In Europa, si stima che 1287000 milioni di persone siano senza dimora (FEANTSA, 2024: 19). Molte sono costrette a dormire per strada, senza poter accedere a un alloggio adeguato. Il dato che vogliamo evidenziare è che questa cifra è in costante aumento dal 2008. Questa tendenza riflette l'aggravarsi della crisi abitativa e le crescenti disuguaglianze, che colpiscono in modo sproporzionato i più vulnerabili, tra cui i giovani, le donne e persino i bambini e le bambine. Anche in Italia, la crescente crisi relativa non solo all’abbordabilità della casa (Housing affordability) - ovvero al rapporto tra la sostenibilità dei costi abitativi e i salari e redditi -ma proprio all’accesso alla casa, sta colpendo il mercato residenziale anche in centri di media, e a volte addirittura piccola, dimensione. La crisi ha esacerbato una «questione dell’abitazione» (Engels 1872) , che in Italia è già da tempo particolarmente problematica. Usiamo il concetto di crisi nell’accezione indicata da Madden e Marcuse(2020: 65). Dunque, non per indicare un momento di tensione passeggero, uno scostamento temporaneo da uno standard ben funzionante, bensì come risultato di un sistema che funziona proprio come previsto. Per i soggetti fragili, la condizione abitativa è quotidianamente una condizione di crisi. L’obiettivo della presente riflessione è coglierne le articolazioni. Da un lato assistiamo a un ampliamento delle fasce in condizioni di vulnerabilità della popolazione oltre l’homelessness quale forma più estrema di esclusione sociale; dall’altro l’integrazione tra politiche abitative e politiche sociali rimane marginale tanto a livello nazionale quanto a livello locale (Belotti, Bricocoli, 2024). Riteniamo altrettanto importante evidenziare come non sempre il concetto di fragilità è calzante, poichè talvolta le persone che sperimentano la condizione di crisi quotidiana sopra menzionata non sperimentano contestualmente condizioni di disagio sociale. Al contempo la crisi abitativa non può «trovare risposta nell’estensione e rafforzamento delle misure consolidate» (Tosi, 2017), ma si impone la necessità di una diversificazione delle misure e dell’offerta complessiva delle sistemazioni abitative e adattamento alle esigenze dei diversi gruppi svantaggiati e ai diversi contesti in cui si interviene. Interventi di carattere sociale dovranno inoltre prestare particolare attenzione alla qualità degli alloggi, dell’ambiente e del contesto urbano a partire dalla consapevolezza dell’importanza della dimensione sociale dell’abitare. Le politiche per le persone in condizioni di grave emarginazione, come ad esempio l’accoglienza secondo il paradigma Housing First, possono indicare direzioni anche per coloro che sperimentano condizioni di minore fragilità poiché insistono, per esempio, sulla reale esigibilità del diritto a un’abitazione e all'abitare. Si evidenzia che, a fronte della difficoltà nel reperimento di alloggi, gli stessi progetti di Housing First attivi sul territorio nazionale coinvolgono un numero di persone estremamente ridotto rispetto a coloro che trovano ancora un’accoglienza nel “tradizionale” circuito dell’assistenza basato essenzialmente sui dormitori e a coloro che non intrattengono ancora un rapporto con i servizi pubblici o del privato sociale. Nell’immediato una valorizzazione del patrimonio pubblico e privato inutilizzato può rappresentare una linea di intervento privilegiata per allargare la platea dei beneficiari di progetti Housing First, ma non solo. Resta da affrontare la questione dell’interdipendenza tra le politiche abitative e sociali (Leonardi, 2024), più che mai necessaria se si vuole effettuare un passaggio di scala da numeri da sperimentazione a un paradigma di intervento realmente prevalente nell’attuazione degli interventi.
Bergamaschi, M., Leonardi, D. (2026). L'abitare dei soggetti fragili. Bologna : il Mulino.
L'abitare dei soggetti fragili
Maurizio Bergamaschi
;
2026
Abstract
In Europa, si stima che 1287000 milioni di persone siano senza dimora (FEANTSA, 2024: 19). Molte sono costrette a dormire per strada, senza poter accedere a un alloggio adeguato. Il dato che vogliamo evidenziare è che questa cifra è in costante aumento dal 2008. Questa tendenza riflette l'aggravarsi della crisi abitativa e le crescenti disuguaglianze, che colpiscono in modo sproporzionato i più vulnerabili, tra cui i giovani, le donne e persino i bambini e le bambine. Anche in Italia, la crescente crisi relativa non solo all’abbordabilità della casa (Housing affordability) - ovvero al rapporto tra la sostenibilità dei costi abitativi e i salari e redditi -ma proprio all’accesso alla casa, sta colpendo il mercato residenziale anche in centri di media, e a volte addirittura piccola, dimensione. La crisi ha esacerbato una «questione dell’abitazione» (Engels 1872) , che in Italia è già da tempo particolarmente problematica. Usiamo il concetto di crisi nell’accezione indicata da Madden e Marcuse(2020: 65). Dunque, non per indicare un momento di tensione passeggero, uno scostamento temporaneo da uno standard ben funzionante, bensì come risultato di un sistema che funziona proprio come previsto. Per i soggetti fragili, la condizione abitativa è quotidianamente una condizione di crisi. L’obiettivo della presente riflessione è coglierne le articolazioni. Da un lato assistiamo a un ampliamento delle fasce in condizioni di vulnerabilità della popolazione oltre l’homelessness quale forma più estrema di esclusione sociale; dall’altro l’integrazione tra politiche abitative e politiche sociali rimane marginale tanto a livello nazionale quanto a livello locale (Belotti, Bricocoli, 2024). Riteniamo altrettanto importante evidenziare come non sempre il concetto di fragilità è calzante, poichè talvolta le persone che sperimentano la condizione di crisi quotidiana sopra menzionata non sperimentano contestualmente condizioni di disagio sociale. Al contempo la crisi abitativa non può «trovare risposta nell’estensione e rafforzamento delle misure consolidate» (Tosi, 2017), ma si impone la necessità di una diversificazione delle misure e dell’offerta complessiva delle sistemazioni abitative e adattamento alle esigenze dei diversi gruppi svantaggiati e ai diversi contesti in cui si interviene. Interventi di carattere sociale dovranno inoltre prestare particolare attenzione alla qualità degli alloggi, dell’ambiente e del contesto urbano a partire dalla consapevolezza dell’importanza della dimensione sociale dell’abitare. Le politiche per le persone in condizioni di grave emarginazione, come ad esempio l’accoglienza secondo il paradigma Housing First, possono indicare direzioni anche per coloro che sperimentano condizioni di minore fragilità poiché insistono, per esempio, sulla reale esigibilità del diritto a un’abitazione e all'abitare. Si evidenzia che, a fronte della difficoltà nel reperimento di alloggi, gli stessi progetti di Housing First attivi sul territorio nazionale coinvolgono un numero di persone estremamente ridotto rispetto a coloro che trovano ancora un’accoglienza nel “tradizionale” circuito dell’assistenza basato essenzialmente sui dormitori e a coloro che non intrattengono ancora un rapporto con i servizi pubblici o del privato sociale. Nell’immediato una valorizzazione del patrimonio pubblico e privato inutilizzato può rappresentare una linea di intervento privilegiata per allargare la platea dei beneficiari di progetti Housing First, ma non solo. Resta da affrontare la questione dell’interdipendenza tra le politiche abitative e sociali (Leonardi, 2024), più che mai necessaria se si vuole effettuare un passaggio di scala da numeri da sperimentazione a un paradigma di intervento realmente prevalente nell’attuazione degli interventi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



