Il saggio prende in esame il ruolo dei mass media e della propaganda nella costruzione del consenso e nel progetto di trasformazione antropologica perseguito dal regime fascista. Mette in risalto come il controllo della comunicazione pubblica – dalla stampa al cinema, dalla radio all’editoria – costituisca uno degli elementi strutturali dello Stato totalitario, ma anche come l’azione propagandistica del regime si confronti costantemente con i limiti posti dallo sviluppo dell’industria culturale e dalle pratiche di consumo della società di massa. Il contributo illustra l’evoluzione delle politiche della propaganda nel corso del ventennio, evidenziando le ambivalenze tra centralizzazione e frammentazione degli apparati, tra intenzione ideologica e risultati concreti. Sottolinea inoltre il rapporto complesso tra messaggi politici e ricezione sociale, mostrando come la propaganda fascista non si traduca in un’adesione meccanica, ma interagisca con linguaggi, desideri e modelli culturali prodotti anche al di fuori del controllo statale. Il contributo intende proporre una lettura articolata del fascismo come regime che entra pienamente nel “secolo dei media”, mettendo in evidenza tanto le capacità di mobilitazione quanto i limiti strutturali della sua politica del consenso.
Gagliardi, A. (2026). Fascismo, mass media e propaganda. Roma : Viella.
Fascismo, mass media e propaganda
Alessio Gagliardi
2026
Abstract
Il saggio prende in esame il ruolo dei mass media e della propaganda nella costruzione del consenso e nel progetto di trasformazione antropologica perseguito dal regime fascista. Mette in risalto come il controllo della comunicazione pubblica – dalla stampa al cinema, dalla radio all’editoria – costituisca uno degli elementi strutturali dello Stato totalitario, ma anche come l’azione propagandistica del regime si confronti costantemente con i limiti posti dallo sviluppo dell’industria culturale e dalle pratiche di consumo della società di massa. Il contributo illustra l’evoluzione delle politiche della propaganda nel corso del ventennio, evidenziando le ambivalenze tra centralizzazione e frammentazione degli apparati, tra intenzione ideologica e risultati concreti. Sottolinea inoltre il rapporto complesso tra messaggi politici e ricezione sociale, mostrando come la propaganda fascista non si traduca in un’adesione meccanica, ma interagisca con linguaggi, desideri e modelli culturali prodotti anche al di fuori del controllo statale. Il contributo intende proporre una lettura articolata del fascismo come regime che entra pienamente nel “secolo dei media”, mettendo in evidenza tanto le capacità di mobilitazione quanto i limiti strutturali della sua politica del consenso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



