“The image of a generation” si leggeva nei primi anni Ottanta sulle locandine e negli articoli di giornale che commentavano il film di Uli Edel Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F. - Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, Germania Ovest, 1981). Tratto dall’omonimo libro-denuncia scritto dall’allora appena adolescente Christiane Vera Felscherinow, il film si rivelò un successo quasi inaspettato, sia per il cast composto da soli attori non protagonisti, sia per il modo in cui il tema della droga venne affrontato: lo sguardo iper realista e sconcertante gettato sulla nuova generazione dell’underground berlinese. E il libro, tradotto in diverse lingue, divenne presto un best seller, una sorta di libro di culto per gli adolescenti di quel periodo. L’esempio considerato propone diversi percorsi di studio, a partire dall’analisi della relazione fra lo spaccato di una generazione e una sua possibile raffigurazione mediale. La sua collocazione entro un contesto realistico, sia in senso spaziale (una città e le sue zone), sia in senso temporale (la descrizione di un preciso momento storico, di determinati fenomeni e del modo di organizzarsi e di vivere di un gruppo) lo rende ancora più vicino alla voce degli adolescenti di quegli angoli di Berlino. Sappiamo che uno sguardo su una generazione non può che essere parziale, a partire da un modello basato sull’idea di gruppi sovrapponibili, separabili, addirittura polarizzabili in unità fra loro antagoniste (Mannheim). Christiane F. si inserisce in questo contesto di riflessione poiché offre la possibilità di esplorare nei meandri di un gruppo generazionale. Il film si riferisce a una parte della generazione ‘anni 80’, adottando un preciso punto di vista che ne mette a nudo la forza e soprattutto la fragilità, lo sguardo sul presente e la mancanza di interesse verso la prospettiva futura. L’esplicitazione di un vocabolario idiolettale (la “roba”, il “bucarsi”, il “battere”), di pratiche condivise(l’andare in discoteca, il consumo musicale, la frequentazione di concerti, oltre che, naturalmente, la vita di strada e la ricerca costante della droga), di uno stile di vita, di estetiche cupe e dark caratteristiche poi di tutto il decennio, fanno parte della miscela di elementi che rendono Christiane F. un testo di “rottura” all’interno del genere filmico giovanile: per il suo modo di proporre un’atmosfera che, più del plot, è capace di raccontare gli stati d’animo legati alla tossicodipendenza, ai suoi spazi, alle sue figure. Sullo sfondo non mancano i riferimenti alle pratiche tipiche di quell’età che corrispondono anche ai riti di iniziazione: l’amore, la complicità, le prime esperienze. Al di là dell’effetto dirompente che ha avuto – e che continua ad avere avendo assunto i termini di “culto” cinematografico – alcune questioni restano da indagare e lasciano ampio spazio all’analisi: - è possibile definire Christiane F. un testo generazionale? In quali modi propone una cesura rispetto alle proposte mediali precedenti? Questa cesura coincide anche con la volontà di presentare e dar voce a una nuova generazione? - Quali sono gli elementi che lo rendono assimilabile ad una più ampia visione della cultura della generazione giovane di quel periodo? In che modo – comunque - aiuta a descrivere un punto di vista su quella generazione? - La “generazione” è un’unità che si situa in un continuum temporale. Fa riferimento alla condivisione di vissuti, di esperienze, di valori e desideri, di stili di vita (realizzati dai singoli o riconosciuti come del proprio tempo), di pratiche, di modi di pensare. I testi mediali possono funzionare come momenti di cristallizzazione di tutto ciò. Ma in che modo si può raccontare la “generazione” nei testi mediali? Quali sono gli elementi che indicano nei testi la possibile e reale rifrazione degli stili di pensiero di un gruppo? Da questo punto di vista Christiane F. rappresenta un buon esempio?

