Gli scavi eseguiti sulla sommità della rupe di Canossa nel 2009 e nel 2018-2019 hanno restituito una modesta quantità di ceramica, prevalentemente smaltata policroma e graffita. La ceramica comune da cucina è quasi completamente assente, probabilmente a causa della selezione del materiale operata nel corso degli scavi ottocenteschi, poiché la maggior parte del materiale recuperato proviene da riporti di terreno successivi a questo periodo. Un numero limitato di frammenti ceramici in maiolica arcaica proviene dal sondaggio 6 del 2009: questa classe ceramica è caratterizzata da smalto bianco e decorazioni in ramina e manganese e la sua produzione si fa comunemente risalire alla fine del XIII e l’inizio del XV secolo. La forma principale è costituita da boccali, con variazioni nel piede e nel corpo che si sviluppa diversamente nel corso del tempo, fornendo un utile confronto per la loro datazione. La ceramica graffita è tipica dell’età rinascimentale, i primi esemplari sono databili alla seconda metà del XIV secolo. Era prodotta in officine specializzate, ed è caratterizzata da un decoro inciso sulla superficie prima della cottura con una punta e in seguito colorata con ossidi metallici. Ad essa si affianca una produzione ceramica decorata a punta e stecca in monocromia bianca e verde. I motivi decorativi spesso imitano modelli orientali, come nodi gordiani e palmette. Altro motivo ornamentale è costituito da stemmi graffiti, a volte fantasiosi. Di più semplice realizzazione era la ceramica invetriata in monocromia, prodotta in area emiliano-romagnola tra il XVI e il XVII secolo, spesso destinata a realizzare contenitori da cucina di grandi dimensioni, come il catino verde recuperato in scavo a Canossa. È presente anche un esemplare con decoro a ingobbio monocromo bianco associato a verde e giallo. Tra il vasellame di pregio si ricorda la ciotola carenata con decorazioni tipiche faentine come il motivo “a embricazioni” e “a calza”. L’impianto decorativo include un medaglione centrale con i simboli della Passione. La ciotola risponde ai canoni della tipologia ceramica faentina della fine del Quattrocento e inizi del secolo successivo. Tra il materiale metallico si segnala l’occhiello per chiusura di abito, fabbricato in lega di rame, databile tra il XVI e il XVII secolo. L’occhiello è formato da un anello collegato a un’appendice sagomata con forellini, funzionale alla cucitura. Occhielli e ganci simili erano usati per fermare la “gamurra” e sono ancora utilizzati oggi per capi di corsetteria. Dalle indagini archeologiche effettuate sulla sommità della rupe di Canossa provengono inoltre sette reperti monetali, databili tra la fine del XII secolo e i primi anni del XVII, provenienti da sei diverse zecche (Bologna, Ferrara, Milano, Pavia, Sabbioneta e Vicenza). Prevalgono i nominali in mistura e in rame di basso valore, affiancati da un solo grosso in argento. Nonostante la provenienza da contesti stratigrafici disturbati, i reperti offrono dati comunque utili per la determinazione della composizione del numerario circolante nel sito tra il tardo medioevo e la prima età moderna. In particolare, da questo punto di vista, emergono dinamiche di compresenza e interazione tra monete ascrivibili ad aree monetarie diverse, a testimonianza di una realtà economica composita e della crescente domanda di numerario spicciolo. I ritrovamenti integrano e ampliano il quadro delineato da precedenti studi, contribuendo alla ricostruzione delle vicende del complesso castellano di Canossa. La moneta più antica è un bolognino piccolo di Bologna, databile tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Al XIV secolo risalgono un grosso aquilino di Vicenza e un denaro ferrarese di Obizzo III d’Este. Le monete di Vicenza e Ferrara condividevano il medesimo sistema di conto, basato sullo standard veneto. L’epoca rinascimentale è rappresentata da un sesino di Filippo Maria Visconti, un denaro di Alfonso I d’Este e un sesino di Vespasiano Gonzaga. L’esemplare più recente è un quattrino milanese di Filippo III, databile al principio del XVII secolo.
Capurso, A., Losi, A., Filippini, E. (2026). Gli scavi del XXI secolo sulla sommità della rupe. Felina (RE) : NuovAppenino.
