La nutrizione dei vegetali si basa sull’assorbimento radicale degli elementi nutritivi dalla fase liquida del suolo (soil solution), mentre il contributo della parte epigea è di norma assai modesto, limitato a piccole aliquote di azoto e zolfo. La somminitrazione di calcio e di taluni microelementi alla chioma è praticata in stadi fenologici particolari e a situazioni contingenti di stress abiotici e biotici. Il regista naturale della nutrizione dei vegetali è pertanto il suolo, sistema polifasico molto complesso, che, a seconda della sua composizione fisico-chimica e microbiologica, condiziona fortemente la biodisponibilità degli elementi nutritivi. Infatti, gli apparati radicali si trovano in continua competizione con le fasi solide e con i microrganismi del suolo per l’assorbimento degli elementi nutritivi. La fertilizzazione delle arboree da frutto si può attuare 1) con la distribuzione al suolo; 2) con la fertirrigazione e 3) per via fogliare. In relazione alla modalità scelta occorrono fertilizzanti specifici. 1) La tradizionale fertilizzazione al terreno può disporre di prodotti solidi, fluidi o liquidi. In fase operativa, per ottimizzarne il risultato, si deve tenerne conto sia nella scelta che nei tempi e nelle modalità di distribuzione modificando le strategie d’intervento. L’obiettivo primario è sempre quello di assecondare la pianta nell’assorbimento degli elementi nutritivi, in relazione alle specifiche esigenze fenologiche. Si tratta di un obiettivo non facile da raggiungere con la distribuzione nel terreno dei fertilizzanti, a causa dei numerosi fattori (fisici, chimici, biochimici, microbiologici e climatici) che influiscono sulla disponibilità degli elementi dopo la loro somministrazione. Si tratta di un aspetto molto sentito per i fertilizzanti a base organica per i quali è fondamentale i tempi di mineralizzazione dell’azoto organico. 2) La fertirrigazione è una tecnica che può offrire indubbi vantaggi: migliora l'assorbimento e l’efficienza dei fertilizzanti ottimizzando l’impiego della risorsa idrica. Ai vantaggi agronomici si uniscono quelli ambientali, per i minori apporti di unità fertilizzanti e il calo di rischi d’inquinamento. Il mercato offre una vasta gamma di prodotti dei quali è fondamentale conoscere le caratteristiche fisico-chimiche per ottimizzarne l’impiego. Tali parametri devono servire a verificarne l’idoneità alle caratteristiche chimiche dell'acqua irrigua, oltre che alle esigenze nutrizionali della coltura e alle proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno. 3) L’impiego di prodotti fogliari (chioma) deve tendere a migliorare la nutrizione, l’assorbimento di taluni elementi e lo stato sanitario, a superare stati temporanei di stress (siccità, trapianto, gelate, grandinate). Un discorso particolare meritano i “biostimolanti”, prodotti ancora non bene classificati sotto il piano normativo e poco conosciuti sotto quello tecnico. Comunque sia, è bene puntualizzare che deve trattarsi esclusivamente di prodotti con azioni che a) devono contribuire positivamente al miglioramento della nutrizione e allo sviluppo delle specie vegetali; b) non devono dipendere dalla presenza e dall’azione dei soli elementi nutritivi (nessuna confusione con l’azione nutritiva); c) devono esplicare la loro attività a piccole dosi; e) non devono avere nulla a che fare con la presenza, anche minima, di fitoregolatori e fitormoni; f) devono essere, per quanto possibile, scientificamente dimostrate; g) devono essere riproducibili adottando gli stessi protocolli sperimentali; h) devono potersi misurare attraverso opportuni protocolli analitici. La relazione affronterà queste problematiche alla luce delle recenti acquisizione scientifiche e tecniche.

Fertilizzanti per una Gestione Sostenibile delle Colture Arboree da Frutto

CIAVATTA, CLAUDIO
2005

Abstract

La nutrizione dei vegetali si basa sull’assorbimento radicale degli elementi nutritivi dalla fase liquida del suolo (soil solution), mentre il contributo della parte epigea è di norma assai modesto, limitato a piccole aliquote di azoto e zolfo. La somminitrazione di calcio e di taluni microelementi alla chioma è praticata in stadi fenologici particolari e a situazioni contingenti di stress abiotici e biotici. Il regista naturale della nutrizione dei vegetali è pertanto il suolo, sistema polifasico molto complesso, che, a seconda della sua composizione fisico-chimica e microbiologica, condiziona fortemente la biodisponibilità degli elementi nutritivi. Infatti, gli apparati radicali si trovano in continua competizione con le fasi solide e con i microrganismi del suolo per l’assorbimento degli elementi nutritivi. La fertilizzazione delle arboree da frutto si può attuare 1) con la distribuzione al suolo; 2) con la fertirrigazione e 3) per via fogliare. In relazione alla modalità scelta occorrono fertilizzanti specifici. 1) La tradizionale fertilizzazione al terreno può disporre di prodotti solidi, fluidi o liquidi. In fase operativa, per ottimizzarne il risultato, si deve tenerne conto sia nella scelta che nei tempi e nelle modalità di distribuzione modificando le strategie d’intervento. L’obiettivo primario è sempre quello di assecondare la pianta nell’assorbimento degli elementi nutritivi, in relazione alle specifiche esigenze fenologiche. Si tratta di un obiettivo non facile da raggiungere con la distribuzione nel terreno dei fertilizzanti, a causa dei numerosi fattori (fisici, chimici, biochimici, microbiologici e climatici) che influiscono sulla disponibilità degli elementi dopo la loro somministrazione. Si tratta di un aspetto molto sentito per i fertilizzanti a base organica per i quali è fondamentale i tempi di mineralizzazione dell’azoto organico. 2) La fertirrigazione è una tecnica che può offrire indubbi vantaggi: migliora l'assorbimento e l’efficienza dei fertilizzanti ottimizzando l’impiego della risorsa idrica. Ai vantaggi agronomici si uniscono quelli ambientali, per i minori apporti di unità fertilizzanti e il calo di rischi d’inquinamento. Il mercato offre una vasta gamma di prodotti dei quali è fondamentale conoscere le caratteristiche fisico-chimiche per ottimizzarne l’impiego. Tali parametri devono servire a verificarne l’idoneità alle caratteristiche chimiche dell'acqua irrigua, oltre che alle esigenze nutrizionali della coltura e alle proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno. 3) L’impiego di prodotti fogliari (chioma) deve tendere a migliorare la nutrizione, l’assorbimento di taluni elementi e lo stato sanitario, a superare stati temporanei di stress (siccità, trapianto, gelate, grandinate). Un discorso particolare meritano i “biostimolanti”, prodotti ancora non bene classificati sotto il piano normativo e poco conosciuti sotto quello tecnico. Comunque sia, è bene puntualizzare che deve trattarsi esclusivamente di prodotti con azioni che a) devono contribuire positivamente al miglioramento della nutrizione e allo sviluppo delle specie vegetali; b) non devono dipendere dalla presenza e dall’azione dei soli elementi nutritivi (nessuna confusione con l’azione nutritiva); c) devono esplicare la loro attività a piccole dosi; e) non devono avere nulla a che fare con la presenza, anche minima, di fitoregolatori e fitormoni; f) devono essere, per quanto possibile, scientificamente dimostrate; g) devono essere riproducibili adottando gli stessi protocolli sperimentali; h) devono potersi misurare attraverso opportuni protocolli analitici. La relazione affronterà queste problematiche alla luce delle recenti acquisizione scientifiche e tecniche.
La Nutrizione delle Colture da Frutto
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C. Ciavatta
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