La monografia scientifica presenta una ricerca empirica che vuole indagare in profondità le percezioni di insegnanti e genitori di bambini di scuola dell’infanzia nei confronti del risky play, una forma di gioco emozionante e sfidante che non esclude l’incontro con la dimensione del rischio fisico. Negli ultimi decenni la letteratura internazionale ha evidenziato come il risky play costituisca una componente essenziale dello sviluppo infantile, favorendo benefici sul piano cognitivo, motorio, socio-emotivo e nella capacità di valutare il rischio. Parallelamente, altri studi segnalano una progressiva riduzione delle opportunità di gioco avventuroso, dovuta alla crescente tendenza degli adulti a privilegiare logiche di protezione e controllo. Il ruolo degli adulti assume in questo scenario un’importanza decisiva: sono infatti insegnanti e genitori a definire i margini di libertà concessi ai bambini, decidendo quali esperienze siano considerate accettabili e quali, invece, debbano essere evitate. Le uniche due ricerche disponibili in Italia sul tema hanno coinvolto esclusivamente insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, affrontando l’indagine con un approccio di tipo quantitativo. I risultati di tali studi evidenziano come docenti ed educatori siano generalmente poco inclini a promuovere questo tipo di gioco a scuola, soprattutto a causa di timori legati alla responsabilità e alla possibile reazione dei genitori in caso di infortuni dei figli. A maggior ragione, la ricerca presentata nella monografia ha voluto esplorare per la prima volta in Italia anche le percezioni dei genitori, contribuendo a colmare un vuoto nella letteratura nazionale. Per rispondere alle domande di ricerca è stato adottato un approccio qualitativo, basato su 62 interviste semi-strutturate, integrate da note sul campo. I dati primari sono stati affiancati da dati secondari provenienti da documenti ufficiali delle scuole, materiali forniti dagli istituti e risorse istituzionali. Inoltre, ai docenti che durante le interviste avevano dichiarato di proporre ai propri alunni esperienze di gioco avventuroso è stato chiesto di condividere, dove disponibili, materiali relativi a tali attività, come appunti, disegni e altre tracce. Per l’analisi dei dati primari è stato adottato l’approccio della Stepwise-Deductive Induction, finalizzato allo sviluppo di generalizzazioni concettuali attraverso un progressivo confronto tra dati empirici e teoria. L’analisi dei dati secondari è stata invece condotta mediante la Summative Content Analysis, che ha permesso di individuare ricorrenze lessicali e nuclei di significato utili a comprendere le rappresentazioni istituzionali del rischio e del gioco. Dalla ricerca emerge come insegnanti e genitori condividano il riconoscimento del valore educativo del risky play, ma tendano a giustificarlo prevalentemente in funzione dei suoi benefici futuri, quali lo sviluppo dell’autonomia, della capacità di valutare il pericolo e dell’autostima. Tra i genitori prevale una lettura orientata alla razionalizzazione del rischio: il gioco viene accettato soprattutto quando interpretato come strumento educativo o forma di prevenzione di rischi maggiori, mentre rimane sullo sfondo il suo valore autotelico, caratterizzato da piacere, esplorazione e libertà. Tra gli insegnanti emergono invece differenze significative in relazione ai contesti in cui lavorano: nelle scuole più aperte alla dimensione del rischio educativo prevalgono fiducia nelle competenze dei bambini e progettazione intenzionale degli ambienti; nelle scuole tradizionali sono più frequenti pratiche restrittive, motivate dal timore di incidenti, responsabilità giuridiche e possibili conflitti con le famiglie. Nel complesso, la ricerca evidenzia come il risky play costituisca una sfida culturale che richiede di superare una concezione esclusivamente protettiva dell’infanzia. Valorizzare il gioco avventuroso significa accrescere la fiducia nelle competenze dei bambini, promuovere una responsabilità educativa condivisa e favorire l’alleanza tra scuola e famiglia. Lo studio contribuisce così al dibattito pedagogico sul rapporto tra rischio, protezione e crescita nella prima infanzia, evidenziando la necessità di sostenere insegnanti e genitori nella costruzione di contesti educativi capaci di tenere insieme protezione e libertà, responsabilità adulta e autonomia infantile.

Masseretti, M. (2026). Il valore formativo del risky play nella scuola dell’infanzia. Una ricerca qualitativa sulle percezioni di insegnanti e genitori. Roma : Aracne.

