Di fronte ad un articolato catalogo di interventi sulle architetture fortificate e che va dalla nostalgica ricostruzione delle parti mancanti all'adeguamento funzionale, la stessa parola "restauro" sembra assumere un significato a questa estraneo, divenendo una semplice etichetta per legittimare interventi lontanissimi alla difesa dell'autenticità fisica, materiale e formale della preesistenza, e dove l 'esigenza di riconversione produttiva di questi edifici trova sempre più spesso i suoi presupposti in motivazioni prevalentemente economiche anziché culturali. Sembra, insomma, smarrita un'unità del metodo e delle finalità tra chi progetta architettura e chi si occupa di conservarla. L'oggettiva difficoltà di individuare un quadro teorico che accomuni la produzione degli architetti contemporanei allorché intervengono sulle architetture del passato, ha suggerito l'adozione di criteri di riferimento, già indagati da altri autori, legandoli alla scelta di impostare un rapporto con la preesistenza secondo modalità di sovrapposizione - intrusione - giustapposizione: costruire sopra, costruire in mezzo o dentro, costruire accanto. Si tratta d i una distinzione pura mente convenzionale che, a volte, potrebbe a apparire forzata in quanto fa coesistere più atteggiamenti in uno stesso progetto, ma che ci serve per capire meglio la natura compositiva del singolo progetto ed i suoi rapporti con le istanze del­ la conservazione. Nei casi che vengono presentati nell’articolo e che non possono certo definirsi esaustivi, appare chiaro che si sta ragionando di modalità di intervento sull'esistente che dipendono dall 'accettazione e/o dal "riconoscimento" di va lori storici, di antichità o di novità sempre problematicamente rapportati a quelli d'uso, dove la qualità dell'intervento andrà misurata con quanto si è conservato e con quanto si è aggiunto in termini di valori e significati.

"Architettura sulle preesistenze" esempi di intervento su complessi fortificati in Europa dalla fine degli anni '70 ad oggi

UGOLINI, ANDREA
2011

Abstract

Di fronte ad un articolato catalogo di interventi sulle architetture fortificate e che va dalla nostalgica ricostruzione delle parti mancanti all'adeguamento funzionale, la stessa parola "restauro" sembra assumere un significato a questa estraneo, divenendo una semplice etichetta per legittimare interventi lontanissimi alla difesa dell'autenticità fisica, materiale e formale della preesistenza, e dove l 'esigenza di riconversione produttiva di questi edifici trova sempre più spesso i suoi presupposti in motivazioni prevalentemente economiche anziché culturali. Sembra, insomma, smarrita un'unità del metodo e delle finalità tra chi progetta architettura e chi si occupa di conservarla. L'oggettiva difficoltà di individuare un quadro teorico che accomuni la produzione degli architetti contemporanei allorché intervengono sulle architetture del passato, ha suggerito l'adozione di criteri di riferimento, già indagati da altri autori, legandoli alla scelta di impostare un rapporto con la preesistenza secondo modalità di sovrapposizione - intrusione - giustapposizione: costruire sopra, costruire in mezzo o dentro, costruire accanto. Si tratta d i una distinzione pura mente convenzionale che, a volte, potrebbe a apparire forzata in quanto fa coesistere più atteggiamenti in uno stesso progetto, ma che ci serve per capire meglio la natura compositiva del singolo progetto ed i suoi rapporti con le istanze del­ la conservazione. Nei casi che vengono presentati nell’articolo e che non possono certo definirsi esaustivi, appare chiaro che si sta ragionando di modalità di intervento sull'esistente che dipendono dall 'accettazione e/o dal "riconoscimento" di va lori storici, di antichità o di novità sempre problematicamente rapportati a quelli d'uso, dove la qualità dell'intervento andrà misurata con quanto si è conservato e con quanto si è aggiunto in termini di valori e significati.
Il centro di documentazione e formazione nel settore dei beni culturali e architettonici Civitacampomarano (Molise)
212
215
A.Ugolini
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