Il rapporto tra la Bibbia e l’agiografia mediolatina è complesso. Seguendo le proposte metodologiche di Marc Van Uytfanghe, si possono distinguere quattro modi di relazione: linguistica (la Bibbia è usata come fonte di espressione, come repertorio di frasi e immagini per esprimere sentimenti, specialmente in momenti di crisi personale o collettiva), narrativa (la Bibbia è usata come fonte di temi e luoghi comuni letterari, in particolare miracolistici e folklorici), ermeneutica (si stabiliscono parallelismi, similitudini o relazioni tipologiche tra fatti e personaggi biblici, neotestamentari e i loro corrispettivi contemporanei), ideologica (impieghi giustificativi della Bibbia in relazione alle problematiche del presente: si elaborano modelli di perfezione cristiana e programmi di vita personale). A partire da un’ampia casistica di testi, che vanno dal VI al XII secolo, si individua una svolta decisiva nell’età della riforma della Chiesa, tra XI e inizi XII secolo. In quest’epoca, infatti, matura negli agiografi un atteggiamento storiografico, nella ricerca delle fonti e nella conservazione delle parole pronunciate dal santo. Alcuni temi letterari si evolvono, come il pianto mistico e le stimmate, lette in senso realistico come forma di imitatio Christi. La tipologia diventa consapevole proiezione della profezia biblica nel tempo presente della Chiesa. Come chiavi di lettura problematiche si propongono il problema estetico della modellizzazione, tipica soprattutto dell’alto medioevo, contro l’emergere di varietà storiche e letterarie, e la coscienza teologica, in particolare cristologica, che sostanzia l’elaborazione letteraria dei modelli di santità.
Licciardello, P. (2026). La Bibbia nell’agiografia latina altomedievale. Spoleto : Fondazione CISAM.
La Bibbia nell’agiografia latina altomedievale
PIERLUIGI LICCIARDELLO
2026
Abstract
Il rapporto tra la Bibbia e l’agiografia mediolatina è complesso. Seguendo le proposte metodologiche di Marc Van Uytfanghe, si possono distinguere quattro modi di relazione: linguistica (la Bibbia è usata come fonte di espressione, come repertorio di frasi e immagini per esprimere sentimenti, specialmente in momenti di crisi personale o collettiva), narrativa (la Bibbia è usata come fonte di temi e luoghi comuni letterari, in particolare miracolistici e folklorici), ermeneutica (si stabiliscono parallelismi, similitudini o relazioni tipologiche tra fatti e personaggi biblici, neotestamentari e i loro corrispettivi contemporanei), ideologica (impieghi giustificativi della Bibbia in relazione alle problematiche del presente: si elaborano modelli di perfezione cristiana e programmi di vita personale). A partire da un’ampia casistica di testi, che vanno dal VI al XII secolo, si individua una svolta decisiva nell’età della riforma della Chiesa, tra XI e inizi XII secolo. In quest’epoca, infatti, matura negli agiografi un atteggiamento storiografico, nella ricerca delle fonti e nella conservazione delle parole pronunciate dal santo. Alcuni temi letterari si evolvono, come il pianto mistico e le stimmate, lette in senso realistico come forma di imitatio Christi. La tipologia diventa consapevole proiezione della profezia biblica nel tempo presente della Chiesa. Come chiavi di lettura problematiche si propongono il problema estetico della modellizzazione, tipica soprattutto dell’alto medioevo, contro l’emergere di varietà storiche e letterarie, e la coscienza teologica, in particolare cristologica, che sostanzia l’elaborazione letteraria dei modelli di santità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