Il valore formativo del risky play nella scuola dell’infanzia. Una ricerca qualitativa sulle percezioni di insegnanti e genitori

milena masseretti
2026

Abstract

La monografia scientifica presenta una ricerca empirica che vuole indagare in profondità le percezioni di insegnanti e genitori di bambini di scuola dell’infanzia nei confronti del risky play, una forma di gioco emozionante e sfidante che non esclude l’incontro con la dimensione del rischio fisico. Negli ultimi decenni la letteratura internazionale ha evidenziato come il risky play costituisca una componente essenziale dello sviluppo infantile, favorendo benefici sul piano cognitivo, motorio, socio-emotivo e nella capacità di valutare il rischio. Parallelamente, altri studi segnalano una progressiva riduzione delle opportunità di gioco avventuroso, dovuta alla crescente tendenza degli adulti a privilegiare logiche di protezione e controllo. Il ruolo degli adulti assume in questo scenario un’importanza decisiva: sono infatti insegnanti e genitori a definire i margini di libertà concessi ai bambini, decidendo quali esperienze siano considerate accettabili e quali, invece, debbano essere evitate. Le uniche due ricerche disponibili in Italia sul tema hanno coinvolto esclusivamente insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, affrontando l’indagine con un approccio di tipo quantitativo. I risultati di tali studi evidenziano come docenti ed educatori siano generalmente poco inclini a promuovere questo tipo di gioco a scuola, soprattutto a causa di timori legati alla responsabilità e alla possibile reazione dei genitori in caso di infortuni dei figli. A maggior ragione, la ricerca presentata nella monografia ha voluto esplorare per la prima volta in Italia anche le percezioni dei genitori, contribuendo a colmare un vuoto nella letteratura nazionale. Per rispondere alle domande di ricerca è stato adottato un approccio qualitativo, basato su 62 interviste semi-strutturate, integrate da note sul campo. I dati primari sono stati affiancati da dati secondari provenienti da documenti ufficiali delle scuole, materiali forniti dagli istituti e risorse istituzionali. Inoltre, ai docenti che durante le interviste avevano dichiarato di proporre ai propri alunni esperienze di gioco avventuroso è stato chiesto di condividere, dove disponibili, materiali relativi a tali attività, come appunti, disegni e altre tracce. Per l’analisi dei dati primari è stato adottato l’approccio della Stepwise-Deductive Induction, finalizzato allo sviluppo di generalizzazioni concettuali attraverso un progressivo confronto tra dati empirici e teoria. L’analisi dei dati secondari è stata invece condotta mediante la Summative Content Analysis, che ha permesso di individuare ricorrenze lessicali e nuclei di significato utili a comprendere le rappresentazioni istituzionali del rischio e del gioco. Dalla ricerca emerge come insegnanti e genitori condividano il riconoscimento del valore educativo del risky play, ma tendano a giustificarlo prevalentemente in funzione dei suoi benefici futuri, quali lo sviluppo dell’autonomia, della capacità di valutare il pericolo e dell’autostima. Tra i genitori prevale una lettura orientata alla razionalizzazione del rischio: il gioco viene accettato soprattutto quando interpretato come strumento educativo o forma di prevenzione di rischi maggiori, mentre rimane sullo sfondo il suo valore autotelico, caratterizzato da piacere, esplorazione e libertà. Tra gli insegnanti emergono invece differenze significative in relazione ai contesti in cui lavorano: nelle scuole più aperte alla dimensione del rischio educativo prevalgono fiducia nelle competenze dei bambini e progettazione intenzionale degli ambienti; nelle scuole tradizionali sono più frequenti pratiche restrittive, motivate dal timore di incidenti, responsabilità giuridiche e possibili conflitti con le famiglie. Nel complesso, la ricerca evidenzia come il risky play costituisca una sfida culturale che richiede di superare una concezione esclusivamente protettiva dell’infanzia. Valorizzare il gioco avventuroso significa accrescere la fiducia nelle competenze dei bambini, promuovere una responsabilità educativa condivisa e favorire l’alleanza tra scuola e famiglia. Lo studio contribuisce così al dibattito pedagogico sul rapporto tra rischio, protezione e crescita nella prima infanzia, evidenziando la necessità di sostenere insegnanti e genitori nella costruzione di contesti educativi capaci di tenere insieme protezione e libertà, responsabilità adulta e autonomia infantile.
2026
443
979-12-218-2764-4
Masseretti, M. (2026). Il valore formativo del risky play nella scuola dell’infanzia. Una ricerca qualitativa sulle percezioni di insegnanti e genitori. Roma : Aracne.
Masseretti, Milena
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1086670
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
  • OpenAlex ND
social impact