler a E.M. Forster, da William Morris a Margaret Oliphant a George Orwell, è impressionante la capacità della distopia di individuare lo spirito profondo della cultura borghese e di esporne lucidamente i principi essenziali dell’individualismo e del progresso, anticipandone gli sviluppi nelle varie manifestazioni del materialismo economico e atrofia spirituale contemporanei. Ma prima ancora che dell’attualità dei temi, la grande forza di coinvolgimento della letteratura distopiaca è il risultato dell’efficacia della sua scrittura fantastica, capace di raggiungere, oltre l’ambito del razionale, quel fondo oscuro dove resiste il rimosso della nostra cultura del ‘avanti avanti’.

La critica alla cultura occidentale nella letteratura distopica inglese.

BATTAGLIA, MARIA BEATRICE
2006

Abstract

Introduzione I Il pessimismo dell’intelletto 1.La parodia ironica del capitalismo in "Erewhon" di Samuel Butler. 2. L’allegoria della morale borghese in "The Land of Darkness" di Margaret Oliphant. 3. La logica culturale dell’era tecnologica: "The Machine Stops" di Forster illustra Fredrick Jameson. 4. Satana e Gerione: la produzione della ‘ verità’ postmoderna. II L’ottimismo della speranza 5. Memoria come resistenza 6. Epifanie del ‘paradiso terrestre’: arte e natura in "A Crystal Age" di Hudson. 7. Scrittura e cultura della guerrain in "NEF" di G. Orwell 8. Genius loci e Occidente hegeliano nella visione di Lawrence Durrell. In un momento in cui, grazie alla globalizzazione, la civiltà dell’Occidente pare sul punto di poter legittimare le sue pretese d’universalità, sollevando reazioni e accesi dibattiti sullo spirito e sull’identità della propria cultura, la letteratura distopica si presenta come guida qualificata all’agenda della discussione, dal momento che fin dalle origini si è assunta il ruolo di coscienza della propria società e voce dell’anticanone e, per questo, è sempre stata variamente ‘misletta’, nell’intento di oscurarne la trasgressiva radicalità della critica. Da Jonathan Swift a Samuel Butler a E.M. Forster, da William Morris a Margaret Oliphant a George Orwell, è impressionante la capacità della distopia di individuare lo spirito profondo della cultura borghese e di esporne lucidamente i principi essenziali dell’individualismo e del progresso, anticipandone gli sviluppi nelle varie manifestazioni del materialismo economico e atrofia spirituale contemporanei. Ma prima ancora che dell’attualità dei temi, la grande forza di coinvolgimento della letteratura distopiaca è il risultato dell’efficacia della sua scrittura fantastica, capace di raggiungere, oltre l’ambito del razionale, quel fondo oscuro dove resiste il rimosso della nostra cultura del ‘avanti avanti’.
146
8880635042
M.B.Battaglia
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