Occupandosi di storia ambientale, troviamo conferma del filo rosso che lega spesso le domande che rivolgiamo al passato, cioè l’interesse verso particolari aspetti della storia, ai problemi e alle urgenze del presente. La storia dell’ambiente è disciplina relativamente giovane. Si è fatta strada negli studi storici tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, quando è diventato più stretto il rapporto tra politica e ambiente. Le prime opere storiografiche, in Italia come in tutta Europa, risalgono agli anni Novanta, alcune ricerche pionieristiche al decennio precedente, mentre negli Stati Uniti il maggiore consolidamento di questo filone di studi rimanda a un’esperienza non anteriore, comunque, agli anni Settanta. Una disciplina giovane, si diceva, tanto che, ad oggi, non disponiamo ancora di un’analisi sufficientemente esaustiva di come i partiti e le principali culture politiche italiane si siano confrontate con la questione ambientale. Questo è vero a livello nazionale e, ancora di più, a livello regionale. Ci si muove, quindi, in un campo di studi che è ancora in parte da dissodare, benché non manchino contributi importanti. L’Emilia-Romagna rappresenta un osservatorio di particolare interesse perché qui il Partito comunista, alla guida della Regione e di gran parte degli enti locali, pur scontando i ritardi che caratterizzarono tutte le organizzazioni di massa della sinistra su questi temi, sembrò muoversi più efficacemente che altrove. E lo fece con lo strumento politico-amministrativo della programmazione, che, applicato dal sistema delle autonomie, perdeva, o comunque limitava, i caratteri burocratici della pianificazione e dell’intervento pubblico “dall’alto” per articolarsi, invece, a livello territoriale, cercando la più ampia partecipazione degli attori sociali ai processi decisionali. E tuttavia, anche questo originale modello politico, che è stato definito come una sorta di «socialdemocrazia locale», non ha saputo resistere, tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, al declino dell’intervento pubblico e del governo del territorio. Ma qui si conserva, per così dire, una memoria ancora fresca di quello che sarebbe possibile fare per invertire la rotta.
De Maria, C. (2026). Introduzione. Storia dell’ambiente e public history. Bologna : Bologna University Press [10.30682/9791254778302].
Introduzione. Storia dell’ambiente e public history
Carlo De Maria
2026
Abstract
Occupandosi di storia ambientale, troviamo conferma del filo rosso che lega spesso le domande che rivolgiamo al passato, cioè l’interesse verso particolari aspetti della storia, ai problemi e alle urgenze del presente. La storia dell’ambiente è disciplina relativamente giovane. Si è fatta strada negli studi storici tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, quando è diventato più stretto il rapporto tra politica e ambiente. Le prime opere storiografiche, in Italia come in tutta Europa, risalgono agli anni Novanta, alcune ricerche pionieristiche al decennio precedente, mentre negli Stati Uniti il maggiore consolidamento di questo filone di studi rimanda a un’esperienza non anteriore, comunque, agli anni Settanta. Una disciplina giovane, si diceva, tanto che, ad oggi, non disponiamo ancora di un’analisi sufficientemente esaustiva di come i partiti e le principali culture politiche italiane si siano confrontate con la questione ambientale. Questo è vero a livello nazionale e, ancora di più, a livello regionale. Ci si muove, quindi, in un campo di studi che è ancora in parte da dissodare, benché non manchino contributi importanti. L’Emilia-Romagna rappresenta un osservatorio di particolare interesse perché qui il Partito comunista, alla guida della Regione e di gran parte degli enti locali, pur scontando i ritardi che caratterizzarono tutte le organizzazioni di massa della sinistra su questi temi, sembrò muoversi più efficacemente che altrove. E lo fece con lo strumento politico-amministrativo della programmazione, che, applicato dal sistema delle autonomie, perdeva, o comunque limitava, i caratteri burocratici della pianificazione e dell’intervento pubblico “dall’alto” per articolarsi, invece, a livello territoriale, cercando la più ampia partecipazione degli attori sociali ai processi decisionali. E tuttavia, anche questo originale modello politico, che è stato definito come una sorta di «socialdemocrazia locale», non ha saputo resistere, tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, al declino dell’intervento pubblico e del governo del territorio. Ma qui si conserva, per così dire, una memoria ancora fresca di quello che sarebbe possibile fare per invertire la rotta.| File | Dimensione | Formato | |
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