"Christiane F. Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino". Uno spaccato della generazione undergroung degli anni '80

MASCIO, ANTONELLA
2011

Abstract

“The image of a generation” si leggeva nei primi anni Ottanta sulle locandine e negli articoli di giornale che commentavano il film di Uli Edel Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F. - Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, Germania Ovest, 1981). Tratto dall’omonimo libro-denuncia scritto dall’allora appena adolescente Christiane Vera Felscherinow, il film si rivelò un successo quasi inaspettato, sia per il cast composto da soli attori non protagonisti, sia per il modo in cui il tema della droga venne affrontato: lo sguardo iper realista e sconcertante gettato sulla nuova generazione dell’underground berlinese. E il libro, tradotto in diverse lingue, divenne presto un best seller, una sorta di libro di culto per gli adolescenti di quel periodo. L’esempio considerato propone diversi percorsi di studio, a partire dall’analisi della relazione fra lo spaccato di una generazione e una sua possibile raffigurazione mediale. La sua collocazione entro un contesto realistico, sia in senso spaziale (una città e le sue zone), sia in senso temporale (la descrizione di un preciso momento storico, di determinati fenomeni e del modo di organizzarsi e di vivere di un gruppo) lo rende ancora più vicino alla voce degli adolescenti di quegli angoli di Berlino. Sappiamo che uno sguardo su una generazione non può che essere parziale, a partire da un modello basato sull’idea di gruppi sovrapponibili, separabili, addirittura polarizzabili in unità fra loro antagoniste (Mannheim). Christiane F. si inserisce in questo contesto di riflessione poiché offre la possibilità di esplorare nei meandri di un gruppo generazionale. Il film si riferisce a una parte della generazione ‘anni 80’, adottando un preciso punto di vista che ne mette a nudo la forza e soprattutto la fragilità, lo sguardo sul presente e la mancanza di interesse verso la prospettiva futura. L’esplicitazione di un vocabolario idiolettale (la “roba”, il “bucarsi”, il “battere”), di pratiche condivise(l’andare in discoteca, il consumo musicale, la frequentazione di concerti, oltre che, naturalmente, la vita di strada e la ricerca costante della droga), di uno stile di vita, di estetiche cupe e dark caratteristiche poi di tutto il decennio, fanno parte della miscela di elementi che rendono Christiane F. un testo di “rottura” all’interno del genere filmico giovanile: per il suo modo di proporre un’atmosfera che, più del plot, è capace di raccontare gli stati d’animo legati alla tossicodipendenza, ai suoi spazi, alle sue figure. Sullo sfondo non mancano i riferimenti alle pratiche tipiche di quell’età che corrispondono anche ai riti di iniziazione: l’amore, la complicità, le prime esperienze. Al di là dell’effetto dirompente che ha avuto – e che continua ad avere avendo assunto i termini di “culto” cinematografico – alcune questioni restano da indagare e lasciano ampio spazio all’analisi: - è possibile definire Christiane F. un testo generazionale? In quali modi propone una cesura rispetto alle proposte mediali precedenti? Questa cesura coincide anche con la volontà di presentare e dar voce a una nuova generazione? - Quali sono gli elementi che lo rendono assimilabile ad una più ampia visione della cultura della generazione giovane di quel periodo? In che modo – comunque - aiuta a descrivere un punto di vista su quella generazione? - La “generazione” è un’unità che si situa in un continuum temporale. Fa riferimento alla condivisione di vissuti, di esperienze, di valori e desideri, di stili di vita (realizzati dai singoli o riconosciuti come del proprio tempo), di pratiche, di modi di pensare. I testi mediali possono funzionare come momenti di cristallizzazione di tutto ciò. Ma in che modo si può raccontare la “generazione” nei testi mediali? Quali sono gli elementi che indicano nei testi la possibile e reale rifrazione degli stili di pensiero di un gruppo? Da questo punto di vista Christiane F. rappresenta un buon esempio?
Media + Generations. Identità generazionali e processi di mediatizzazione
391
403
A. Mascio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/110490
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