L’interpretazione dell’iconografia della Flagellazione di Piero della Francesca è dibattuta da lungo tempo e non ha trovato fino ad ora una risposta definitiva malgrado i numerosi tentativi. In questo saggio si associa la Flagellazione alla tavola detta di San Bernardino, ora a Brera, e alle tavolette dei Signori di Montefeltro, ora alla Galleria degli Uffizi di Firenze, ipotizzando che esse appartengano ad un'unica opera, realizzata da Piero per la meditazione di Federico da Montefeltro. L’ inedito e forse ardito accostamento pone l'insieme dei quattro dipinti sotto la stessa ottica e ne permette una definitiva interpretazione iconografica, come pure una datazione certa. Collocando l’insieme delle tavole nel loco sacro del Palazzo ducale di Urbino si scoprono coinvolgenti scenari di luce che danno una nuova visione dell’opera e della personalità di Piero della Francesca. Viene poi accostata alla Flagellazione la scritta presente sul fregio della cosiddetta cappellina del perdono e si scopre quale sia il tema dominante del dipinto: l’affermazione del primato dell’Imperatore Romano sulla Chiesa di Cristo, primato conferito da Dio stesso. Era proprio questo il tema principale in discussione nelle corti italiane di allora, tema filtrato attraverso la delega divina ad esercitare la giustizia. Risulta agevole identificare i personaggi ritratti nella la Madonna di Senigallia, ma, soprattutto, l’aver identificato nel personaggio di destra della Flagellazione Leon Battista Alberti e anche lo stesso Piero nel San Giovanni Battista della tavola di Brera, permette di riscoprire a Ferrara le molte cose celate negli affreschi dei mesi di Palazzo Schifanoia tanto da poterne proporre molte parti come opera di Piero e poterli considerare come gli affreschi ritenuti perduti dal Vasari. Le tesi sostenute offrono una nuova lettura di alcuni dipinti dell’epoca L’adorazione dei magi di Marco Carpiso, e permettono di dare significato alla tavola di Giusto De Gand detta la Comunione dei Santi come pure alla scritta sotterrata a Napoli nella parte esterna dell’abside della basilica di Santa Restituta. Si riportano in Appendice le scritte presenti nell’intorno del loco sacro e si identificano, attraverso una numerazione, i personaggi rappresentati nelle tavole principali.

Piero della Francesca: la soluzione dell'enigma della Flagellazione e il ritrovamento dell'affresco perduto

MOLARI, PIER GABRIELE
2010

Abstract

L’interpretazione dell’iconografia della Flagellazione di Piero della Francesca è dibattuta da lungo tempo e non ha trovato fino ad ora una risposta definitiva malgrado i numerosi tentativi. In questo saggio si associa la Flagellazione alla tavola detta di San Bernardino, ora a Brera, e alle tavolette dei Signori di Montefeltro, ora alla Galleria degli Uffizi di Firenze, ipotizzando che esse appartengano ad un'unica opera, realizzata da Piero per la meditazione di Federico da Montefeltro. L’ inedito e forse ardito accostamento pone l'insieme dei quattro dipinti sotto la stessa ottica e ne permette una definitiva interpretazione iconografica, come pure una datazione certa. Collocando l’insieme delle tavole nel loco sacro del Palazzo ducale di Urbino si scoprono coinvolgenti scenari di luce che danno una nuova visione dell’opera e della personalità di Piero della Francesca. Viene poi accostata alla Flagellazione la scritta presente sul fregio della cosiddetta cappellina del perdono e si scopre quale sia il tema dominante del dipinto: l’affermazione del primato dell’Imperatore Romano sulla Chiesa di Cristo, primato conferito da Dio stesso. Era proprio questo il tema principale in discussione nelle corti italiane di allora, tema filtrato attraverso la delega divina ad esercitare la giustizia. Risulta agevole identificare i personaggi ritratti nella la Madonna di Senigallia, ma, soprattutto, l’aver identificato nel personaggio di destra della Flagellazione Leon Battista Alberti e anche lo stesso Piero nel San Giovanni Battista della tavola di Brera, permette di riscoprire a Ferrara le molte cose celate negli affreschi dei mesi di Palazzo Schifanoia tanto da poterne proporre molte parti come opera di Piero e poterli considerare come gli affreschi ritenuti perduti dal Vasari. Le tesi sostenute offrono una nuova lettura di alcuni dipinti dell’epoca L’adorazione dei magi di Marco Carpiso, e permettono di dare significato alla tavola di Giusto De Gand detta la Comunione dei Santi come pure alla scritta sotterrata a Napoli nella parte esterna dell’abside della basilica di Santa Restituta. Si riportano in Appendice le scritte presenti nell’intorno del loco sacro e si identificano, attraverso una numerazione, i personaggi rappresentati nelle tavole principali.
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P.G. Molari
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