La valle del Mezzano costituiva una delle più estese aree umide del delta padano emiliano-romagnolo (circa 20.000 ettari), ospitando, nel suo settore centro-settentrionale, un dosso noto come “Mondo nuovo”. Agli inizi del XVIII secolo l’erudito Giovan Francesco Bonaveri ricollegò il singolare toponimo al fatto che la transizione della valle del Mezzano da area umida dolce a salmastra, avvenuta nel primo Seicento, avesse provocato la morte delle canne e delle erbe palustri lì presenti, mettendo in luce l’emergenza sino ad allora sconosciuta. Ma già Pierpaolo Proli, editore dell’opera bonaveriana, aveva demolito una simile ricostruzione, non offrendone però una alternativa. Il toponimo ci sembra di origine popolare e risalente alla prima età moderna, connesso alla fascinazione che la scoperta dell’America, veicolata appunto attraverso l’edizione del Mundus Novus vespucciano (1504), ebbe presso le persone comuni che vivevano e lavoravano nelle valli. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo i quadri ambientali cambiarono drasticamente e il Mezzano fu completamente drenato tramite idrovore nel contesto della Riforma agraria: in questa “pianura artificiale” neocreata il dosso “Mondo nuovo” scomparve, spianato, così come tutti gli altri dossi e bari, attraverso dapprima i dragaggi e poi, una volta terminata l’asciugatura della valle, tramite bulldozer; il toponimo passò, a mo’ di transfert, a una strada provinciale aperta nei terreni di neoformazione, a collegare Portomaggiore e Comacchio (FE). Lo scrittore Gianni Celati (1937-2022) rimase affascinato dalla denominazione e dalla transizione recente dall’acqua alla terra di questo specifico luogo, citandolo nel suo Verso la foce (1989) ed entro l’omonimo documentario Mondonuovo diretto da Davide Ferrario (2003).
Piastra, S. (2026). Un “Mondo nuovo” nel delta padano emiliano-romagnolo. Origine, traiettorie, riletture di un toponimo sullo sfondo della bonifica. Venezia : Cafoscarina.
Un “Mondo nuovo” nel delta padano emiliano-romagnolo. Origine, traiettorie, riletture di un toponimo sullo sfondo della bonifica
Stefano Piastra
2026
Abstract
La valle del Mezzano costituiva una delle più estese aree umide del delta padano emiliano-romagnolo (circa 20.000 ettari), ospitando, nel suo settore centro-settentrionale, un dosso noto come “Mondo nuovo”. Agli inizi del XVIII secolo l’erudito Giovan Francesco Bonaveri ricollegò il singolare toponimo al fatto che la transizione della valle del Mezzano da area umida dolce a salmastra, avvenuta nel primo Seicento, avesse provocato la morte delle canne e delle erbe palustri lì presenti, mettendo in luce l’emergenza sino ad allora sconosciuta. Ma già Pierpaolo Proli, editore dell’opera bonaveriana, aveva demolito una simile ricostruzione, non offrendone però una alternativa. Il toponimo ci sembra di origine popolare e risalente alla prima età moderna, connesso alla fascinazione che la scoperta dell’America, veicolata appunto attraverso l’edizione del Mundus Novus vespucciano (1504), ebbe presso le persone comuni che vivevano e lavoravano nelle valli. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo i quadri ambientali cambiarono drasticamente e il Mezzano fu completamente drenato tramite idrovore nel contesto della Riforma agraria: in questa “pianura artificiale” neocreata il dosso “Mondo nuovo” scomparve, spianato, così come tutti gli altri dossi e bari, attraverso dapprima i dragaggi e poi, una volta terminata l’asciugatura della valle, tramite bulldozer; il toponimo passò, a mo’ di transfert, a una strada provinciale aperta nei terreni di neoformazione, a collegare Portomaggiore e Comacchio (FE). Lo scrittore Gianni Celati (1937-2022) rimase affascinato dalla denominazione e dalla transizione recente dall’acqua alla terra di questo specifico luogo, citandolo nel suo Verso la foce (1989) ed entro l’omonimo documentario Mondonuovo diretto da Davide Ferrario (2003).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



