Modello positivo nell’iconografia letteraria post-sessantottesca, il perdente, la cui bellezza nasce dal caparbio non arrendersi al sistema, viene travolto, in Occidente, negli anni Ottanta, dal mito del successo ad ogni costo, per poi riemergere, a fine secolo, apaticamente adagiato in un orizzonte di banali sconfitte quotidiane, senza più cause per cui lottare o ideali in cui credere, mentre nel Terzo Mondo e nelle ex-colonie trova nuova voce per raccontare la storia dalla parte dei vinti, in una serie di narrazioni epiche e magiche al tempo stesso. All’alba del Terzo Millennio, l’attacco alle Twin Towers impone una dimensione globale del fallimento, generalizzata e collettiva: di fronte a una tragedia di tale portata, è ora lo scrittore ad apparire perdente, incapace di trovare le parole per raccontare la realtà, smarrito in mondo frammentato di personaggi quasi afasici, che non sanno più comunicare. Questo volume esamina le trasformazioni che la figura del perdente ha subito nella narrativa in inglese degli ultimi cinquant’anni, in un percorso critico che va dai primi anni Sessanta, con Alan Sillitoe e il suo maratoneta solitario, fino ai giorni nostri, con i romanzi nati sulle macerie dell’11 settembre 2001, passando attraverso i beautiful losers di Leonard Cohen, gli antieroi postcoloniali di Salman Rushdie e Peter Carey, gli eterni adolescenti depressi di Nick Hornby e gli everymen di Graham Swift e Jonathan Coe.

Belli e perdenti. Antieroi e post-eroi nella narrativa contemporanea di lingua inglese

ALBERTAZZI, SILVIA
2012

Abstract

Modello positivo nell’iconografia letteraria post-sessantottesca, il perdente, la cui bellezza nasce dal caparbio non arrendersi al sistema, viene travolto, in Occidente, negli anni Ottanta, dal mito del successo ad ogni costo, per poi riemergere, a fine secolo, apaticamente adagiato in un orizzonte di banali sconfitte quotidiane, senza più cause per cui lottare o ideali in cui credere, mentre nel Terzo Mondo e nelle ex-colonie trova nuova voce per raccontare la storia dalla parte dei vinti, in una serie di narrazioni epiche e magiche al tempo stesso. All’alba del Terzo Millennio, l’attacco alle Twin Towers impone una dimensione globale del fallimento, generalizzata e collettiva: di fronte a una tragedia di tale portata, è ora lo scrittore ad apparire perdente, incapace di trovare le parole per raccontare la realtà, smarrito in mondo frammentato di personaggi quasi afasici, che non sanno più comunicare. Questo volume esamina le trasformazioni che la figura del perdente ha subito nella narrativa in inglese degli ultimi cinquant’anni, in un percorso critico che va dai primi anni Sessanta, con Alan Sillitoe e il suo maratoneta solitario, fino ai giorni nostri, con i romanzi nati sulle macerie dell’11 settembre 2001, passando attraverso i beautiful losers di Leonard Cohen, gli antieroi postcoloniali di Salman Rushdie e Peter Carey, gli eterni adolescenti depressi di Nick Hornby e gli everymen di Graham Swift e Jonathan Coe.
191
9788866770350
S. Albertazzi
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