Questo contributo propone un caso di studio empirico esplorativo sull'uso dell'applicazione di intelligenza artificiale Replika, analizzata attraverso una lente pedagogica (Fabbri, 2024). La ricerca trae origine dalla crescente necessità di elaborare approcci teorici e metodologici innovativi capaci di interpretare le dinamiche educative informali che si sviluppano nell'interazione quotidiana tra esseri umani e macchine. L’utilizzo di questi dispositivi per cercare supporto psicologico, conforto emotivo o semplice compagnia è in forte aumento; le macchine finiscono per configurare una relazione di cura totalmente simulata, sostituendosi silenziosamente alle tradizionali agenzie educative (Selwyn, 2012). L'indagine, condotta presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna, ha coinvolto futuri educatori ed educatrici socio culturali. Lavorando in coppia, i partecipanti hanno simulato condizioni di vulnerabilità psicosociale interagendo con il chatbot di Replika, programmato per offrire ascolto attivo ed empatia. Attraverso l'interpretazione qualitativa con approccio critico (Denzin, 2016) unita a un'osservazione critica delle interfacce digitali ispirata agli app studies (Didier et al., 2019), si è indagato quali posture educative emergano dal dialogo intimo tra utente e intelligenza artificiale. I risultati mettono in luce profonde criticità epistemologiche ed etiche. L’empatia cognitiva simulata e il ruolo valutativo compiacente e decontestualizzato che il chatbot assume nella relazione generano un inganno pedagogico inadatto a sostenere una genuina relazione educativa. Parallelamente, l'applicazione cela un pervasivo meccanismo estrattivo dietro la promessa di un ascolto attivo e non giudicante: la piattaforma raccoglie dati sensibili nell'intimità della conversazione, trasformando i vissuti emotivi in immediato valore economico e configurando un problematico intreccio biopolitico. Tale simulazione, oltretutto, rischia di favorire dipendenza tecnologica e isolamento sociale, confinando l'individuo in un ambiente autoreferenziale (Nehring et al., 2024) e gamificato che disincentiva l'accesso a reti di supporto reali. In sintesi, pur confermando l'alta valenza formativa di far analizzare questi dispositivi opachi a futuri professionisti, la ricerca, seppur nei limiti della sua natura esplorativa, conclude che l'impiego di agenti proprietari come sostituti relazionali non rappresenta una pratica pedagogicamente virtuosa, rendendo fondamentale promuovere una maggiore trasparenza e sicurezza delle piattaforma e applicazioni capaci di interagire con gli utenti nelle modalità presentate.

Astorri, G. (2026). L'impatto dell'AI generativa sulla relazione educativa. Il caso di studio su "Replika".

L'impatto dell'AI generativa sulla relazione educativa. Il caso di studio su "Replika"

Giacomo Astorri
2026

Abstract

Questo contributo propone un caso di studio empirico esplorativo sull'uso dell'applicazione di intelligenza artificiale Replika, analizzata attraverso una lente pedagogica (Fabbri, 2024). La ricerca trae origine dalla crescente necessità di elaborare approcci teorici e metodologici innovativi capaci di interpretare le dinamiche educative informali che si sviluppano nell'interazione quotidiana tra esseri umani e macchine. L’utilizzo di questi dispositivi per cercare supporto psicologico, conforto emotivo o semplice compagnia è in forte aumento; le macchine finiscono per configurare una relazione di cura totalmente simulata, sostituendosi silenziosamente alle tradizionali agenzie educative (Selwyn, 2012). L'indagine, condotta presso il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna, ha coinvolto futuri educatori ed educatrici socio culturali. Lavorando in coppia, i partecipanti hanno simulato condizioni di vulnerabilità psicosociale interagendo con il chatbot di Replika, programmato per offrire ascolto attivo ed empatia. Attraverso l'interpretazione qualitativa con approccio critico (Denzin, 2016) unita a un'osservazione critica delle interfacce digitali ispirata agli app studies (Didier et al., 2019), si è indagato quali posture educative emergano dal dialogo intimo tra utente e intelligenza artificiale. I risultati mettono in luce profonde criticità epistemologiche ed etiche. L’empatia cognitiva simulata e il ruolo valutativo compiacente e decontestualizzato che il chatbot assume nella relazione generano un inganno pedagogico inadatto a sostenere una genuina relazione educativa. Parallelamente, l'applicazione cela un pervasivo meccanismo estrattivo dietro la promessa di un ascolto attivo e non giudicante: la piattaforma raccoglie dati sensibili nell'intimità della conversazione, trasformando i vissuti emotivi in immediato valore economico e configurando un problematico intreccio biopolitico. Tale simulazione, oltretutto, rischia di favorire dipendenza tecnologica e isolamento sociale, confinando l'individuo in un ambiente autoreferenziale (Nehring et al., 2024) e gamificato che disincentiva l'accesso a reti di supporto reali. In sintesi, pur confermando l'alta valenza formativa di far analizzare questi dispositivi opachi a futuri professionisti, la ricerca, seppur nei limiti della sua natura esplorativa, conclude che l'impiego di agenti proprietari come sostituti relazionali non rappresenta una pratica pedagogicamente virtuosa, rendendo fondamentale promuovere una maggiore trasparenza e sicurezza delle piattaforma e applicazioni capaci di interagire con gli utenti nelle modalità presentate.
2026
LE SFIDE DELLA PEDAGOGIA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: CAMBIARE PROSPETTIVA PER CAMBIARE PARADIGMA Concezioni di cittadinanza, democrazia e partecipazione nei contesti educativi, formativi e scolastici
8
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Astorri, G. (2026). L'impatto dell'AI generativa sulla relazione educativa. Il caso di studio su "Replika".
Astorri, Giacomo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1064572
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