Riguardo le recenti tendenze turismo internazionale, molte osservazioni e interpretazioni passano dal concetto di globalizzazione. Riguardo al turismo, poi, la sua attualità può essere ancora maggiore che in altri settori. Non dimentichiamo che da più parti il turismo è indicato come “la più grande industria del mondo”, cioè come il settore che, nei prossimi anni, muoverà la maggiore quantità di persone e di beni. Anche la sociologia del turismo ha riflettuto molto sulle ultime tendenze del mercato, e sul rapporto tra di esse e la globalizzazione: tra i tanti contributi, mi limito a ricordare quello di Bauman, che paragona la condizione del turista attuale a quella di un vagabondo, e le implicazioni individuate da Michaud nel rapporto tra globalizzazione e turismo, con particolare attenzione alla ricaduta sui contesti locali. Tra queste ultime, sottolineo quella che mi pare la più coerente con il ragionamento che intendo sviluppare: l’ingresso di nuove località nel panorama turistico. Infatti, la globalizzazione ha portato alla ribalta turistica numerose località, sia in Europa che nel resto del mondo. Fino a pochi anni fa, tutte queste mete erano assenti o emarginate dai flussi turistici; oggi, sembrano trovare una propria collocazione, mettendo addirittura a rischio la supremazia di destinazioni più affermate. Negli ultimi anni, abbiamo potuto vedere almeno due strategie per cogliere le nuove opportunità del turismo internazionale: - proporre un turismo simile a quello delle località più rinomate, sfruttando la capacità di offrire lo stesso prodotto a prezzi più bassi. Può essere il caso di tante destinazioni sul Mar Rosso, oppure nel Sud-Est Asiatico; molte di queste hanno un turismo di tipo balneare, per molti aspetti simile a quello presente sul Mediterraneo, ma a costi decisamente competitivi; - valorizzare risorse di tipo diverso, più alternative e maggiormente legate alla capacità di vendere il proprio territorio; a questo riguardo, va ricordato “risulta evidente un passaggio da un turismo delle destinazioni ad un turismo delle motivazioni, con il risultato che non è più determinante solo il luogo di vacanza ma – e soprattutto – le attività che in quella determinata località possono svolgersi”. Tra gli esempi di questo tipo, svilupperò alcuni casi proprio dell’Emilia-Romagna, concentrandomi sulle province che si affacciano sulla riviera adriatica; in quest’area, che per decenni ha catalizzato l’attenzione del turismo italiano e internazionale, è stata particolarmente forte la minaccia di località più esotiche ed al tempo stesso più economiche. In Emilia-Romagna, quindi, la globalizzazione sembra influire sul turismo con due dinamiche differenti. Da un lato, la forte minaccia concorrenziale di località più “povere”, in grado di offrire prodotti interessanti a costi più bassi; dall’altro, il lancio di nuove proposte attraverso il recupero della dimensione locale come fattore d’attrazione. Insomma, ciò che è appetibile per il turista non è più solo la meta attrezzata o quella che fornisce sole e mare; nel nuovo contesto globale, anche destinazioni con altre specificità possono entrare nel mercato turistico e trovare una propria nicchia . Anche in una regione turistica come l’Emilia-Romagna, le località escluse dal mercato non erano affatto poche; pensiamo a tante aree dell’entroterra ferrarese, a tanti borghi dell’Appennino romagnolo, ma anche ad alcune località costiere che, per vari motivi, non erano mai riuscite ad affermarsi nel turismo balneare. È in questo quadro che, a mio avviso, si può parlare di “dilatazione” del territorio turistico: la regione interessata da questo fenomeno tende infatti ad allargarsi, e vede una costante crescita di rapporti ed alleanze sia tra le proprie località sia con quelle limitrofe. Se questo è vero, è altrettanto vero che questo mutamento apre nuove opportunità e nuove sfide, che coinvolgono sia gli imprenditori turistici che gli Enti locali. Insomma, pare che la globali...

