Pubblicato in tutto il mondo e vincitore di numerosi riconoscimenti letterari, tra i quali la Nils Holgersson Plaque (1988), l’Astrid Lindgren Prize (1993), il Deutsche Jugendliteraturpreis (1994), il Nordic Children’s Book Prize (1998) e il Premio Andersen (2018), l’autore svedese Ulf Gottfrid Stark (1944-2017) ha dato vita, nella sua vasta opera per bambini e ragazzi, a una ben definita rappresentazione dell’infanzia – vivace, coraggiosa, portentosa e filosofica, anche quando di fatto orfana e sola – che prende forma entro uno specifico contesto geografico e socio-culturale. I suoi personaggi bambini (e adolescenti, in Il paradiso dei matti) si muovono e fanno esperienza di incontri, scontri, avventure ed epifanie negli spazi precisi di un quartiere di Stoccolma, Stureby, luogo natale dello stesso autore. Qui, in questo microcosmo urbano (Hamelin 2024) che immancabilmente si estende alle periferie rurali per garantire fughe ben congegnate verso l’isola di Möja, Ulf, Percy, Simone e i loro amici giocano, errano, talvolta si perdono, rubano ciliegie nel bellissimo giardino di un burbero vicino, visitano i vecchietti della casa di riposo e ne osservano, quando capita, i carri funebri ben lucidati. Di storia in storia, si ripropongono luoghi ed elementi del paesaggio come la casa di riposo, la panetteria del giovane Adam (il ragazzo che volentieri dispensa deliziose girandole alla cannella), la casa e il giardino del vicino Gustavsson (alle volte Axelsson), le casette in legno rosso dell’arcipelago di Stoccolma e l’antica casa dei nonni, bianca e imponente sul paesaggio insulare del Mar Baltico, a sottolineare la presenza, attorno all’infanzia, di un territorio che si costituisce quale vera e propria rete di relazioni e di cura (Campagnaro 2024), capace di offrire a bambini e bambine un senso di appartenenza e di protezione che ne accoglie la curiositas (Grilli 2021) favorendone l’esplorazione e la scoperta – di sé, dell’altro da sé, del mondo. Intrecciando le lenti metodologiche del close reading (Brumett 2019; Lentricchia, DuBois 2003) e del paradigma indiziario (Ginzburg 1992; Faeti 2001) alla narratologia cognitiva basata sui cosiddetti approcci “4E” alla cognizione (Newen, De Bruin, Gallagher 2018), il presente contributo analizza due romanzi di Ulf Stark, Il paradiso dei matti (1984) e La grande fuga (2017), rispettivamente primo e ultimo capolavoro dell’autore svedese, al fine di mostrare come la sua opera narrativa abbia saputo creare una comunità educante inclusiva dai tratti universali, in grado di accogliere l’alterità bambina promuovendone la sperimentazione e costruzione identitaria, resa possibile dal confronto dialettico con altre età della vita (in primis con la vecchiaia) e con spazi vissuti di antica memoria.
Guerzoni, E. (2025). Giardini proibiti, isole del tesoro, nonni e girandole alla cannella. Territorio e comunità educanti nell’opera di Ulf Stark.
Giardini proibiti, isole del tesoro, nonni e girandole alla cannella. Territorio e comunità educanti nell’opera di Ulf Stark
Elena Guerzoni
2025
Abstract
Pubblicato in tutto il mondo e vincitore di numerosi riconoscimenti letterari, tra i quali la Nils Holgersson Plaque (1988), l’Astrid Lindgren Prize (1993), il Deutsche Jugendliteraturpreis (1994), il Nordic Children’s Book Prize (1998) e il Premio Andersen (2018), l’autore svedese Ulf Gottfrid Stark (1944-2017) ha dato vita, nella sua vasta opera per bambini e ragazzi, a una ben definita rappresentazione dell’infanzia – vivace, coraggiosa, portentosa e filosofica, anche quando di fatto orfana e sola – che prende forma entro uno specifico contesto geografico e socio-culturale. I suoi personaggi bambini (e adolescenti, in Il paradiso dei matti) si muovono e fanno esperienza di incontri, scontri, avventure ed epifanie negli spazi precisi di un quartiere di Stoccolma, Stureby, luogo natale dello stesso autore. Qui, in questo microcosmo urbano (Hamelin 2024) che immancabilmente si estende alle periferie rurali per garantire fughe ben congegnate verso l’isola di Möja, Ulf, Percy, Simone e i loro amici giocano, errano, talvolta si perdono, rubano ciliegie nel bellissimo giardino di un burbero vicino, visitano i vecchietti della casa di riposo e ne osservano, quando capita, i carri funebri ben lucidati. Di storia in storia, si ripropongono luoghi ed elementi del paesaggio come la casa di riposo, la panetteria del giovane Adam (il ragazzo che volentieri dispensa deliziose girandole alla cannella), la casa e il giardino del vicino Gustavsson (alle volte Axelsson), le casette in legno rosso dell’arcipelago di Stoccolma e l’antica casa dei nonni, bianca e imponente sul paesaggio insulare del Mar Baltico, a sottolineare la presenza, attorno all’infanzia, di un territorio che si costituisce quale vera e propria rete di relazioni e di cura (Campagnaro 2024), capace di offrire a bambini e bambine un senso di appartenenza e di protezione che ne accoglie la curiositas (Grilli 2021) favorendone l’esplorazione e la scoperta – di sé, dell’altro da sé, del mondo. Intrecciando le lenti metodologiche del close reading (Brumett 2019; Lentricchia, DuBois 2003) e del paradigma indiziario (Ginzburg 1992; Faeti 2001) alla narratologia cognitiva basata sui cosiddetti approcci “4E” alla cognizione (Newen, De Bruin, Gallagher 2018), il presente contributo analizza due romanzi di Ulf Stark, Il paradiso dei matti (1984) e La grande fuga (2017), rispettivamente primo e ultimo capolavoro dell’autore svedese, al fine di mostrare come la sua opera narrativa abbia saputo creare una comunità educante inclusiva dai tratti universali, in grado di accogliere l’alterità bambina promuovendone la sperimentazione e costruzione identitaria, resa possibile dal confronto dialettico con altre età della vita (in primis con la vecchiaia) e con spazi vissuti di antica memoria.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



