Il restauro del patrimonio architettonico maltese pone numerose problematiche peculiari, come la scelta di tecniche di restauro efficaci (pulitura delle superfici architettoniche, risanamento dei paramenti murari dall’umidità, ecc.), l’individuazione dei materiali incongrui da rimuovere nel restauro, la valutazione della compatibilità chimica, fisica, meccanica e biologica dei materiali di restauro con quelli esistenti, l’individuazione di materiali con cui sostituire quelli irrimediabilmente danneggiati, ecc.. Si rendono quindi necessarie accurate indagini diagnostiche in situ e in laboratorio prima di procedere a qualsiasi intervento di restauro, allo scopo di evitare lavori inutili o addirittura controproducenti. Nel contributo al volume vengono descritte le indagini effettuate sulla chiesa di S. Caterina d’Italia in vista del suo restauro, di recente conclusosi. Tali indagini hanno permesso di sviluppare un Protocollo diagnostico operativo, basato sulla stretta integrazione tra ricerca storico-archivistica, analisi dei dati climatici e di inquinamento relativi all’ambiente locale e prove sperimentali sui materiali e le strutture; questo protocollo è poi stato applicato con successo anche ad altri edifici maltesi ed italiani. Nella chiesa di S. Caterina, l’attività diagnostica ha permesso di valutare la struttura interna delle murature ai fini del consolidamento statico, di individuare le cause del profondo degrado dei materiali (croste nere, alveolizzazione, erosione, esfoliazione, ecc.), di sperimentare un nuovo sistema di deumidificazione muraria e di mettere a punto un metodo di prova accelerato per stimare la durabilità delle pietre calcaree da usare in sostituzione dei conci irrimediabilmente ammalorati.

Diagnosi e progetto di recupero

SANDROLINI, FRANCO;FRANZONI, ELISA
2004

Abstract

Il restauro del patrimonio architettonico maltese pone numerose problematiche peculiari, come la scelta di tecniche di restauro efficaci (pulitura delle superfici architettoniche, risanamento dei paramenti murari dall’umidità, ecc.), l’individuazione dei materiali incongrui da rimuovere nel restauro, la valutazione della compatibilità chimica, fisica, meccanica e biologica dei materiali di restauro con quelli esistenti, l’individuazione di materiali con cui sostituire quelli irrimediabilmente danneggiati, ecc.. Si rendono quindi necessarie accurate indagini diagnostiche in situ e in laboratorio prima di procedere a qualsiasi intervento di restauro, allo scopo di evitare lavori inutili o addirittura controproducenti. Nel contributo al volume vengono descritte le indagini effettuate sulla chiesa di S. Caterina d’Italia in vista del suo restauro, di recente conclusosi. Tali indagini hanno permesso di sviluppare un Protocollo diagnostico operativo, basato sulla stretta integrazione tra ricerca storico-archivistica, analisi dei dati climatici e di inquinamento relativi all’ambiente locale e prove sperimentali sui materiali e le strutture; questo protocollo è poi stato applicato con successo anche ad altri edifici maltesi ed italiani. Nella chiesa di S. Caterina, l’attività diagnostica ha permesso di valutare la struttura interna delle murature ai fini del consolidamento statico, di individuare le cause del profondo degrado dei materiali (croste nere, alveolizzazione, erosione, esfoliazione, ecc.), di sperimentare un nuovo sistema di deumidificazione muraria e di mettere a punto un metodo di prova accelerato per stimare la durabilità delle pietre calcaree da usare in sostituzione dei conci irrimediabilmente ammalorati.
Malta: la fabbrica delle mura
93
104
F. Sandrolini; E. Franzoni
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