Nell’estate del 1990, l’Italia visse un’esperienza collettiva senza precedenti: per la seconda volta nella propria storia ospitava un Campionato del mondo di calcio e lo faceva con l’ambizione di mostrarsi al mondo come un Paese moderno, dinamico, capace di coniugare efficienza organizzativa, dinamismo economico e passione sportiva. Il Mondiale in casa si caricò fin dall’inizio di una valenza che andava ben oltre l’aspetto agonistico: rappresentava per molti il coronamento di un decennio in cui il calcio aveva assunto un ruolo sempre più centrale all’interno della società e nell’immaginario nazionale, ma anche uno strumento attraverso cui la politica cercava di consolidare il proprio ruolo e rilanciare l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. A otto anni dal trionfo di Spagna ’82, la Nazionale tornava a essere il fulcro dell’entusiasmo e del patriottismo popolare. Per i partiti al governo, invece, rappresentava una straordinaria occasione per rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero e rafforzare un sistema di potere logoro ma ancora apparentemente saldo. Le opere pubbliche, la copertura mediatica senza precedenti, la spettacolarizzazione dell’evento si inserivano in un disegno più ampio che puntava a fare di Italia ’90 un palcoscenico globale. All’interno di tale contesto il presente saggio si propone di analizzare attraverso una pluralità di fonti – dichiarazioni dei protagonisti, stampa, letteratura, musica – l’esperienza di Italia ’90 come un momento cruciale nella storia recente del Paese, in cui si intrecciarono – in modo tanto spettacolare quanto ambiguo – sport, economia, politica, società e televisione. L’obiettivo è in particolare quello di esplorare le aspettative che vi furono riposte, quale ruolo il Mondiale ebbe nel rafforzare una certa narrazione dell’identità nazionale e, infine, perché essa abbia rappresentato una sorta di spartiacque sul terreno sportivo, mediale e politico.
Brizzi, R. (2026). Italia '90: l'estate dell'illusione. Bologna : Il Mulino.
Italia '90: l'estate dell'illusione
Riccardo Brizzi
2026
Abstract
Nell’estate del 1990, l’Italia visse un’esperienza collettiva senza precedenti: per la seconda volta nella propria storia ospitava un Campionato del mondo di calcio e lo faceva con l’ambizione di mostrarsi al mondo come un Paese moderno, dinamico, capace di coniugare efficienza organizzativa, dinamismo economico e passione sportiva. Il Mondiale in casa si caricò fin dall’inizio di una valenza che andava ben oltre l’aspetto agonistico: rappresentava per molti il coronamento di un decennio in cui il calcio aveva assunto un ruolo sempre più centrale all’interno della società e nell’immaginario nazionale, ma anche uno strumento attraverso cui la politica cercava di consolidare il proprio ruolo e rilanciare l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. A otto anni dal trionfo di Spagna ’82, la Nazionale tornava a essere il fulcro dell’entusiasmo e del patriottismo popolare. Per i partiti al governo, invece, rappresentava una straordinaria occasione per rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero e rafforzare un sistema di potere logoro ma ancora apparentemente saldo. Le opere pubbliche, la copertura mediatica senza precedenti, la spettacolarizzazione dell’evento si inserivano in un disegno più ampio che puntava a fare di Italia ’90 un palcoscenico globale. All’interno di tale contesto il presente saggio si propone di analizzare attraverso una pluralità di fonti – dichiarazioni dei protagonisti, stampa, letteratura, musica – l’esperienza di Italia ’90 come un momento cruciale nella storia recente del Paese, in cui si intrecciarono – in modo tanto spettacolare quanto ambiguo – sport, economia, politica, società e televisione. L’obiettivo è in particolare quello di esplorare le aspettative che vi furono riposte, quale ruolo il Mondiale ebbe nel rafforzare una certa narrazione dell’identità nazionale e, infine, perché essa abbia rappresentato una sorta di spartiacque sul terreno sportivo, mediale e politico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



