Contributo teso a portare in luce in forma dialogica le principali direttrici interpretative sottese all’allestimento dell’edizione teatrale de “La peste” di Camus, curato e diretto da chi scrive per il Teatro Stabile di Torino e il Teatro de Gli Incamminati, debuttato il 4 maggio 2004 presso il Teatro della Cavallerizza Reale di Torino. Il breve testo chiarisce come al fondo dello spettacolo citato stia la lettura della “Peste” come ‘romanzo di formazione’ sentimentale, come postrema via di un teatro impegnato all’interno di un orizzonte postmoderno che si è liberato delle ideologie e come una grande riflessione sul linguaggio. Una volta spiegate le ragioni che hanno presieduto all’adattamento drammaturgico del romanzo – concepito come ‘edizione teatrale’ ronconiana, con uno sdoppiamento, però, del protagonista in Rieux “giovane” e “vecchio”, teso ad evidenziare il peso che l’elegia del ricordo ha all’interno dell’opera di Camus –, lo scritto analizza la struttura ‘pedagogica’ ravvisabile al fondo della narrazione camusiana – traducendola teatralmente in termini di drammaturgia didattica alla Brecht –, sonda la natura di ‘classico’ dell’autore e ne mette in luce l’attualità proprio a partire dall’inchiesta intorno al suo scontro con Sartre e intorno alla diffidenza della cultura di sinistra ortodossa nei suoi confronti, così come mette in luce il peso assunto nel romanzo da un’interpretazione del linguaggio come luogo di fondazione della realtà e della comunità ‘politica’. Sullo sfondo il rapporto controverso di Camus con la religiosità: la sua inquietudine spirituale di non credente. Dall’incrocio di queste linee di studio, nasce uno spettacolo che porta in scena “La peste” come anonima epopea del “dramma della vita”, proiettato in una Parigi fine anni Quaranta illuminata dall’assolato ricordo dell’Algeria.

La peste è la vita, intervista a Claudio Longhi

LONGHI, CLAUDIO
2004

Abstract

Contributo teso a portare in luce in forma dialogica le principali direttrici interpretative sottese all’allestimento dell’edizione teatrale de “La peste” di Camus, curato e diretto da chi scrive per il Teatro Stabile di Torino e il Teatro de Gli Incamminati, debuttato il 4 maggio 2004 presso il Teatro della Cavallerizza Reale di Torino. Il breve testo chiarisce come al fondo dello spettacolo citato stia la lettura della “Peste” come ‘romanzo di formazione’ sentimentale, come postrema via di un teatro impegnato all’interno di un orizzonte postmoderno che si è liberato delle ideologie e come una grande riflessione sul linguaggio. Una volta spiegate le ragioni che hanno presieduto all’adattamento drammaturgico del romanzo – concepito come ‘edizione teatrale’ ronconiana, con uno sdoppiamento, però, del protagonista in Rieux “giovane” e “vecchio”, teso ad evidenziare il peso che l’elegia del ricordo ha all’interno dell’opera di Camus –, lo scritto analizza la struttura ‘pedagogica’ ravvisabile al fondo della narrazione camusiana – traducendola teatralmente in termini di drammaturgia didattica alla Brecht –, sonda la natura di ‘classico’ dell’autore e ne mette in luce l’attualità proprio a partire dall’inchiesta intorno al suo scontro con Sartre e intorno alla diffidenza della cultura di sinistra ortodossa nei suoi confronti, così come mette in luce il peso assunto nel romanzo da un’interpretazione del linguaggio come luogo di fondazione della realtà e della comunità ‘politica’. Sullo sfondo il rapporto controverso di Camus con la religiosità: la sua inquietudine spirituale di non credente. Dall’incrocio di queste linee di studio, nasce uno spettacolo che porta in scena “La peste” come anonima epopea del “dramma della vita”, proiettato in una Parigi fine anni Quaranta illuminata dall’assolato ricordo dell’Algeria.
La peste
39
49
A. Porcheddu; C. Longhi
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