La relazione propone di leggere la danza come un dispositivo fantasmatico, capace di rendere visibile e insieme di riorganizzare il rapporto fra immagine, affetto e movimento corporeo. L’indagine prende avvio dalla concezione antica del ritmo e della musica come strumenti di regolazione dell’agitazione: dalla phantasia retorica all’immagine intesa come forma attiva, fino alle phantasiae della tradizione ascetica e alla vagatio mentis. In questa prospettiva, il movimento può manifestare il turbamento prodotto da una rappresentazione interiore, ma anche contribuire a trasformarlo attraverso la misura, la ripetizione e la relazione rituale. Particolare rilievo assume la funzione del canto e della liturgia cristiana, nei quali voce, ritmo, postura e memoria concorrono a raccogliere l’interiorità dispersa e a ricondurre la mente alla presenza. La riflessione quattrocentesca sulla danza rende infine esplicita la possibilità di tradurre l’immagine interiore in gesto consapevolmente regolato. La danza si configura così come un luogo di reversibilità: l’immagine che possiede il corpo può essere assunta entro il ritmo e trasformarsi in principio di ricomposizione e di cura.
Tronca, D. (2026). Lecce – Auditorium del Museo Castromediano, convegno Danza e rito. Tra sacro e profano, pratiche rituali e forme del patrimonio (3-4 ottobre 2026), intervento su L’immagine che possiede, la danza che cura. Corpo, ritmo e immaginazione tra Antichità e Medioevo. Iniziativa inserita nel progetto Dal Salento ad Aquileia, promossa dalla Regione Puglia, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Fondazione La Notte della Taranta, dalla Fondazione Aquileia e dall’UGF – Unione Gruppi Folkloristici del FVG..
Lecce – Auditorium del Museo Castromediano, convegno Danza e rito. Tra sacro e profano, pratiche rituali e forme del patrimonio (3-4 ottobre 2026), intervento su L’immagine che possiede, la danza che cura. Corpo, ritmo e immaginazione tra Antichità e Medioevo. Iniziativa inserita nel progetto Dal Salento ad Aquileia, promossa dalla Regione Puglia, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Fondazione La Notte della Taranta, dalla Fondazione Aquileia e dall’UGF – Unione Gruppi Folkloristici del FVG.
Donatella Tronca
2026
Abstract
La relazione propone di leggere la danza come un dispositivo fantasmatico, capace di rendere visibile e insieme di riorganizzare il rapporto fra immagine, affetto e movimento corporeo. L’indagine prende avvio dalla concezione antica del ritmo e della musica come strumenti di regolazione dell’agitazione: dalla phantasia retorica all’immagine intesa come forma attiva, fino alle phantasiae della tradizione ascetica e alla vagatio mentis. In questa prospettiva, il movimento può manifestare il turbamento prodotto da una rappresentazione interiore, ma anche contribuire a trasformarlo attraverso la misura, la ripetizione e la relazione rituale. Particolare rilievo assume la funzione del canto e della liturgia cristiana, nei quali voce, ritmo, postura e memoria concorrono a raccogliere l’interiorità dispersa e a ricondurre la mente alla presenza. La riflessione quattrocentesca sulla danza rende infine esplicita la possibilità di tradurre l’immagine interiore in gesto consapevolmente regolato. La danza si configura così come un luogo di reversibilità: l’immagine che possiede il corpo può essere assunta entro il ritmo e trasformarsi in principio di ricomposizione e di cura.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



