I ministeri economici italiani negli anni Trenta furono quattro: il Ministero delle corporazioni, il Ministero dell’agricoltura e foreste, il Ministero per gli scambi e valute e il Ministero delle finanze. Il saggio si sofferma sulle strutture organizzative, sulle dirigenze politiche e amministrative e sul ruolo da esse svolto nella politica economica italiana. La costruzione degli apparati si caratterizzò per i frequenti interventi legislativi sulle strutture, sull’organizzazione interna e sulle competenze di ciascun ministero. Ne derivarono irrazionalità organizzativa, frammentazione degli apparati e delle attribuzioni ma anche, al tempo stesso, soluzioni particolarmente originali, distanti dalla rigidità e dall’elevata centralizzazione tipiche della tradizione amministrativa italiana. Emblematici, in questo senso, furono il Ministero delle corporazioni e quello per gli scambi e valute. Per quanto concerne gli uomini, il saggio si sofferma da un lato sul complesso rapporto tra politica e amministrazione (di cui si sottolinea la scarsa permeabilità della seconda alla prima) e sull’altrettanto decisivo rapporto tra pubblico e privato (le cui interazioni si intensificarono in misura rilevante nel periodo in esame). Il contributo passa infine ad analizzare il ruolo dei ministeri nella politica economica italiana. Negli anni Trenta si assistette alla crescita – in termini quantitativi, di funzioni e di rilievo amministrativo e politico – degli enti pubblici-economici, che sottrassero funzioni rilevanti ai ministeri. Questi tuttavia, riuscirono a conservare un informale potere di controllo sugli enti e, a partire dalla metà del decennio, recuperarono progressivamente una capacità di direzione e coordinamento.

I ministeri economici negli anni Trenta

GAGLIARDI, ALESSIO
2008

Abstract

I ministeri economici italiani negli anni Trenta furono quattro: il Ministero delle corporazioni, il Ministero dell’agricoltura e foreste, il Ministero per gli scambi e valute e il Ministero delle finanze. Il saggio si sofferma sulle strutture organizzative, sulle dirigenze politiche e amministrative e sul ruolo da esse svolto nella politica economica italiana. La costruzione degli apparati si caratterizzò per i frequenti interventi legislativi sulle strutture, sull’organizzazione interna e sulle competenze di ciascun ministero. Ne derivarono irrazionalità organizzativa, frammentazione degli apparati e delle attribuzioni ma anche, al tempo stesso, soluzioni particolarmente originali, distanti dalla rigidità e dall’elevata centralizzazione tipiche della tradizione amministrativa italiana. Emblematici, in questo senso, furono il Ministero delle corporazioni e quello per gli scambi e valute. Per quanto concerne gli uomini, il saggio si sofferma da un lato sul complesso rapporto tra politica e amministrazione (di cui si sottolinea la scarsa permeabilità della seconda alla prima) e sull’altrettanto decisivo rapporto tra pubblico e privato (le cui interazioni si intensificarono in misura rilevante nel periodo in esame). Il contributo passa infine ad analizzare il ruolo dei ministeri nella politica economica italiana. Negli anni Trenta si assistette alla crescita – in termini quantitativi, di funzioni e di rilievo amministrativo e politico – degli enti pubblici-economici, che sottrassero funzioni rilevanti ai ministeri. Questi tuttavia, riuscirono a conservare un informale potere di controllo sugli enti e, a partire dalla metà del decennio, recuperarono progressivamente una capacità di direzione e coordinamento.
Lo Stato negli anni Trenta. Istituzioni e regimi fascisti in Europa
149
167
A. Gagliardi
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