Il saggio propone un'analisi del fenomeno squisitamente ottocentesco della nascita della regia, letto nella prospettiva delle questioni estetico-filosofiche che tale fenomeno solleva. Il percorso di progressiva affermazione della pratica della mise en scène nel corso del XIX secolo è studiato a partire dall'intreccio che si dà nei primi anni dell'Ottocento tra il pensiero estetico hegeliano e la poetica dei primi metteur en scène; quindi – senza trascurare la possibilità di un approccio marxiano alla riflessione intorno alle funzioni del regista – la nuova prassi registica è analizzata in rapporto al paradigma della filosofia ermeneutica nel solco della riflessione di Schleiermacher. In questa prospettiva di lettura la regia, sembrerebbe dunque essere una riprova teatrale della tesi della "morte dell'arte" desumibile dall'estetica di Hegel. Nello scorcio finale del saggio l'indagine intorno alla genesi "filosofica" della regia, si capovolge in una inchiesta intorno ai suoi possibili esiti. Riprendendo il filo della lettura hegeliana della mise en scène, la crisi del modello registico come istanza totalizzante, riscontrabile a cavallo tra la fine del Novecento e gli inizi del XXI secolo, si rivela così come un possibile correlato postmoderno del paradigma del 'pensiero debole' formulato da Vattimo e Rovatti.

La nascita della regia: prospettive filosofiche

LONGHI, CLAUDIO
2007

Abstract

Il saggio propone un'analisi del fenomeno squisitamente ottocentesco della nascita della regia, letto nella prospettiva delle questioni estetico-filosofiche che tale fenomeno solleva. Il percorso di progressiva affermazione della pratica della mise en scène nel corso del XIX secolo è studiato a partire dall'intreccio che si dà nei primi anni dell'Ottocento tra il pensiero estetico hegeliano e la poetica dei primi metteur en scène; quindi – senza trascurare la possibilità di un approccio marxiano alla riflessione intorno alle funzioni del regista – la nuova prassi registica è analizzata in rapporto al paradigma della filosofia ermeneutica nel solco della riflessione di Schleiermacher. In questa prospettiva di lettura la regia, sembrerebbe dunque essere una riprova teatrale della tesi della "morte dell'arte" desumibile dall'estetica di Hegel. Nello scorcio finale del saggio l'indagine intorno alla genesi "filosofica" della regia, si capovolge in una inchiesta intorno ai suoi possibili esiti. Riprendendo il filo della lettura hegeliana della mise en scène, la crisi del modello registico come istanza totalizzante, riscontrabile a cavallo tra la fine del Novecento e gli inizi del XXI secolo, si rivela così come un possibile correlato postmoderno del paradigma del 'pensiero debole' formulato da Vattimo e Rovatti.
La regia teatrale. Specchio delle brame della modernità
153
174
C. Longhi
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