Per quanto riguarda i generi della finzione, la provincia italiana si è affacciata talvolta nello sceneggiato RAI, ma ha trovato forza evocativa soprattutto nel police procedural di fine anni Novanta e inizio anni Duemila, con storie di carabinieri, commissari e preti di provincia. A partire da “Il maresciallo Rocca” (Giorgio Capitani, Lodovico Gasparini, José María Sánchez, Fabio Jephcott, 1996-2005), questi eroi del quotidiano risolvono omicidi barcamenandosi tra rapporti famigliari, amicali e comunitari con più di una concessione alla commedia. Tuttavia, il personaggio del maresciallo Rocca non è il primo sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri protagonista di un giallo televisivo ambientato in provincia. Nei decenni in cui prevalevano ambientazioni urbane e internazionali, una via differente è percorsa da “I racconti del maresciallo” (Mario Landi, 1968) e “I racconti del maresciallo” (Giovanni Soldati, 1984), due sceneggiati basati sulle avventure del maresciallo Arnaudi scaturite dalla penna di Mario Soldati. Da questi adattamenti prende il via il nostro percorso, che, combinando l’analisi degli episodi con quella delle fonti a stampa e promozionali, arriva fino al Giovanni Rocca interpretato da Gigi Proietti. Bisogna prima di tutto constatare che i Carabinieri attraversano una fase di rinnovato sostegno popolare tra gli anni Ottanta e Novanta, a seguito delle lotte al terrorismo e alla mafia, ma la loro celebrazione si intreccia con elementi meno lusinghieri e di più lungo periodo. Questi protagonisti del paesaggio extraurbano sin dall’epoca post-unitaria sono spesso raccontati come figure comiche e sempliciotte, come testimoniato da innumerevoli barzellette: un’immagine di cui l’Arma stessa si appropria, ripulendola, ribaltandola di segno e presentandola come prova di umanità e tradizionale vicinanza alla gente comune. Infatti, nel loro ruolo di autorità di prossimità, marescialli come Arnaudi e Rocca esprimono una forte carica umanitaria, nonché una morale cristiana tesa al perdono e alla comprensione. Non a caso, la promozione e la critica hanno spesso enfatizzato il lato rassicurante di questa serialità, mettendo in secondo piano l’analisi della detection e del gesto criminale. Di conseguenza, minor attenzione è stata data alla provincia-nazione dei sentimenti negativi e a lungo repressi, dell’illegalità, dell’omertà e della violenza, anche se questo volto sinistro emerge vivido nei nostri casi di studio. Il nostro obiettivo, dunque, è quello di dare il giusto peso all’anima più oscura del Paese profondo, che insidia l’ordine e la quiete apparente degli idilli provinciali.
Guarneri, M., Marinello, M. (2026). Indagine sulla provincia televisiva: il Paese profondo dal maresciallo Arnaudi al maresciallo Rocca. Venezia : Marsilio.
Indagine sulla provincia televisiva: il Paese profondo dal maresciallo Arnaudi al maresciallo Rocca
Michael Guarneri;Matteo Marinello
2026
Abstract
Per quanto riguarda i generi della finzione, la provincia italiana si è affacciata talvolta nello sceneggiato RAI, ma ha trovato forza evocativa soprattutto nel police procedural di fine anni Novanta e inizio anni Duemila, con storie di carabinieri, commissari e preti di provincia. A partire da “Il maresciallo Rocca” (Giorgio Capitani, Lodovico Gasparini, José María Sánchez, Fabio Jephcott, 1996-2005), questi eroi del quotidiano risolvono omicidi barcamenandosi tra rapporti famigliari, amicali e comunitari con più di una concessione alla commedia. Tuttavia, il personaggio del maresciallo Rocca non è il primo sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri protagonista di un giallo televisivo ambientato in provincia. Nei decenni in cui prevalevano ambientazioni urbane e internazionali, una via differente è percorsa da “I racconti del maresciallo” (Mario Landi, 1968) e “I racconti del maresciallo” (Giovanni Soldati, 1984), due sceneggiati basati sulle avventure del maresciallo Arnaudi scaturite dalla penna di Mario Soldati. Da questi adattamenti prende il via il nostro percorso, che, combinando l’analisi degli episodi con quella delle fonti a stampa e promozionali, arriva fino al Giovanni Rocca interpretato da Gigi Proietti. Bisogna prima di tutto constatare che i Carabinieri attraversano una fase di rinnovato sostegno popolare tra gli anni Ottanta e Novanta, a seguito delle lotte al terrorismo e alla mafia, ma la loro celebrazione si intreccia con elementi meno lusinghieri e di più lungo periodo. Questi protagonisti del paesaggio extraurbano sin dall’epoca post-unitaria sono spesso raccontati come figure comiche e sempliciotte, come testimoniato da innumerevoli barzellette: un’immagine di cui l’Arma stessa si appropria, ripulendola, ribaltandola di segno e presentandola come prova di umanità e tradizionale vicinanza alla gente comune. Infatti, nel loro ruolo di autorità di prossimità, marescialli come Arnaudi e Rocca esprimono una forte carica umanitaria, nonché una morale cristiana tesa al perdono e alla comprensione. Non a caso, la promozione e la critica hanno spesso enfatizzato il lato rassicurante di questa serialità, mettendo in secondo piano l’analisi della detection e del gesto criminale. Di conseguenza, minor attenzione è stata data alla provincia-nazione dei sentimenti negativi e a lungo repressi, dell’illegalità, dell’omertà e della violenza, anche se questo volto sinistro emerge vivido nei nostri casi di studio. Il nostro obiettivo, dunque, è quello di dare il giusto peso all’anima più oscura del Paese profondo, che insidia l’ordine e la quiete apparente degli idilli provinciali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



