INTRODUZIONE Nella circolazione materna è possibile rintracciare cellule trofoblastiche di origine placentare attraverso specifici mRNAs (1,2). Studi recenti hanno riportato un aumento della concentrazione di mRNA dell’ormone rilasciante corticotropina (CRH), ormone che viene sintetizzato dalla placenta, nel sangue di pazienti affette da preeclampsia (3). Diversi RNA messaggeri (4) possono essere utilizzati proprio come test per individuare disturbi specifici della gravidanza. La concentrazione di mRNA nel sangue può variare in base all’espressione genica e al numero di cellule trofoblastiche presenti nel sangue materno. In questo studio abbiamo considerato pazienti affette da minaccia d’aborto. Tali pazienti, sulla base dei nostri dati, presentano concentrazioni più basse di mRNA del gene PLAC1 espresso dalla placenta sulla base di un anomalo sviluppo placentare. METODI Nel presente studio sono state considerate 10 pazienti gravide con minaccia d’aborto e con età gestazionale non superiore alle 20 settimane (gruppo delle minacce d’aborto). Per ogni paziente è stato ottenuto il consenso informato dell’Ospedale S.Orsola Malpighi–Università di Bologna relativo all’uso di materiale biologico per scopi di ricerca. Sono state escluse dal nostro studio gravidanze con feti con cariotipo anomalo e gravide affette da preeclampsia, gravidanze pre o post-termine, gravide con patologie uterine quali miomi o malformazioni, abruptio placentare, donne perse al follow up, pazienti con perdite ematiche vaginali attribuibili a lesione vaginale o cervicale. Sono state escluse dal nostro studio anche quelle pazienti che, a seguito di una perdita ematica vaginale hanno presentato un aborto (poiché la distruzione dei villi, l’apoptosi e la morte dell’embrione potrebbero essere responsabili dell’aumento del numero di cellule di origine placentare e di acidi nucleici circolanti nel sangue materno). In ultimo, sono state escluse tutte le gravidanze nelle quali è stata osservata, in epoca più avanzata, abruptio placentare quale possibile fonte di sanguinamento. Durante il periodo di ospedalizzazione tutte le donne sono state tenute a riposo a letto, in tutte le donne sono stati eseguiti routinari controlli ecografici e dosaggi della betaHCG. In totale sono state utilizzate 66 gravidanze come controlli. In tutte le donne valutate i campioni di sangue sono stati prelevati 1-2 giorni dopo il verificarsi della prima perdita ematica vaginale. I campioni di sangue periferico (500µL) raccolti in provette con EDTA sono stati processati entro un’ora dal prelievo. L’RNA totale è stato estratto utilizzando il Kit Starter ABI PRISM 6100 nucleic acid PerpStation. La trascrizione inversa è stata effettuata utilizzando il Kit High-Capacity cDNA Archive. L’RNA totale ottenuto è stato retrotrascritto in un volume finale 100µL. L’incubazione in un termociclatore GenAmp PCR System 9600 è stato effettuato in due fasi: 10 minuti a 25°C seguiti da 120 minuti a 37°C. L’analisi PCR quantitativa real-time è stata effettuata utilizzando il 5700 Sequence Detection System. I valori sono stati espressi in copie di mRNA per ml di sangue. Home Indice Comunicazioni Indice Autori Comunicazioni Ricerca nelle Comunicazioni RISULTATI in Tabella 1 sono riportate tutte le variabili cliniche ed i dati relativi alle concentrazioni di mRNA di PLAC1. Per i casi utilizzati come controlli sono stati calcolati valori medi di mRNA di PLAC1 di 356 (2.42-1616.237) copie/mL e di 42 (10.72-281.78) copie/mL per i casi di minacce d’aborto considerati. Cinque casi con un’età gestazionale mediana di 73 giorni (compresa tra 49-75) hanno presentato valori più bassi di PLAC1 rispetto ai 23 controlli di età gestazionale mediana pari a 73 (49-75) giorni (p-value =0.002). Inoltre 5 casi affetti da minaccia d’aborto, di età gestazionale mediana di 86 (78-126) giorni, presentano valori di messaggero di PLAC1 molto simili a quelli osservati nei 43 controlli. Questo risultato potrebbe essere messo in relazione ...

