La strategia persuasiva di guerra preventiva in Iraq (2001-2004) ha profondamente influenzato l’immagine di Bush e di Blair rispetto sia alla percezione del pubblico che agli indici di approvazione presidenziale. Eppure con opposte conseguenze. A giudicare dai sondaggi di opinione, gli indici di approvazione di Bush migliorano enormemente tra il 9/11 e le prime operazioni in Iraq, mentre quelli di Blair scendono drasticamente lungo lo stesso periodo. In altre parole, per Bush la strategia persuasiva di guerra preventiva coincide con un incredibile aumento di popolarità, mentre per Blair con un danno irreparabile. Il dato è tanto più interessante se si considera la diversa fortuna pubblica dei due leader ‘in partenza’. Più nello specifico, l’amministrazione Bush è iniziata con un mandato politico dubbio dopo una vittoria elettorale discutibile confermata solo dalla Corte Suprema. Il dieci di settembre, gli indici di approvazione pubblici del presidente toccano i loro più bassi livelli a partire dal discorso inaugurale nove mesi prima2. Nel periodo immediatamente successivo all’11 settembre invece, gli stessi indici diventano invidiabili, coincidendo con una svolta nella sua immagine politica e popolare. Successivamente, Bush ha guidato il suo partito a vittorie di medio termine di grande effetto fino ad “assum[ing] a mantle of heroic presidential leadership” che ha caratterizzato la sua immagine di comandante in capo delle forze armate americane di successo durante il “critical period of his presidency” – i 18 mesi da Settembre 2001 a Marzo 2003 e l’intervento militare in Iraq. Al contrario “Blair’s reputation has been damaged irreparably by his decision to back the Bush administration’s ill-fated adventure in Iraq”, cosa che si è in effetti dimostrata fatale (secondo le previsioni di Seldom) per la sua popolarità. Questo è tanto più evidente se si considera che Blair è comunemente rinomato per aver “achieved the highest approval ratings of any British Prime Minister of either party in the months following his election in 1997”. Questi dati sono il nostro punto di partenza: la fortuna o il discredito che l’immagine del leader subisce agli occhi dell’opinione pubblica è una manifestazione eclatante del successo o dell’insuccesso della sua strategia persuasiva. Tanto diverse conseguenze a livello di immagine personale offrono lo spunto per mettere a confronto le strategie persuasive dei due leader da un punto di vista linguistico-cognitivo-culturale. Più nello specifico, ci focalizzeremo sulle diverse modalità in cui i due leader conducono la persuasione in quanto contestualmente situata, costruita discorsivamente e cognitivamente motivata. Tra le questioni rilevanti prese in esame si annovera la delicata e cruciale relazione tra retorica e approvazione presidenziale, come il complesso rapporto tra strategie persuasive e posizionamento ideologico nel ‘post 9/11’.

Image Management in Calls to Arms. Bush vs. Blair: efficacia persuasiva tra idiosincrasia stilistica e variazione culturale

FERRARI, FEDERICA
2009

Abstract

La strategia persuasiva di guerra preventiva in Iraq (2001-2004) ha profondamente influenzato l’immagine di Bush e di Blair rispetto sia alla percezione del pubblico che agli indici di approvazione presidenziale. Eppure con opposte conseguenze. A giudicare dai sondaggi di opinione, gli indici di approvazione di Bush migliorano enormemente tra il 9/11 e le prime operazioni in Iraq, mentre quelli di Blair scendono drasticamente lungo lo stesso periodo. In altre parole, per Bush la strategia persuasiva di guerra preventiva coincide con un incredibile aumento di popolarità, mentre per Blair con un danno irreparabile. Il dato è tanto più interessante se si considera la diversa fortuna pubblica dei due leader ‘in partenza’. Più nello specifico, l’amministrazione Bush è iniziata con un mandato politico dubbio dopo una vittoria elettorale discutibile confermata solo dalla Corte Suprema. Il dieci di settembre, gli indici di approvazione pubblici del presidente toccano i loro più bassi livelli a partire dal discorso inaugurale nove mesi prima2. Nel periodo immediatamente successivo all’11 settembre invece, gli stessi indici diventano invidiabili, coincidendo con una svolta nella sua immagine politica e popolare. Successivamente, Bush ha guidato il suo partito a vittorie di medio termine di grande effetto fino ad “assum[ing] a mantle of heroic presidential leadership” che ha caratterizzato la sua immagine di comandante in capo delle forze armate americane di successo durante il “critical period of his presidency” – i 18 mesi da Settembre 2001 a Marzo 2003 e l’intervento militare in Iraq. Al contrario “Blair’s reputation has been damaged irreparably by his decision to back the Bush administration’s ill-fated adventure in Iraq”, cosa che si è in effetti dimostrata fatale (secondo le previsioni di Seldom) per la sua popolarità. Questo è tanto più evidente se si considera che Blair è comunemente rinomato per aver “achieved the highest approval ratings of any British Prime Minister of either party in the months following his election in 1997”. Questi dati sono il nostro punto di partenza: la fortuna o il discredito che l’immagine del leader subisce agli occhi dell’opinione pubblica è una manifestazione eclatante del successo o dell’insuccesso della sua strategia persuasiva. Tanto diverse conseguenze a livello di immagine personale offrono lo spunto per mettere a confronto le strategie persuasive dei due leader da un punto di vista linguistico-cognitivo-culturale. Più nello specifico, ci focalizzeremo sulle diverse modalità in cui i due leader conducono la persuasione in quanto contestualmente situata, costruita discorsivamente e cognitivamente motivata. Tra le questioni rilevanti prese in esame si annovera la delicata e cruciale relazione tra retorica e approvazione presidenziale, come il complesso rapporto tra strategie persuasive e posizionamento ideologico nel ‘post 9/11’.
Lingue Policentriche a confronto: quando la periferia diventa centro
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Ferrari F.
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