Il contributo offre una panoramica sulle peculiarità e sulle principali opere del teatro medievale italiano, che si manifestò come fenomeno “diffuso” e multiforme. In primo luogo, attorno alla nozione stessa di teatro furono elaborate riflessioni toriche che, sull’esempio delle opere romane tardo-imperiali, diedero vita a una visione particolare dell’evento scenico. Si diffuse infatti l’idea che, in ambito teatrale, il rapporto fra testo scritto e azione dovesse risolversi a favore della performance, con una rigida separazione tra parola e gesti. Si prese inoltre a concepire il teatro come genere inferiore rispetto ad altri, e per di più da condannare per la sua immoralità: posizione, quest’ultima, sostenuta soprattutto dai pensatori cristiani. Ma anche grammatici e enciclopedisti contribuirono a distorcere la concezione del teatro, offendo definizioni di “commedia” e “tragedia” non del tutto esaustive, come avviene nella famosa Epistola a Cangrande della Scala. A livello pratico, la teatralità medievale si declinò soprattutto in due forme: gli spettacoli dei giullari e i drammi sacri. Il primo filone stimolò la nascita di una vera e propria letteratura giullaresca, ben rappresentata in Italia dal contrasto di Cielo d’Alcamo Rosa fresca aulentissima. A tale produzione si affiancarono anche i testi dei “goliardi” o clerici vagantes. Invece, in seno alla chiesa prese vita il teatro religioso: prima attraverso il dramma liturgico in latino, poi tramite il dramma sacro in volgare, che in Italia trovò espressione nella lauda drammatica (il cui più antico modello può essere rintracciato nel Pianto della Madonna di Iacopone da Todi) e nella sacra rappresentazione. D’altra parte, alcuni testi medievali rivelano alcune reminiscenze di drammaturgia classica, come Terenzio e il suo critico, la Cena Cypriani, il Querolus pseudo-plautino, i componimenti della religiosa Rosvita di Gandersheim, le “commedie elegiache” dei secoli XII e XIII (tra cui De uxore cerdonis di Iacopo da Benevento), il Mathematicus o Parricida di Bernardo Silvestre, gli anonimi Versi di Affra e Flavio e il componimento Due lavandaie presente nella Parisiana poetria Giovanni di Garlandia. La vera riscoperta del teatro latino avvenne però nel XIV secolo. In questo periodo, Lovato de’ Lovati e Albertino Mussato dedicarono approfonditi studi alle Tragedie di Seneca, e si manifestò un ampio fenomeno di esegesi incentrato su quest’opera e sulle Commedie di Terenzio. Le lecturae dei professori delle principali Università del tempo (Bologna e Padova) permisero a molti studenti – futuri rappresentanti dell’Umanesimo – di riappropriarsi degli scritti del teatro latino e di comprenderne strutture e contenuti. Tale fenomeno preparò dunque al teatro umanistico e rinascimentale, ispirandosi anche all’esempio di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, grandi lettori e interpreti di Seneca tragico, Terenzio e Plauto.
Fazion, S. (2026). Testualità e teatro nel Medioevo italiano. Introduzione. Bologna : Pàtron Editore.
Testualità e teatro nel Medioevo italiano. Introduzione
Sara Fazion
2026
Abstract
Il contributo offre una panoramica sulle peculiarità e sulle principali opere del teatro medievale italiano, che si manifestò come fenomeno “diffuso” e multiforme. In primo luogo, attorno alla nozione stessa di teatro furono elaborate riflessioni toriche che, sull’esempio delle opere romane tardo-imperiali, diedero vita a una visione particolare dell’evento scenico. Si diffuse infatti l’idea che, in ambito teatrale, il rapporto fra testo scritto e azione dovesse risolversi a favore della performance, con una rigida separazione tra parola e gesti. Si prese inoltre a concepire il teatro come genere inferiore rispetto ad altri, e per di più da condannare per la sua immoralità: posizione, quest’ultima, sostenuta soprattutto dai pensatori cristiani. Ma anche grammatici e enciclopedisti contribuirono a distorcere la concezione del teatro, offendo definizioni di “commedia” e “tragedia” non del tutto esaustive, come avviene nella famosa Epistola a Cangrande della Scala. A livello pratico, la teatralità medievale si declinò soprattutto in due forme: gli spettacoli dei giullari e i drammi sacri. Il primo filone stimolò la nascita di una vera e propria letteratura giullaresca, ben rappresentata in Italia dal contrasto di Cielo d’Alcamo Rosa fresca aulentissima. A tale produzione si affiancarono anche i testi dei “goliardi” o clerici vagantes. Invece, in seno alla chiesa prese vita il teatro religioso: prima attraverso il dramma liturgico in latino, poi tramite il dramma sacro in volgare, che in Italia trovò espressione nella lauda drammatica (il cui più antico modello può essere rintracciato nel Pianto della Madonna di Iacopone da Todi) e nella sacra rappresentazione. D’altra parte, alcuni testi medievali rivelano alcune reminiscenze di drammaturgia classica, come Terenzio e il suo critico, la Cena Cypriani, il Querolus pseudo-plautino, i componimenti della religiosa Rosvita di Gandersheim, le “commedie elegiache” dei secoli XII e XIII (tra cui De uxore cerdonis di Iacopo da Benevento), il Mathematicus o Parricida di Bernardo Silvestre, gli anonimi Versi di Affra e Flavio e il componimento Due lavandaie presente nella Parisiana poetria Giovanni di Garlandia. La vera riscoperta del teatro latino avvenne però nel XIV secolo. In questo periodo, Lovato de’ Lovati e Albertino Mussato dedicarono approfonditi studi alle Tragedie di Seneca, e si manifestò un ampio fenomeno di esegesi incentrato su quest’opera e sulle Commedie di Terenzio. Le lecturae dei professori delle principali Università del tempo (Bologna e Padova) permisero a molti studenti – futuri rappresentanti dell’Umanesimo – di riappropriarsi degli scritti del teatro latino e di comprenderne strutture e contenuti. Tale fenomeno preparò dunque al teatro umanistico e rinascimentale, ispirandosi anche all’esempio di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, grandi lettori e interpreti di Seneca tragico, Terenzio e Plauto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