BASSI LIVELLI DI mRNA PER IL GENE PLAC1 NELLE GRAVIDANZE COMPLICATE DA PERDITE EMATICHE VAGINALI (MINACCIA D’ABORTO <20 SETTIMANE) MA CON SOPRAVVIVENZA FETALE

PILU, GIANLUIGI;FARINA, ANTONIO;RIZZO, NICOLA
2005

Abstract

INTRODUZIONE Nella circolazione materna è possibile rintracciare cellule trofoblastiche di origine placentare attraverso specifici mRNAs (1,2). Studi recenti hanno riportato un aumento della concentrazione di mRNA dell’ormone rilasciante corticotropina (CRH), ormone che viene sintetizzato dalla placenta, nel sangue di pazienti affette da preeclampsia (3). Diversi RNA messaggeri (4) possono essere utilizzati proprio come test per individuare disturbi specifici della gravidanza. La concentrazione di mRNA nel sangue può variare in base all’espressione genica e al numero di cellule trofoblastiche presenti nel sangue materno. In questo studio abbiamo considerato pazienti affette da minaccia d’aborto. Tali pazienti, sulla base dei nostri dati, presentano concentrazioni più basse di mRNA del gene PLAC1 espresso dalla placenta sulla base di un anomalo sviluppo placentare. METODI Nel presente studio sono state considerate 10 pazienti gravide con minaccia d’aborto e con età gestazionale non superiore alle 20 settimane (gruppo delle minacce d’aborto). Per ogni paziente è stato ottenuto il consenso informato dell’Ospedale S.Orsola Malpighi–Università di Bologna relativo all’uso di materiale biologico per scopi di ricerca. Sono state escluse dal nostro studio gravidanze con feti con cariotipo anomalo e gravide affette da preeclampsia, gravidanze pre o post-termine, gravide con patologie uterine quali miomi o malformazioni, abruptio placentare, donne perse al follow up, pazienti con perdite ematiche vaginali attribuibili a lesione vaginale o cervicale. Sono state escluse dal nostro studio anche quelle pazienti che, a seguito di una perdita ematica vaginale hanno presentato un aborto (poiché la distruzione dei villi, l’apoptosi e la morte dell’embrione potrebbero essere responsabili dell’aumento del numero di cellule di origine placentare e di acidi nucleici circolanti nel sangue materno). In ultimo, sono state escluse tutte le gravidanze nelle quali è stata osservata, in epoca più avanzata, abruptio placentare quale possibile fonte di sanguinamento. Durante il periodo di ospedalizzazione tutte le donne sono state tenute a riposo a letto, in tutte le donne sono stati eseguiti routinari controlli ecografici e dosaggi della betaHCG. In totale sono state utilizzate 66 gravidanze come controlli. In tutte le donne valutate i campioni di sangue sono stati prelevati 1-2 giorni dopo il verificarsi della prima perdita ematica vaginale. I campioni di sangue periferico (500µL) raccolti in provette con EDTA sono stati processati entro un’ora dal prelievo. L’RNA totale è stato estratto utilizzando il Kit Starter ABI PRISM 6100 nucleic acid PerpStation. La trascrizione inversa è stata effettuata utilizzando il Kit High-Capacity cDNA Archive. L’RNA totale ottenuto è stato retrotrascritto in un volume finale 100µL. L’incubazione in un termociclatore GenAmp PCR System 9600 è stato effettuato in due fasi: 10 minuti a 25°C seguiti da 120 minuti a 37°C. L’analisi PCR quantitativa real-time è stata effettuata utilizzando il 5700 Sequence Detection System. I valori sono stati espressi in copie di mRNA per ml di sangue. Home Indice Comunicazioni Indice Autori Comunicazioni Ricerca nelle Comunicazioni RISULTATI in Tabella 1 sono riportate tutte le variabili cliniche ed i dati relativi alle concentrazioni di mRNA di PLAC1. Per i casi utilizzati come controlli sono stati calcolati valori medi di mRNA di PLAC1 di 356 (2.42-1616.237) copie/mL e di 42 (10.72-281.78) copie/mL per i casi di minacce d’aborto considerati. Cinque casi con un’età gestazionale mediana di 73 giorni (compresa tra 49-75) hanno presentato valori più bassi di PLAC1 rispetto ai 23 controlli di età gestazionale mediana pari a 73 (49-75) giorni (p-value =0.002). Inoltre 5 casi affetti da minaccia d’aborto, di età gestazionale mediana di 86 (78-126) giorni, presentano valori di messaggero di PLAC1 molto simili a quelli osservati nei 43 controlli. Questo risultato potrebbe essere messo in relazione ...
ATTI della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
S. Grotti; S. Gabrielli; M. Piva; G. Pilu; D. Morano; A. Farina; N. Rizzo
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