Gli scavi del XXI secolo sulla sommità della rupe
Filippini, Erica
2026
Abstract
Gli scavi eseguiti sulla sommità della rupe di Canossa nel 2009 e nel 2018-2019 hanno restituito una modesta quantità di ceramica, prevalentemente smaltata policroma e graffita. La ceramica comune da cucina è quasi completamente assente, probabilmente a causa della selezione del materiale operata nel corso degli scavi ottocenteschi, poiché la maggior parte del materiale recuperato proviene da riporti di terreno successivi a questo periodo. Un numero limitato di frammenti ceramici in maiolica arcaica proviene dal sondaggio 6 del 2009: questa classe ceramica è caratterizzata da smalto bianco e decorazioni in ramina e manganese e la sua produzione si fa comunemente risalire alla fine del XIII e l’inizio del XV secolo. La forma principale è costituita da boccali, con variazioni nel piede e nel corpo che si sviluppa diversamente nel corso del tempo, fornendo un utile confronto per la loro datazione. La ceramica graffita è tipica dell’età rinascimentale, i primi esemplari sono databili alla seconda metà del XIV secolo. Era prodotta in officine specializzate, ed è caratterizzata da un decoro inciso sulla superficie prima della cottura con una punta e in seguito colorata con ossidi metallici. Ad essa si affianca una produzione ceramica decorata a punta e stecca in monocromia bianca e verde. I motivi decorativi spesso imitano modelli orientali, come nodi gordiani e palmette. Altro motivo ornamentale è costituito da stemmi graffiti, a volte fantasiosi. Di più semplice realizzazione era la ceramica invetriata in monocromia, prodotta in area emiliano-romagnola tra il XVI e il XVII secolo, spesso destinata a realizzare contenitori da cucina di grandi dimensioni, come il catino verde recuperato in scavo a Canossa. È presente anche un esemplare con decoro a ingobbio monocromo bianco associato a verde e giallo. Tra il vasellame di pregio si ricorda la ciotola carenata con decorazioni tipiche faentine come il motivo “a embricazioni” e “a calza”. L’impianto decorativo include un medaglione centrale con i simboli della Passione. La ciotola risponde ai canoni della tipologia ceramica faentina della fine del Quattrocento e inizi del secolo successivo. Tra il materiale metallico si segnala l’occhiello per chiusura di abito, fabbricato in lega di rame, databile tra il XVI e il XVII secolo. L’occhiello è formato da un anello collegato a un’appendice sagomata con forellini, funzionale alla cucitura. Occhielli e ganci simili erano usati per fermare la “gamurra” e sono ancora utilizzati oggi per capi di corsetteria. Dalle indagini archeologiche effettuate sulla sommità della rupe di Canossa provengono inoltre sette reperti monetali, databili tra la fine del XII secolo e i primi anni del XVII, provenienti da sei diverse zecche (Bologna, Ferrara, Milano, Pavia, Sabbioneta e Vicenza). Prevalgono i nominali in mistura e in rame di basso valore, affiancati da un solo grosso in argento. Nonostante la provenienza da contesti stratigrafici disturbati, i reperti offrono dati comunque utili per la determinazione della composizione del numerario circolante nel sito tra il tardo medioevo e la prima età moderna. In particolare, da questo punto di vista, emergono dinamiche di compresenza e interazione tra monete ascrivibili ad aree monetarie diverse, a testimonianza di una realtà economica composita e della crescente domanda di numerario spicciolo. I ritrovamenti integrano e ampliano il quadro delineato da precedenti studi, contribuendo alla ricostruzione delle vicende del complesso castellano di Canossa. La moneta più antica è un bolognino piccolo di Bologna, databile tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo. Al XIV secolo risalgono un grosso aquilino di Vicenza e un denaro ferrarese di Obizzo III d’Este. Le monete di Vicenza e Ferrara condividevano il medesimo sistema di conto, basato sullo standard veneto. L’epoca rinascimentale è rappresentata da un sesino di Filippo Maria Visconti, un denaro di Alfonso I d’Este e un sesino di Vespasiano Gonzaga. L’esemplare più recente è un quattrino milanese di Filippo III, databile al principio del XVII secolo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



