L'expressio causae - tradizionalmente indagata, nel vigore del codice civile del 1942, unicamente dal punto di vista delle c.d. prestazioni isolate - viene affrontata in maniera approfondita, analizzando il tema del «patto nudo» e dei vestimenta negotii, la relazione tra regole di contenuto e forma, la disciplina delle promesse attuali di una prestazione e della giustificazione ultima di attribuzioni patrimoniali, anche reali, strutturalmente unilaterali e non contrattuali, la natura degli atti ricognitivi, titolati e non, il concetto di esecuzione – affatto lato, ma sovente utilizzato per descrivere la relazione tra atti irrelati e c.d. operazione economica – e, su tutti, il tema dell’astrazione, sostanziale e processuale. L'opera conduce una ricognizione storico-dogmatica che muove dal diritto romano, analizza le evoluzione del diritto comune e la recezione, nei codici moderni, di alcune regole concernenti la circolazione dei diritti e la traduzione processuale del tema della causa. In particolare il raffronto con la sistematica del BGB e con gli istituti della Anerkennung, dell'ungerechtfertigte Bereicherungsrecht e con la figura della Zweckvereinbarung, si sono tratte preziose indicazioni in ordine alla adeguatezza di forme di recezione, in diritto italiano, dei modelli di astrazione propri dello Abstraktionsprinzip, applicato al Trennungsprinzip che, in Germania, recepisce la sistemazione di diritto comune della teoria del trasferimento. Per quanto attiene al diritto positivo vigente in Italia, l'opera sonda l'expressio causae nei contratti ad effetti bilaterali, nei contratti ad effetti unilaterali (tipici e atipici, ivi compresi i rapporti trilateri e i contratti di garanzia), nelle promesse unilaterali e negli atti ricognitivi. Con riferimento, infine, alla dibattuta questione della sorte, in diritto italiano, degli atti a causa esterna, in difetto di rapporto fondamentale, si formula un'ipotesi ricostruttiva che tiene conto della peculiarità tipologica dell'atto di dichiarare la causa. Dimostrando l’impossibilità di attribuire alla componente implicita ricognitiva dell’e.c. una capacità preclusiva in ordine alla piena cognizione giudiziale del difetto di giustificazione degli effetti finali, a pena di una sua sopravvalutazione e in contrasto con l’art. 1988 c.c., emerge l’impossibilità di mantenere validità all’attribuzione secondo un modello di astrazione sostanziale relativa. Ciò senza pretendere di applicare alla prestazione isolata l’art. 1418 c.c. in un’ottica tipicamente contrattuale; quest’ultima disconosce proprio la peculiarità strutturale, sopra ricordata, che la prestazione isolata pretende di avere, e che consiste come detto nella distinzione tra causa retinendi (il rapporto fondamentale, il cui difetto impone la rimozione di un effetto comunque verificatosi) e causa dell’atto (lo scopo, anche putativo, dichiarato, sì che in sua presenza la nullità dovrebbe escludersi).

L'expressio causae. Contributo allo studio dell'astrazione negoziale.

MARTINO, MARCO
2011

Abstract

L'expressio causae - tradizionalmente indagata, nel vigore del codice civile del 1942, unicamente dal punto di vista delle c.d. prestazioni isolate - viene affrontata in maniera approfondita, analizzando il tema del «patto nudo» e dei vestimenta negotii, la relazione tra regole di contenuto e forma, la disciplina delle promesse attuali di una prestazione e della giustificazione ultima di attribuzioni patrimoniali, anche reali, strutturalmente unilaterali e non contrattuali, la natura degli atti ricognitivi, titolati e non, il concetto di esecuzione – affatto lato, ma sovente utilizzato per descrivere la relazione tra atti irrelati e c.d. operazione economica – e, su tutti, il tema dell’astrazione, sostanziale e processuale. L'opera conduce una ricognizione storico-dogmatica che muove dal diritto romano, analizza le evoluzione del diritto comune e la recezione, nei codici moderni, di alcune regole concernenti la circolazione dei diritti e la traduzione processuale del tema della causa. In particolare il raffronto con la sistematica del BGB e con gli istituti della Anerkennung, dell'ungerechtfertigte Bereicherungsrecht e con la figura della Zweckvereinbarung, si sono tratte preziose indicazioni in ordine alla adeguatezza di forme di recezione, in diritto italiano, dei modelli di astrazione propri dello Abstraktionsprinzip, applicato al Trennungsprinzip che, in Germania, recepisce la sistemazione di diritto comune della teoria del trasferimento. Per quanto attiene al diritto positivo vigente in Italia, l'opera sonda l'expressio causae nei contratti ad effetti bilaterali, nei contratti ad effetti unilaterali (tipici e atipici, ivi compresi i rapporti trilateri e i contratti di garanzia), nelle promesse unilaterali e negli atti ricognitivi. Con riferimento, infine, alla dibattuta questione della sorte, in diritto italiano, degli atti a causa esterna, in difetto di rapporto fondamentale, si formula un'ipotesi ricostruttiva che tiene conto della peculiarità tipologica dell'atto di dichiarare la causa. Dimostrando l’impossibilità di attribuire alla componente implicita ricognitiva dell’e.c. una capacità preclusiva in ordine alla piena cognizione giudiziale del difetto di giustificazione degli effetti finali, a pena di una sua sopravvalutazione e in contrasto con l’art. 1988 c.c., emerge l’impossibilità di mantenere validità all’attribuzione secondo un modello di astrazione sostanziale relativa. Ciò senza pretendere di applicare alla prestazione isolata l’art. 1418 c.c. in un’ottica tipicamente contrattuale; quest’ultima disconosce proprio la peculiarità strutturale, sopra ricordata, che la prestazione isolata pretende di avere, e che consiste come detto nella distinzione tra causa retinendi (il rapporto fondamentale, il cui difetto impone la rimozione di un effetto comunque verificatosi) e causa dell’atto (lo scopo, anche putativo, dichiarato, sì che in sua presenza la nullità dovrebbe escludersi).
285
9788834819845
M. Martino
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/114293
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