Questo testo nasce all’interno delle attività di Eidola’s Hub, momento annuale di incontro e di scambio del centro studi Eidola. Materiality, Cognition and History of Religions, centro afferente al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. La ricerca si concentra sui fenomeni religiosi, istituzionali o secolari, in tutte le loro ricadute sociali e culturali, a partire dal dato materiale, dall’antichità alla contemporaneità, in una prospettiva storico-antropologica e storico-artistica comparativa, con particolare attenzione al dialogo con le scienze cognitive. A partire dalla storia del complesso architettonico di San Giovanni in Monte, sede del Dipartimento stesso e del centro studi, in questo primo numero della serie Eidola’s Hub, si è pensato di indagare e mettere in relazione le spazialità delle istituzioni totali monastiche e di quelle carcerarie attraverso alcune processualità storiche di casi specifici significativi e alcune concettualizzazioni. La storia plurimillenaria del complesso architettonico di San Giovanni in Monte, infatti, porta con sé stratificazioni architettoniche funzionali e di senso di particolare interesse in relazione alla dicotomia monastero/carcere. Rifunzionalizzato come spazio universitario negli anni ’90 del secolo scorso, San Giovanni in Monte individua nella fondazione dell’edificio conventuale, avviata a partire dal X secolo ad opera dell’ordine dei Canonici di San Vittore, la sua funzione principale e più duratura. La facies attuale, ripristinata in occasione dei restauri del secolo scorso, è quella raggiunta, dopo una lunga serie di interventi edilizi, nel 1543 su progetto dell’architetto bolognese Antonio Morandi, detto “il Terribilia”. Durante l’occupazione francese di Bologna e la conseguente abolizione degli ordini religiosi, il 10 marzo 1797, l’antico convento, che nel XVII secolo aveva ormai raggiunto il suo massimo splendore e la sua massima ampiezza, venne riutilizzato come carcere e sede di un tribunale criminale speciale, funzione mantenuta fino alla sua dismissione, il 10 dicembre 1985, con il trasferimento del penitenziario bolognese in località Dozza. Proprio a partire dalla duplice vicenda, funzionale e umana, di questo luogo cruciale per la storia di Bologna, cercheremo di esplicitare i processi di semantizzazione degli spazi in un’ottica di chiusura e di regolamentazione. (dall'Introduzione di Francesca Sbardella e Laura Pasquini)
Pasquini, L., Sbardella, F., Viscardi, G. (2026). Le forme della reclusione. Monasteri e carceri. Bologna : Alma Mater Studiorum - Università di Bologna Dipartimento di Storia Culture Civiltà / AMSActa di Alma- DL - University of Bologna Digital Library [10.6092/unibo/amsacta/8986].
Le forme della reclusione. Monasteri e carceri
Francesca Sbardella;Giuseppina Viscardi
2026
Abstract
Questo testo nasce all’interno delle attività di Eidola’s Hub, momento annuale di incontro e di scambio del centro studi Eidola. Materiality, Cognition and History of Religions, centro afferente al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. La ricerca si concentra sui fenomeni religiosi, istituzionali o secolari, in tutte le loro ricadute sociali e culturali, a partire dal dato materiale, dall’antichità alla contemporaneità, in una prospettiva storico-antropologica e storico-artistica comparativa, con particolare attenzione al dialogo con le scienze cognitive. A partire dalla storia del complesso architettonico di San Giovanni in Monte, sede del Dipartimento stesso e del centro studi, in questo primo numero della serie Eidola’s Hub, si è pensato di indagare e mettere in relazione le spazialità delle istituzioni totali monastiche e di quelle carcerarie attraverso alcune processualità storiche di casi specifici significativi e alcune concettualizzazioni. La storia plurimillenaria del complesso architettonico di San Giovanni in Monte, infatti, porta con sé stratificazioni architettoniche funzionali e di senso di particolare interesse in relazione alla dicotomia monastero/carcere. Rifunzionalizzato come spazio universitario negli anni ’90 del secolo scorso, San Giovanni in Monte individua nella fondazione dell’edificio conventuale, avviata a partire dal X secolo ad opera dell’ordine dei Canonici di San Vittore, la sua funzione principale e più duratura. La facies attuale, ripristinata in occasione dei restauri del secolo scorso, è quella raggiunta, dopo una lunga serie di interventi edilizi, nel 1543 su progetto dell’architetto bolognese Antonio Morandi, detto “il Terribilia”. Durante l’occupazione francese di Bologna e la conseguente abolizione degli ordini religiosi, il 10 marzo 1797, l’antico convento, che nel XVII secolo aveva ormai raggiunto il suo massimo splendore e la sua massima ampiezza, venne riutilizzato come carcere e sede di un tribunale criminale speciale, funzione mantenuta fino alla sua dismissione, il 10 dicembre 1985, con il trasferimento del penitenziario bolognese in località Dozza. Proprio a partire dalla duplice vicenda, funzionale e umana, di questo luogo cruciale per la storia di Bologna, cercheremo di esplicitare i processi di semantizzazione degli spazi in un’ottica di chiusura e di regolamentazione. (dall'Introduzione di Francesca Sbardella e Laura Pasquini)| File | Dimensione | Formato | |
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