Le colture geneticamente modificate occupano attualmente un’area di 81 milioni di ha. Circa il 75% della superficie totale è coltivato con piante resistenti agli erbicidi, mentre il restante è quasi interamente occupato da colture resistenti agli insetti, ottenute modificando il loro genoma con varianti del gene cry, presente in natura nel batterio Bacillus thuringiensis. Queste ultime hanno la potenzialità di contaminare il suolo attraverso gli essudati radicali e/o tramite l’incorporamento dei residui colturali. La potenziale contaminazione del suolo da parte di tossine Cry pone pertanto interrogativi sulla loro persistenza ambientale. Scopo principale della presente ricerca è stato quello di mettere a punto una metodica per la valutazione della persistenza di tossine Cry nel suolo mediante biosaggio. Il biosaggio è stato condotto impiegando larve di seconda età di Ostrinia nubilalis (Hübner) (Lepidoptera Crambidae). In particolare, è stata inoculata la tossina purificata Cry1Ac in campioni di suolo incubati alla capacità idrica di campo ed alla temperatura di 26°C. Ad intervalli regolari di tempo (0, 2, 4, 8, 12, 16, 32 gg), aliquote dei campioni incubati sono state incorporate alla dieta artificiale impiegata per l’allevamento delle larve. A 10 giorni dalla somministrazione della dieta trattata alle larve, si sono effettuati i controlli relativi alla loro mortalità. I risultati di questa indagine preliminare non hanno evidenziato differenze significative tra la mortalità dei campioni trattati rispetto al controllo. Si ipotizza che le difficoltà nel rilevare effetti tossici del suolo incorporato nella dieta artificiale siano dovute ai quantitativi troppo bassi di tossina impiegata. Sono pertanto necessari ancora numerosi accorgimenti per una standardizzazione di questa metodica. In particolare, occorre verificare fino a che livello si possa aumentare la percentuale di suolo da introdurre nella dieta, senza che questo causi disturbo all’attività trofica delle larve impiegate, e quindi la giusta dose di tossina da somministrare. La ricerca rientra in una più vasta indagine sugli effetti delle colture resistenti agli insetti sul suolo; alcuni risultati preliminari verranno illustrati nel poster.

Messa a punto di una metodica per la valutazione della persistenza nel suolo di tossine Cry

MARCHETTI, ELISA;ACCINELLI, CESARE;TALAME', VALENTINA;EPIFANI, ROSANNA
2005

Abstract

Le colture geneticamente modificate occupano attualmente un’area di 81 milioni di ha. Circa il 75% della superficie totale è coltivato con piante resistenti agli erbicidi, mentre il restante è quasi interamente occupato da colture resistenti agli insetti, ottenute modificando il loro genoma con varianti del gene cry, presente in natura nel batterio Bacillus thuringiensis. Queste ultime hanno la potenzialità di contaminare il suolo attraverso gli essudati radicali e/o tramite l’incorporamento dei residui colturali. La potenziale contaminazione del suolo da parte di tossine Cry pone pertanto interrogativi sulla loro persistenza ambientale. Scopo principale della presente ricerca è stato quello di mettere a punto una metodica per la valutazione della persistenza di tossine Cry nel suolo mediante biosaggio. Il biosaggio è stato condotto impiegando larve di seconda età di Ostrinia nubilalis (Hübner) (Lepidoptera Crambidae). In particolare, è stata inoculata la tossina purificata Cry1Ac in campioni di suolo incubati alla capacità idrica di campo ed alla temperatura di 26°C. Ad intervalli regolari di tempo (0, 2, 4, 8, 12, 16, 32 gg), aliquote dei campioni incubati sono state incorporate alla dieta artificiale impiegata per l’allevamento delle larve. A 10 giorni dalla somministrazione della dieta trattata alle larve, si sono effettuati i controlli relativi alla loro mortalità. I risultati di questa indagine preliminare non hanno evidenziato differenze significative tra la mortalità dei campioni trattati rispetto al controllo. Si ipotizza che le difficoltà nel rilevare effetti tossici del suolo incorporato nella dieta artificiale siano dovute ai quantitativi troppo bassi di tossina impiegata. Sono pertanto necessari ancora numerosi accorgimenti per una standardizzazione di questa metodica. In particolare, occorre verificare fino a che livello si possa aumentare la percentuale di suolo da introdurre nella dieta, senza che questo causi disturbo all’attività trofica delle larve impiegate, e quindi la giusta dose di tossina da somministrare. La ricerca rientra in una più vasta indagine sugli effetti delle colture resistenti agli insetti sul suolo; alcuni risultati preliminari verranno illustrati nel poster.
XX Congresso Nazionale Italiano di Entomologia, Perugia-Assisi, 13-18 giugno, 2005
408
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Marchetti E.; Accinelli C.; Talamè V.; Epifani R.
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