Fascia costiera e aree interne nelle politiche locali

MANELLA, GABRIELE
2008

Abstract

Riguardo le recenti tendenze turismo internazionale, molte osservazioni e interpretazioni passano dal concetto di globalizzazione. Riguardo al turismo, poi, la sua attualità può essere ancora maggiore che in altri settori. Non dimentichiamo che da più parti il turismo è indicato come “la più grande industria del mondo”, cioè come il settore che, nei prossimi anni, muoverà la maggiore quantità di persone e di beni. Anche la sociologia del turismo ha riflettuto molto sulle ultime tendenze del mercato, e sul rapporto tra di esse e la globalizzazione: tra i tanti contributi, mi limito a ricordare quello di Bauman, che paragona la condizione del turista attuale a quella di un vagabondo, e le implicazioni individuate da Michaud nel rapporto tra globalizzazione e turismo, con particolare attenzione alla ricaduta sui contesti locali. Tra queste ultime, sottolineo quella che mi pare la più coerente con il ragionamento che intendo sviluppare: l’ingresso di nuove località nel panorama turistico. Infatti, la globalizzazione ha portato alla ribalta turistica numerose località, sia in Europa che nel resto del mondo. Fino a pochi anni fa, tutte queste mete erano assenti o emarginate dai flussi turistici; oggi, sembrano trovare una propria collocazione, mettendo addirittura a rischio la supremazia di destinazioni più affermate. Negli ultimi anni, abbiamo potuto vedere almeno due strategie per cogliere le nuove opportunità del turismo internazionale: - proporre un turismo simile a quello delle località più rinomate, sfruttando la capacità di offrire lo stesso prodotto a prezzi più bassi. Può essere il caso di tante destinazioni sul Mar Rosso, oppure nel Sud-Est Asiatico; molte di queste hanno un turismo di tipo balneare, per molti aspetti simile a quello presente sul Mediterraneo, ma a costi decisamente competitivi; - valorizzare risorse di tipo diverso, più alternative e maggiormente legate alla capacità di vendere il proprio territorio; a questo riguardo, va ricordato “risulta evidente un passaggio da un turismo delle destinazioni ad un turismo delle motivazioni, con il risultato che non è più determinante solo il luogo di vacanza ma – e soprattutto – le attività che in quella determinata località possono svolgersi”. Tra gli esempi di questo tipo, svilupperò alcuni casi proprio dell’Emilia-Romagna, concentrandomi sulle province che si affacciano sulla riviera adriatica; in quest’area, che per decenni ha catalizzato l’attenzione del turismo italiano e internazionale, è stata particolarmente forte la minaccia di località più esotiche ed al tempo stesso più economiche. In Emilia-Romagna, quindi, la globalizzazione sembra influire sul turismo con due dinamiche differenti. Da un lato, la forte minaccia concorrenziale di località più “povere”, in grado di offrire prodotti interessanti a costi più bassi; dall’altro, il lancio di nuove proposte attraverso il recupero della dimensione locale come fattore d’attrazione. Insomma, ciò che è appetibile per il turista non è più solo la meta attrezzata o quella che fornisce sole e mare; nel nuovo contesto globale, anche destinazioni con altre specificità possono entrare nel mercato turistico e trovare una propria nicchia . Anche in una regione turistica come l’Emilia-Romagna, le località escluse dal mercato non erano affatto poche; pensiamo a tante aree dell’entroterra ferrarese, a tanti borghi dell’Appennino romagnolo, ma anche ad alcune località costiere che, per vari motivi, non erano mai riuscite ad affermarsi nel turismo balneare. È in questo quadro che, a mio avviso, si può parlare di “dilatazione” del territorio turistico: la regione interessata da questo fenomeno tende infatti ad allargarsi, e vede una costante crescita di rapporti ed alleanze sia tra le proprie località sia con quelle limitrofe. Se questo è vero, è altrettanto vero che questo mutamento apre nuove opportunità e nuove sfide, che coinvolgono sia gli imprenditori turistici che gli Enti locali. Insomma, pare che la globali...
Spazio turistico e società globale
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G. Manella
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